La storia dell’anno eccellente di Matteo Cotelli, 39 anni il prossimo 24 luglio, è una storia – probabilmente – iniziata prima del previsto. Nel senso che, assistente da anni (da Diana a Esposito, passando per Buscaglia fino a Magro e poi a Poeta) il bresciano, verosimilmente, sarebbe diventato prima o poi il capo allenatore della Germani.
Forse, almeno per lunghi mesi, era normale aspettarsi che la stagione «giusta» non sarebbe stata quella che si è appena conclusa. Il progetto legato a Peppe Poeta era in teoria più lungo. Poi sono accadute due cose. La sua Pallacanestro Brescia è andata... troppo bene, impressionando tutti e arrivando fino alla – prima mai raggiunta – finale scudetto. L’Olimpia Milano ha poi avuto bisogno di immaginare un dopo-Messina, che sarebbe tra l’altro diventato realtà ben prima del previsto.

Ecco quindi la soluzione interna in anticipo su quello che sarebbe comunque accaduto più avanti, con vantaggi e svantaggi per Cotelli, al debutto da head coach.
Lunga la lista dei «contro». Il trentottenne, da «rookie» della panchina, aveva a che fare con un gruppo di senatori. Non era scontato – per metterla giù in modo diretto – che tutti «gli dessero retta» come avevano fatto con Poeta, che molti atleti avevano invece conosciuto da giocatore e che veniva, comunque, da un biennio deluxe di apprendistato, da assistant coach tra Milano e Nazionale.
Altro problema: Cotelli ereditava una squadra con gerarchie e dinamiche ultra-chiare, con margini di manovra per inserire nuove idee relativamente ridotti. Sfida delle sfide: portarsi addosso l’eredità della stagione più esaltante di sempre.
I vantaggi? Il nuovo coach conosceva il gruppo, aveva a sua volta appreso tante cose da maestri molto diversi tra loro (basti pensare a Magro e Poeta, per certi versi agli antipodi), sapeva che c’era un piano maestro «tattico» già ben disegnato e che poteva essere seguito.
Mente brillante
Poeta, nel contesto di questi play off, ha definito l’ex collega una «mente brillante». Cotelli è ed è stato anche molto di più. È stato concreto, se è vero che la Germani – in un campionato comunque parzialmente «falsato» dalla scomparsa di Trapani (e dalla cancellazione di ogni gara giocata contro i siciliani) – ha chiuso per la prima volta la regular season al secondo posto. Non era mai accaduto.
Nel complesso, ha ottenuto il secondo miglior risultato di sempre nella post season. Se la performance migliore è stata l’anno precedente con il raggiungimento della finale, l’aver giocato le semifinali vincendo una gara della serie fa il paio con quanto realizzò il Basket Brescia Leonessa nel 2017-2018. Anche in quel caso si uscì al penultimo atto, contro Milano, vincendo una gara su quattro (in quel caso fu gara-1, ad Assago, stavolta è stata gara-2, al PalaLeonessa).
Più in generale, la Brescia di Cotelli ha raggiunto la finale di Supercoppa (vittoria in semi, ko all’ultimo atto), la semifinale di Coppa Italia (vittoria ai quarti, sconfitta il match successivo). In regular season ha ottenuto 21 successi a fronte di sette sconfitte.
Successi di gran pregio. Ad esempio, nella stagione regolare terminata il 10 maggio la Germani ha battuto due volte Milano, due volte la Reyer Venezia, due volte Trieste, due volte Trento... Non poco. Compreso tutto, compresi i play off, il debuttante chiude l’annata con 27 gare ufficiali vinte e 14 partite perse.
Lo ha fatto cercando, purtroppo con difficoltà anche legate alla cronica indisponibilità di Massinburg (per non parlare dell’infortunio rebus di Ivanovic...), di sviluppare leggermente il suddetto «piano maestro», anche sondando la possibilità di correre più in transizione. Ma, come si diceva, l’assenza endemica dell’esterno americano, che doveva essere una delle stelle, ha da un lato scombinato diversi piani e dall’altro costretto il coach a «spremere» un gruppo non numeroso, peraltro più vecchio di un anno.
Cotelli è comunque riuscito a «sviluppare» Mobio, mentre invece – forse – gli esperimenti per rendere Rivers un giocatore più a tutto tondo sono andati meno bene. Poco conta.
Tra le varie cose, ha dovuto gestire il finale della stagione tra le fatiche della fine di un ciclo e voci non del tutto rassicuranti, girate circa il futuro del club. Complimenti a lui.




