Storie

Antonio Spada: «Vi racconto la mia vita nel castello di Bagnolo»

Il finanziere bresciano, che ora vive in Thailandia, acquistò Castello Avogadro negli anni Settanta: ora che è in vendita, ripercorre la storia della dimora e della sua grande collezione d’arte
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Antonio Bendetto Spada
Antonio Bendetto Spada

Tra i suoi antenati c’è l'architetto Rodolfo Vantini (la vedova sposò suo nonno). Ha vissuto in un castello. È stato ambasciatore italiano dell’Ordine di Malta alle Seychelles, consigliere del Credito agrario bresciano, finanziere, grande collezionista d’arte contemporanea. E ora si è trasferito in Thailandia. Non solo per ragioni naturalistiche: «La cultura qui è molto complessa, la sto studiando». Il castellano si chiama Antonio Benedetto Spada ed è il proprietario di Castello Avogadro Spada, la dimora rinascimentale che in questo momento si trova in vendita. Che lui, negli anni Settanta, comprò in quattro e quattr’otto e per due metaforici soldi, come ci racconta in questa intervista.

Antonio, quando decise di acquistare il castello?

Ero a una riunione del consiglio del Credito agrario bresciano e avevo di fronte Piero Muchetti. Gli chiesi: «Tu che conosci le famiglie nobili, sai di qualcuno che abbia una bella residenza in campagna in vendita?». Mi rispose: «Ci sarebbe il castello di Bagnolo». Io non lo conoscevo. Mi disse: «Sta praticamente crollando e i proprietari sperano che cada, così potranno valorizzare i terreni». Conosceva i proprietari e così li incontrai quella stessa sera. Si trattava del farmacista del paese. Parlammo del castello e andammo a vederlo. C’era un temporale tremendo. Vidi l’esterno e il salone illuminati soltanto dai lampi. Decisi di comprarlo. Discutemmo il prezzo, che secondo me era bassissimo rispetto al suo valore, se pensiamo che era già dichiarato monumento nazionale: 43 milioni di lire. Avevo già preparato il contratto preliminare, lasciando in bianco solo la cifra. Firmammo lì. Non lo dissi nemmeno a mia moglie e ai miei figli.

Gli esterni di Castello Avogadro Spada
Fotogallery
3 foto
Gli esterni di Castello Avogadro Spada

E quando glielo disse?

Eravamo in biblioteca: aprii l’Enciclopedia bresciana alla voce dedicata al castello, glielo mostrai e dissi: «Vi accompagno». Mio padre era ingegnere, così come mio cognato Franzeni. Lo videro e mi dissero che ero folle, che era irrecuperabile. Risposi: «Fuori dai piedi. Ci vediamo tra un anno all’inaugurazione. Non solo l’avrò ristrutturato, ma anche arredato». E così fu.

Che anni erano?

La fine dei Settanta. Mi rivolsi anche al sovrintendente Lionello Costanzo Fattori, che stava a Milano ed era responsabile di tutta la Lombardia. Era molto severo, ma eravamo amici. Gli portai il primo progetto di restauro. Lo guardò, conosceva benissimo il castello, e mi chiese: «Chi seguirà i lavori?». Risposi: «Io! Verrò qui due ore tutti i giorni». Si fidò. Venne anche lui all’inaugurazione. Tutti rimasero di stucco, arrivò anche il conte Fausto Lechi, che aveva scritto moltissimo sulle dimore storiche bresciane: pianse dalla commozione quando vide il risultato.

All’interno del castello aveva anche un’enorme e notevole collezione d’arte...

Per vent’anni mi occupai esclusivamente di arte moderna. Dicevano che fosse la più bella collezione d’Italia.

Castello Avogadro Spada negli anni Ottanta
Fotogallery
11 foto
Castello Avogadro Spada negli anni Ottanta

Quali erano gli artisti che preferiva?

Era una collezione di respiro internazionale. Jackson Pollock, Robert Rauschenberg, Pablo Picasso, Andy Warhol. Di ognuno avevo capolavori, non piccole opere C’era la Scuola di Parigi, avevo davvero di tutto. Gli italiani ammessi erano pochissimi: Lucio Fontana, Alberto Burri e Piero Manzoni.

E Guglielmo Achille Cavellini?

Era un mio carissimo amico (sorride), mi faceva morire dal ridere e ogni tanto mi infilava anche nelle sue opere postali. Grande collezionista, ma come pittore valeva poco, gliel’ho sempre detto. Sono sempre stato molto vicino anche agli artisti giovani. Jannis Kounellis, quando lo conobbi, era un ragazzo. Gli davo centomila lire per mangiare. Comprai una trentina di tele gigantesche: aveva usato delle lenzuola che erano il corredo di sua moglie, perché non aveva nemmeno i soldi per comprarle. Le tenni arrotolate nella camera di mia figlia Alessandra per anni.

C’era anche arte cinetica.

Sì, Getulio Alviani, con le sue superfici di alluminio, e Jesús Rafael Soto.

Gli artisti venivano al castello?

Sì, venivano da me oppure andavo io a trovarli, perché volevo conoscerli personalmente. Salvo per esempio visse a Bagnolo per tre mesi insieme alla moglie e ai bambini. Dipingeva lì e io ogni tanto lo osservavo lavorare. Posso dirle una cosa?

Certo.

In tutta la mia vita da collezionista non ho mai comprato un falso. Cavellini aveva i garage pieni.

Antonio Benedetto Spada - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Antonio Benedetto Spada - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Ora che il castello è in vendita, prova nostalgia?

Ma no. La decisione è stata dei miei nipoti. Sono sei anni che non ci abita più nessuno e mantenerlo è molto difficile. Oggi i giovani preferiscono case più semplici. E poi non penso di tornare a vivere in Europa: qui sto bene. Mi occupo della cultura thailandese, che è molto complessa.

A proposito: com’era gestire una dimora del genere?

Avevamo due persone fisse, una donna e un uomo, che faceva anche l’autista. Poi c’erano due o tre giardinieri. Mia moglie aveva una passione enorme per il giardino. Lei amava l’esterno, io l’interno.

Anche le vostre feste erano famosissime, in particolare quella di Sant’Antonio una volta all’anno...

Erano mitiche. Nel salone apparecchiavamo dodici tavoli rotondi per un centinaio di persone. Tutto il cibo, dagli antipasti ai sei o sette primi, fino ai secondi (una ventina), lo preparava mia moglie. Lavorava un mese e mezzo, cucinando e congelando. Alla fine lo annunciava con orgoglio agli ospiti. Era straordinaria.

Le memorabili feste di Sant'Antonio al Castello Avogadro Spada
Fotogallery
10 foto
Le memorabili feste di Sant'Antonio al Castello Avogadro Spada

Chi partecipava?

Amici, ma anche persone molto importanti: membri di famiglie reali, ministri...

Torna mai a Brescia?

No. Mi mette tristezza. Tutti i negozi che conoscevo hanno chiuso, gli amici sono morti. Che cosa ci farei?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Cosmo 2050 - Speciale eclissi di agostoCosmo 2050 - Speciale eclissi di agosto

Dove, a che ora e in che modo seguire i due grandi appuntamenti estivi.

SCOPRI DI PIÙ
Impara l’inglese in un meseImpara l’inglese in un mese

La nuova edizione in cinque volumi è in edicola con il GdB ogni giovedì fino al 20 agosto

SCOPRI DI PIÙ