Nel settembre del 1982 finì sulla copertina di AD: in quel periodo il castello rinascimentale era diventato quasi una galleria d’arte, con decine di quadri e sculture contemporanee. Oggi, invece, è tornato alla classicità più tradizionale. E ora è in vendita. «Una proprietà unica, ideale come residenza privata di rappresentanza, dimora per eventi esclusivi o sede istituzionale di respiro internazionale»: così viene presentato il Castello Avogadro Spada di Bagnolo Mella sul sito di Italy Sotheby’s International Realty – l’agenzia che rappresenta la famiglia proprietaria – e sui principali portali di compravendita immobiliare. Saloni, soffitti a cassettoni, ponte levatoio: l’edificio ha tutto ciò che ci si aspetta da un castello rinascimentale. Ma l’atmosfera è sorprendentemente accogliente e familiare, così come la sua storia.
Il castello
Nato nel Cinquecento per volontà del condottiero Camillo Avogadro, il castello sorge sulle rovine di una precedente fortificazione risalente al Mille, dove, secondo la tradizione, avrebbe soggiornato anche Federico Barbarossa.

L’edificio è attribuito a Michele Sanmicheli. La sua architettura rinascimentale si fonda su una rigorosa ricerca della simmetria: una pianta a cubo perfetto e, al centro, un imponente salone d’onore a tutta altezza, completamente affrescato, attorno al quale si sviluppano gli ambienti della dimora. Il ciclo pittorico, tra i meglio conservati del XVI secolo, racconta le imprese del committente attraverso immagini realizzate dagli artisti che accompagnavano i condottieri nelle campagne militari, documentandone le vittorie.
La straordinaria conservazione degli affreschi è legata anche a una vicenda singolare. Nell’Ottocento, quando il castello fu adibito a ospedale militare, parte delle pareti venne ricoperta con blu di metilene per motivi igienico-sanitari. Quello strato finì inconsapevolmente per proteggere le decorazioni sottostanti.
L’epoca moderna
L’ultimo passaggio di proprietà era avvenuto nei primi Settanta del Novecento, quando il castello era di proprietà del dottor Aurelio Soldi, il farmacista di Bagnolo Mella, che prima di metterlo in vendita lo propose anche al Comune, che però non poteva farsi carico della spesa. Soprattutto – a spiegarlo è l’ingegner Antonio Cominelli, nipote di Soldi – perché in quel periodo il palazzo era decisamente diverso da com’è ora. «Mio zio vendeva i polli nel salone, venivano anche dalla base aeronautica di Ghedi per acquistarli. Dove oggi c’è la piscina, c’erano due o tre capannoni. Fortunatamente il castello fu acquistato dalla famiglia Spada: il dottor Antonio Benedetto Spada lo ristrutturò e restaurò in maniera illuminata, come poche persone al mondo avrebbero saputo (e potuto) fare. Mio padre, che era geometra, seguì i lavori insieme alla Sovrintendenza».
Spada – finanziere bresciano che lavorò per Ciga, Valtur, Wührer e per il Credito agrario bresciano, tra gli altri, oltre che ambasciatore italiano dell’Ordine di Malta alle Seychelles – avviò dunque un lungo restauro conservativo con l’obiettivo di trasformarlo nella residenza di famiglia senza alterarne l’identità rinascimentale. Fu così che nei Settanta, Ottanta e Novanta il castello un luogo d’incontro per il mondo dell’impresa, della cultura e dell’arte: tra gli ospiti figuravano Karim Aga Khan, Cesare Romiti, Orazio Bagnasco, Camillo De Benedetti e Raul Gardini, e molto celebre era la cena di Sant’Antonio, appuntamento annuale che riuniva circa cento invitati nel salone d’onore, organizzato con estrema cura dalla famiglia Spada. Tra le famiglie bresciane che partecipavano abitualmente a questi incontri figuravano i Calini, Rampinelli, Beretta, Ferrettini, Lucchini, Berlucchi, i cugini Carpani Glisenti, Gnutti, i cugini Belli, Ambrosioni, i cugini Soncini, Secchi Villa, Ranzanici, Caprioli, Lechi e Bettoni, Minini…

L’arte contemporanea
La passione di Antonio Benedetto Spada per l’arte contribuì inoltre a trasformare il castello in un punto di riferimento per il collezionismo e la scena artistica contemporanea. Vi soggiornarono e si incontrarono artisti come Alberto Burri, Lucio Fontana, Cy Twombly, Michelangelo Pistoletto, Christo, Jannis Kounellis, Salvo e Giulio Paolini, insieme a critici d’arte quali Achille Bonito Oliva, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi e Giancarlo Politi. Proprio Salvo realizzò qui le opere del celebre «Ciclo di Bagnolo».

Nel corso degli anni il castello ha accolto anche esponenti di numerose famiglie reali europee: Michele di Romania, Vittorio Emanuele di Savoia, Ferdinando e Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Simeone di Bulgaria, Dom Duarte de Bragança del Portogallo, oltre ai principi Torlonia, Borromeo e Lillio Ruspoli. Era insomma uno dei salotti culturali più esclusivi del territorio bresciano. «Ma era anche, semplicemente, la nostra casa di famiglia». A parlare è Tancredi Pisa Simonini Spada, nipote di Antonio Benedetto e di Maria Teresa Spada.
Le ragioni della vendita
«Nonna è mancata l’anno scorso, nonno vive per buona parte dell’anno in Thailandia: la gestione della casa è diventata difficoltosa, anche perché io e i miei fratelli abbiamo interessi lavorativi in Brasile. Ecco perché abbiamo deciso di vendere. Di certo è un dispiacere: prima di essere un castello è una casa in cui siamo cresciuti. Non è il classico palazzo con cinquanta stanze: ha nove camere da letto e quattro bagni. Ci ho trascorso moltissimo tempo durante la mia adolescenza».
Sulle cifre c’è il massimo riserbo, la trattativa è riservata. «Dico solo che è una cifra importante perché è una casa importante. La sua qualità è il lato storico. È originale del Cinquecento, una rarità. Esistono altri edifici di questo tipo, ma sono stati in gran parte ricostruiti, mentre questo conserva ancora l’intonaco originale. Il salone è stato definito da Sgarbi uno dei più belli della Lombardia. È da svenire», sorride.
La destinazione ancora non si conosce, ma potrebbe non essere esclusivamente residenziale. «I vincoli di Sovrintendenza ci sono, essendo monumento nazionale dall’Ottocento. Mio nonno fece estendere il vincolo anche al parco e al cascinale. Ma è tutto in ordine: la casa è pronta, era vissuta fino a un anno fa. Secondo me potrebbe adattarsi a due situazioni: una famiglia che vuole una casa importante, di rappresentanza; oppure progetto imprenditoriale, per esempio un hotel o una location per eventi. Nel mio cuore preferirei una famiglia, per i ricordi e l’affetto. E perché è una casa molto vivibile. Le feste dei nonni erano memorabili».




