Storie

Alejnikov, il «sergente russo» che 35 anni fa gelò il Rigamonti con 2 gol

Era il 9 settembre del 1991, il Brescia di Lucescu perse 2-1 contro il Lecce, per il centrocampista ex Juve furono le uniche reti nelle due stagioni in Salento. Ma le rondinelle da quel ko costruirono la promozione in A
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

La pagina del Giornale di Brescia datata 9 settembre 1991 che racconta del ko del Brescia e della doppietta di Alejnikov - © www.giornaledibrescia.it
La pagina del Giornale di Brescia datata 9 settembre 1991 che racconta del ko del Brescia e della doppietta di Alejnikov - © www.giornaledibrescia.it

Sergej Alejnikov. Se avete passato gli «anta», o se il calcio è una delle vostre malattie a prescindere dall’età, questo nome vi dirà sicuramente qualcosa. Altrimenti chi sia stato questo tenente dell’esercito russo e centrocampista bielorusso degli anni Novanta e perché sia legato a doppio filo alla storia del Brescia Calcio lo potete scoprire qui.

Dal freddo dell’Est a quello di Torino

Alejnikov nasce a Minsk nel 1961 ed è nella Dinamo, squadra della città, che si mette in mostra. Nel 1989 la Juventus, che in rosa ha già Zavarov, lo prende per rinforzare il centrocampo.

Zoff punta su di lui, i tifosi meno, visto che per il suo passo decisamente compassato viene soprannominato «Alentikov». Altro che Zar... Porta comunque a casa una Coppa Italia e una Coppa Uefa, 50 presenze e tre gol (non decisivi); così quando alla Juventus decidono per il cambio di filosofia calcistica con l’ingaggio di Gigi Maifredi, il buon Alejnikov viene messo alla porta. Lui ci resta male, la tifoseria applaude. E qui entrano in gioco il Lecce e il Brescia.

Mare profumo di mare

I salentini lo prendono per il campionato di serie A ’90-’91: mette insieme 29 presenze, la casella dei gol sta a zero, i giallorossi sprofondano in B. Il tecnico Bigon però lo vuole e così Sergej rimane in Puglia, a Lecce. Lui è contento, l’ambiente gli piace, tanto è vero che quella diventa la sua terra anche quando il calcio è solo passione e non più vita. Ma prendere il posto nel cuore dei tifosi del «Re di Lecce» Beto Barbas è molto difficile.

Nel destino delle rondinelle ci entra l’8 settembre 1991, 35 anni fa insomma, in una domenica calda come i giorni che stiamo vivendo oggi e un Rigamonti che conta 15mila spettatori.

«Alejnikov chi?»

Il Brescia è definitivamente e saldamente nelle mani di Gino Corioni, il quale porta in panchina Mircea Lucescu e, col senno di poi, dà vita ad una delle stagioni più esaltanti della storia biancazzurra.

Siamo alla seconda giornata di serie B e le rondinelle sono reduci dal pari (1-1) a Palermo. C’è attesa in città e lo stadio è bello pieno. «Ma Alejnikov chi? Chél della Juve?», si chiedono i tifosi del Brescia ridendo, vedendo l’uomo coi baffi entrare in campo.

E lui ci mette un minuto e 35 secondi a rispondere: si avventa sulla ribattuta di Vettore e porta in vantaggio il Lecce. Così, subito. Il Brescia pareggia con Saurini poco dopo, ma sei minuti prima dell’intervallo, è ancora il «sergente» a portare in vantaggio il Lecce. Tiro sotto l’incrocio da 25 metri, «uno dei tre gol più belli della mia carriera», dirà anni dopo. «Eco, el spetaa de rià ché a fare el fenomeno», il commento tra il primo e il secondo tempo di quelli che ridevano, mentre il Caffè Borghetti scende in gola come fosse bibita ghiacciata.

Dall’inciampo alla gloria (biancazzurra)

Il Brescia nella ripresa assedia l’area salentina, Battara para pure le mosche e i biancazzurri sono sconfitti. Il pubblico fischia. Sarà però quasi un unicum: le rondinelle perderanno una sola partita in casa (quella), tre in tutto il torneo (le altre due in trasferta a Bologna e Cosenza). L’inciampo del Rigamonti diventa trampolino per una stagione trionfale: il gruppo di Lucescu domina la serie B e viene promosso da primo in classifica con 49 punti. Il Lecce chiude decimo e saluta Alejnikov, che per consolarsi vola in Giappone per intascare uno stipendio considerevole. Lascia il Salento dopo due stagioni, 59 presenze e due gol. Al Rigamonti. Unica doppietta della sua vita nel calcio di alto livello. Quella che paradossalmente fece anche la fortuna del Brescia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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