Calcio

Si può amare una squadra? Con il Brescia di Mircea Lucescu accadde

Gianluca Magro
La stagione 1991/1992 con la promozione dalla serie B alla serie A fu per molti una vera e propria epifania del calcio spettacolo
La festa al Rigamonti per la promozione in serie A: Mircea Lucescu insieme ai tifosi del Brescia - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it
La festa al Rigamonti per la promozione in serie A: Mircea Lucescu insieme ai tifosi del Brescia - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it
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Ogni generazione ha il suo Brescia. Per molti nati negli anni Settanta come me, quel Brescia è targato Mircea Lucescu.

Stagione 1991/1992, una serie B vinta meritatamente, un calcio totale al Rigamonti come in trasferta. Giocatori forti, fortissimi, ma che sotto la guida del romeno divennero imbattibili.

Ricordi

C’era la coda due ore prima allo stadio per entrare in Nord (e lo sponsor Cab permise di fare l’abbonamento pagandolo a rate, manna dal cielo per un quasi ventenne), tanta era la voglia di vedere la partita. Che spesso, molto spesso, era chiusa dopo 10/20 minuti. Nel baseball metà delle sfide a Mompiano sarebbero state interrotte per manifesta superiorità.

Il tutto nasceva dagli allenamenti a Campo Marte, frequentati quasi quanto i match di campionato: palla sempre tra i piedi, dal primo all’ultimo minuto. «Ma i còr mia», il commento all’inizio dei più attempati. Poi capirono. Ed esultarono. Per quel Brescia, uno dei più belli di sempre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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