Il Brescia di Cellino è fallito: addio a una storia ultra centenaria

Nel giorno del 70esimo compleanno, l’imprenditore sardo incassa dal tribunale una sentenza amara, anche per la città
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Un giorno storico: la vittoria dell'Anglo-italiana a Wembley nel 1994  © www.giornaledibrescia.it
Un giorno storico: la vittoria dell'Anglo-italiana a Wembley nel 1994 © www.giornaledibrescia.it

Chissà se nella folle scaramanzia di Massimo Cellino il 28 prenderà il posto del 17. Di certo c’è che per il 70esimo compleanno – 28 luglio appunto – l’imprenditore sardo ha ricevuto un regalo che non avrebbe mai voluto. Mittente il tribunale che ha firmato il fallimento del Brescia calcio. O «liquidazione giudiziale» per dirla con un tecnicismo che non cambia la sostanza.

Si chiude così, davanti a un giudice e non su un campo da calcio una storia iniziata nel 1911 e lunga 115 anni. Ma nessuno può parlare di sorpresa. Di fatto il paziente era terminale da un anno e ieri è stato celebrato il funerale tutt’altro che inaspettato. Il collegio della Sezione Procedure concorsuali ha nominato giudice delegato Alessandro Pernigotto e curatore Luigi Meleleo, che da oggi avrà il compito di gestire la procedura e il patrimonio della società. Tra i creditori indicati figurano l’avvocato Mattia Grassani e il Comune di Brescia, ma la lista si allungherà. Quello depositato ieri è l’atto finale di un declino che – nonostante paurosi scossoni – sembrava impensabile soltanto pochi anni fa.

Eredità svanita

Il Brescia di Baggio, Guardiola, Pirlo, Hagi, Hubner e Caracciolo, di Gei, Lucescu e Pasinato, di Corioni e Mazzone, di Saleri e Simoni, della Coppa Anglo italiana vinta nel 1994, non esiste più.

Resta il ricordo delle domeniche al Rigamonti, delle promozioni, delle salvezze sofferte e di un legame che per generazioni – nonostante non ci sia mai stato un amore viscerale per il club come in altre piazze – ha unito una città e la sua provincia.

Il giocatore simbolo del vecchio Brescia: Roberto Baggio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il giocatore simbolo del vecchio Brescia: Roberto Baggio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Ultima reggenza

La gestione di Massimo Cellino, iniziata nel 2017 tra entusiasmo e grandi aspettative, si chiude con il peggior epilogo possibile. L’unico acuto rimane la promozione in Serie A del 2019. Il rapporto con Brescia – mai davvero sbocciato perché mai Cellino è stato amato dalla piazza e dalle istituzioni, anche perché ha fatto di tutto per non farsi amare – si è progressivamente incrinato, fino a diventare uno scontro permanente con tifosi, politica e parte del tessuto economico cittadino.

La crisi è esplosa definitivamente un anno fa con la vicenda dei crediti d’imposta inesistenti, i mancati pagamenti dei contributi, la penalizzazione che ha riscritto la classifica della serie B, la retrocessione, la mancata iscrizione al campionato e infine la richiesta di liquidazione giudiziale. Solo un mese fa Cellino aveva riattivato la storica matricola iscrivendo il club ai campionati giovanili. Tutto per poter continuare ad incassare i crediti relativi ai trasferimenti di Sandro Tonali e provare a garantire la prosecuzione aziendale, unica strada per tentare di evitare il crac chiesto dal pm Iacopo Berardi della Procura.

Con i giudici

Ma anche con i giudici Cellino pare aver giocato la stessa partita di sempre, come quando si sedeva al tavolo con i colleghi presidenti per il calciomercato o quando trattava con gli allenatori: una sfida a carte coperte tra promesse, bluff e azzardi. E gli è andata male, malissimo se si considera che per lui si apre anche il capitolo penale. Nella decisione del Tribunale ha avuto un peso probabilmente determinante la relazione depositata poche settimane fa dall’esperto nominato nell’ambito della composizione negoziata della crisi del club, schiacciato da oltre 20 milioni di debiti.

Un documento molto duro, nel quale si legge che «la società non ha rispettato il principio di buona fede e correttezza nella presente composizione», giudizio che ha contribuito a delineare un quadro ritenuto incompatibile con la prosecuzione del percorso di risanamento. Il giudice non si è fidato di dare il via libera al concordato in bianco presentato dai legali di Cellino.

Dichiarazioni

«È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione», la reazione dell’imprenditore sardo nel giorno del compleanno numero 70. «Il problema è che si perdono oltre 5 milioni per i creditori. Purtroppo il 2 agosto è troppo vicino, non serve neppure impugnare l’atto».

Epilogo

E così scorrono i titoli di coda. Il fallimento non cancella solo una società. Cancella un simbolo che ha attraversato oltre un secolo di storia bresciana. Per molti tifosi non è solo la fine di una squadra, ma la perdita di un pezzo della propria vita. Ed è questo che rende ancora più amaro il giudizio sull’era Cellino: al di là delle responsabilità davanti alla giustizia, il presidente che aveva promesso di rilanciare il Brescia «togliendolo dalla mediocrità» (così disse il giorno del suo arrivo), consegna alla città il capitolo più doloroso della sua storia calcistica. Una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi, anche se il calcio professionistico è già ripartito con l’Union che punta alla promozione in B. Il Brescia Calcio, quello nato nel 1911, da ieri appartiene definitivamente alla storia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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