È rarissimo che un impianto sportivo si chiami con il nome di un atleta straniero: di solito si tende a commemorare i campioni locali, unica - dovuta - eccezione negli ultimi tempi a Napoli, dove in tempo reale lo stadio è stato subito ribattezzato Diego Armando Maradona, appena scomparso. Eppure Montichiari non ebbe dubbi, nel 1993, a dedicare il Palazzo dello Sport a Jimmy George, che nel club di pallavolo tra l’altro aveva giocato pochissimo, prima che un incidente stradale gli togliesse la vita a solo 32 anni lasciando la moglie in attesa di un figlio.
Il più forte giocatore indiano di pallavolo della storia arrivò nel 1986 e trascinò la squadra ad una promozione in A1 purtroppo da lui appena assaggiata. Nella stagione successiva giocò giusto sei partite, prima della tragedia che si consumò il 30 novembre 1987. Uomo forte, coraggioso, legato al pubblico da un particolare rapporto, George è stato ricordato a lungo anche dopo, perché molto spesso le partite si chiudevano con un coro dei tifosi dedicato a lui, come hanno continuato a fare per anni gli ultras del Brescia calcio per Vittorio Mero, morto in circostanze altrettanto tragiche.
Nel 2000 arrivò anche una finale di Coppa Italia, persa contro Treviso. Gli ultimi acuti dalla squadra femminile, in A1 dal 2014 al 2017. Anni ruggenti, irripetibili, che rimarranno nella storia, interpretati da affermati campioni. Ora Montichiari vuole scriverne un’altra, affidandola ai giovani.



