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A Brescia non ci sono impianti per gli sport invernali, escluso lo sci

Le Olimpiadi hanno acceso i riflettori su discipline poco conosciute. Tra città e provincia è però impossibile trovare strutture adeguate
Piste in Tonale - © www.giornaledibrescia.it
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Lo scorso luglio, dopo la vittoria a Wimbledon, è scoppiata definitivamente la Sinner mania. D’altronde vedere un italiano trionfare nel tempio del tennis un po’ di voglia di prendere in mano la racchetta te la fa venire. Un rapporto causa effetto che è però più unico che raro. In Italia, infatti, il monopolio calcistico è difficile da scalfire.

E ci sono pochi eventi che catalizzano l’attenzione come una qualsiasi partita di serie A. Le Olimpiadi fanno parte di questi. Quelle invernali che sono terminate pochi giorni fa a maggior ragione. Perché si sono svolte nel nostro Paese, perché gli atleti azzurri hanno vinto come non mai e perché l’atmosfera del binomio Milano-Cortina è piaciuta a tutti.

Poi, lo sappiamo, le Olimpiadi portano in tv degli sport sconosciuti, che suscitano curiosità per due settimane e poi cadono nel dimenticatoio, tornando in auge quattro anni dopo. In quelle due settimane, però, capita che ci sia qualche bambino stimolato da stone che si muovono sul ghiaccio, da atleti che saltano con gli sci e da altri che sparano con la carabina in mezzo alla neve. Ecco, se un bambino bresciano volesse praticare uno sport invernale quasi certamente metterebbe in difficoltà i suoi genitori.

Difficoltà

In Provincia di Brescia - è evidente - gli unici sport invernali che si possono davvero praticare sono snowboard e sci. Gli impianti sul territorio sono molti e sono parecchie anche le squadre che accolgono i bambini. Da una di queste è partito Giovanni Franzoni, bresciano che ha vinto una medaglia d’argento a Bormio nella discesa libera e, non a caso, idolo di molti piccoli sciatori. Oltre a queste società, e a poche altre che gestiscono alcune piste di pattinaggio sul ghiaccio, non ci sono però altre realtà dedicate agli sport invernali.

La maggior parte degli impianti sportivi si trova nelle località montane del Trentino Alto Adige. Salto con gli sci, skeleton, pattinaggio di velocità, bob e biathlon: tutti sport che in Lombardia è sostanzialmente impossibile praticare. Ma il discorso vale anche per lo sci di fondo, in regione si può fare a Santa Caterina Valfurva e a Livigno: due località che non sono proprio vicinissime a Brescia e ad altre città. Lo stesso succede per l’hockey: nella serie A italiana ci sono sette squadre e quella più accessibile per i bresciani è Vicenza.

Certo, alla base di tutto c’è un processo logico. Gli impianti per gli sport invernali nascono dove storicamente quegli sport sono più praticati. Questo fa sì, però, che nelle altre località italiane l’interesse vada poi scemando. Succede anche in altri casi e per altre discipline. A Verona c’è il Centro federale di alta specializzazione di nuoto e dal Veneto arrivano, appunto, molti campioni della piscina. A Jesi c’è uno dei club di scherma più importanti al mondo e lì vengono conservate, infatti, tantissime medaglie olimpiche.

Non c’è nulla di strano: in alcuni territori poter praticare degli sport di nicchia è ancora impossibile. Brescia da questo punto di vista non fa sconti e probabilmente sarà così per altri anni. D’altronde anche in città si è deciso, logicamente, di investire in quelle discipline che hanno regalato più gioie: l’Atletica e la ginnastica artistica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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