Effetto Olimpiadi, l’inverno si reinventa

Valerio Corradi
Negli ultimi anni sempre più persone sentono l’esigenza di recarsi in montagna alla ricerca di esperienze diverse
Cime innevate - © www.giornaledibrescia.it
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I rilevanti numeri della stagione turistica invernale suggellata dai giochi olimpici di Milano-Cortina stanno rivelando sia le ricadute locali di un evento di portata globale sia la crescente differenziazione dei modi di vivere la montagna, col consistente afflusso di visitatori anche nelle tradizionali destinazioni invernali e nelle località meno note.

Pur persistendo una fascia importante di turisti sciatori e di appassionati di sport di montagna (che i flussi collegati alle olimpiadi invernali ha consolidato), negli ultimi anni, sempre più persone sentono l’esigenza di recarsi in montagna alla ricerca di esperienze diverse.

Secondo l’Osservatorio italiano del turismo montano è in atto la transizione verso nuove forme di vacanza e si stanno moltiplicando le pratiche definite «Slons» (Snow Lovers No Skiers) tipiche delle persone che amano la neve ma che non sono necessariamente attratte dallo sci. Da qui l’incremento delle richieste di altre attività all’aria aperta ma anche di attività culturali e d’intrattenimento.

Da non sottovalutare è poi la ricerca di benessere intercettata da centri specializzati nel wellness e il posto di rilievo occupato dalla degustazione delle specialità enogastronomiche locali. Anche per questo, si parla di nuovi turisti montani, all’interno di un cambiamento che va di pari passo con la crescente internazionalizzazione del settore e con la non facile sfida di coniugare innovazione e sostenibilità.

In tema di turismo invernale, un segnale di novità degli ultimi anni arriva anche dalle proposte formulate da località tradizionalmente specializzate nelle vacanze estive come il lago di Garda, il lago d’Iseo e la Franciacorta. Si sta facendo largo anche un turismo invernale «non di montagna».

Da una parte l’offerta turistica di questi territori cerca di dare concretezza alla spinta verso la destagionalizzazione promuovendo il fascino e l’atmosfera che il «fuori stagione» porta con sé, anche valorizzando le opportunità dei periodi collegati al carnevale, a ponti o a manifestazioni.

Da qui la decisione strategica di molti imprenditori di allungare i periodi di apertura delle strutture alberghiere, di pensare a proposte e offerte ad hoc nel circuito della ristorazione e degli esercizi commerciali, ma anche il crescente sforzo degli enti locali nel pianificare calendari più lunghi e articolati con la presenza di molti eventi di richiamo.

Dall’altra parte vi è una domanda turistica più volatile e composita rispetto al passato che prende in considerazione nuove finestre temporali (autunno e tardo inverno) per conoscere e vivere una località, alternando soggiorni brevi e intensi a esperienze più lunghe e motivazionali. Senza dimenticare la componente mobile dei visitatori di giornata che ha un impatto rilevante su alcuni contesti locali.

La provincia di Brescia, con la varietà delle sue aree, è un interessante ambito di osservazione di queste dinamiche che sono proprie di un turismo invernale mobile, differenziato e meno scontato rispetto al passato. All’incremento della capacità attrattiva delle aree montane, in primo luogo quelle dell’alta valle Camonica (che potranno beneficiare anche del probabile «effetto olimpiadi invernali») e del comprensorio del Maniva, si accompagnano le nuove proposte invernali che coinvolgono i laghi e la città.

Tutto ciò fa emergere, ancora una volta, il potenziale strategico delle sinergie esistenti e di quelle nuove e possibili tra le differenti componenti del mosaico Bresciano che nei fatti, nei numeri e nelle proposte è sempre più attrattivo nelle diverse stagioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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