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Franzoni, niente congedo gigante: «Ma per i Giochi merito un 8,5»

Fabio Tonesi
Il bilancio del gardesano che ha terminato la sua esperienza alle Olimpiadi di Milano Cortina: «Potevo avere di più, ma ricordiamoci dove ero un anno fa»
Giovanni Franzoni in azione nel gigante di Bormio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni in azione nel gigante di Bormio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Non era (del tutto) la sua gara, è stata (anche) la sua Olimpiade. Non può essere un ventiquattresimo posto in slalom gigante a cambiare il senso di Milano Cortina 2026 per Giovanni Franzoni: dovevano essere i Giochi della conferma dopo l’esplosione e così sono stati, con quell’argento in discesa libera da consegnare agli annali ed a parziale «cauzione» per un futuro che - si spera - promette d’essere ancora più luminoso. La conferma che tutto quello visto tra Wengen e Kitzbühel non era frutto di un’infatuazione passeggera.

Riepilogo

Franzoni era venuto a Bormio per puntare tutto sulla velocità, ha raccolto appunto un argento in discesa, il miglior tempo nella libera della combinata a squadre e un sesto nel supergigante. Poteva andare anche meglio, ma non bisogna mai dimenticare da dove si era partiti in autunno. E Franzoni, solitamente critico con se stesso, questa volta si regala un giudizio che pochissimi possono prendersi in questi Giochi d’inverno.

«Il voto alla mia Olimpiade? Direi un bell’otto e mezzo. Qualcuno ha fatto molto bene come Franjo (Von Allmen, tre ori; ndr) e prende 10 con lode, ma considerando dove mi trovavo a inizio stagione e dove ero tre anni fa, un voto così bello pieno me lo merito tutto».

Ancor prima della domanda specifica, il finanziere di Manerba del Garda aveva spiegato come i suoi Giochi siano stati in linea con le aspettative. «Sono Olimpiadi positive - argomenta il bresciano -. Potevo forse raccogliere qualcosina di più visto l’ultimo mese in Coppa del Mondo. Ma pensando all’anno scorso c’è da leccarsi le dita e sono orgoglioso di dove sono arrivato. Ho un argento olimpico in discesa e non me lo sarei mai aspettato, sono stato primo nella prova di combinata e non sono arrivato a medaglia in superG solo per un intermedio così così. C’è da essere contenti».

Fatica dopo fatica

Una grande Olimpiade, insomma. Appagante e stancante a tutti i livelli, come palesato in uno slalom gigante che dopo il 26esimo posto a metà gara gli ha offerto una chance di rimonta non colta. «Pazienza, sono contento di tornare a casa perché il mio fisico e la mia testa sono arrivati veramente al limite. Dopo un mese di emozioni e tensioni - rivela il 2001 del lago - il mio sistema nervoso è in tilt. Ho provato a dare tutto, già nella manche iniziale dopo il primo intermedio mi sentivo molto fiacco. Nella seconda ho provato ad essere il più competitivo possibile, a tirare. Ma mi è uscita la spalla prima di partire e quello è un segno che sono arrivato al limite delle mie capacità fisiche. Un po’ dispiace, ma sono contento di come ho affrontato queste gare».

Giovanni Franzoni sul podio con la medaglia d'argento - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni sul podio con la medaglia d'argento - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi © www.giornaledibrescia.it

La gestione

Ora il quesito è sempre lo stesso: ce la si farà ad inserire costantemente il gigante? «È la domanda che ci facciamo sempre, anche io e il mio skiman (Riccardo Coriani, ndr) ne stiamo parlando. Valuteremo se andare a Kranjska Gora, ma non penso. La priorità resterà sulle discipline veloci, ma la base rimane il gigante e infatti anche prima di Wengen e Kitzbuehel ho fatto una settimana di allenamento che mi è venuta molto utile. A lungo termine l’obiettivo sono le tre discipline, ma prima devo consolidarmi in discesa e superG, migliorandomi nelle parti in cui sono più carente. Il gigante lo faccio quando ci sono le condizioni, nelle altre occasioni valutiamo».

Chiusa una bella parentesi a cinque cerchi, ci si rituffa in Coppa del Mondo per il rush finale. «A Garmisch e Courchevel non ho mai fatte le discese, ma mi dicono siano piste tecniche. A livello mentale sono stancanti le tappe nuove, la ricognizione bruca energie. Ma penso di poter far bene, anche a Kvitfjell dove serve maggiore scorrevolezza. Spero di essere competivo». E sicuramente in fiducia, grazie a quell’argento che ha proiettato sempre più SuperGio nell’élite mondiale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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