Olimpiadi: si spegne il Sacro fuoco, non le luci sull’Italia
I Giochi olimpici italiani vanno in archivio con un omaggio alla bellezza dell’opera e delle arti. Una cerimonia di chiusura suggestiva, inscenata dentro l’Arena di Verona, con i personaggi del melodramma declinati in ambito sportivo. Alfredo e Violetta della Traviata, Rigoletto (il motore imprevisto dello show), Figaro, Aida e Madama Butterfly. Orchestrali ad accordare gli strumenti, il dietro le quinte del palco, col direttore di scena Francesco Pannofino che bussa ai camerini. Ci sono Deborah Compagnoni con sci e abito da sera, Achille Lauro in un elegantissimo frac, lo chef Davide Oldani, il musicista rock Manuel Agnelli e il sindaco Damiano Tommasi.
C’è però un imprevisto: Violetta (la celebre soprano Carolina López Moreno), rovescia un vaso di fiori con un gesto di stizza. E il suo urlo incuriosisce persino Giulietta, che si affaccia dal celebre balcone. Quella goccia d’acqua scende nei sotterranei e risveglia l’attenzione di Rigoletto (Stefano Scandaletti) che emerge in superficie da un colossale lampadario. E via a libare nei lieti calici. I personaggi dell’opera raggiungono Piazza Bra per andare incontro ai vessilli delle delegazioni. Rigoletto sale su una bicicletta e raggiunge il Teatro Filarmonico, dove ad accompagnarlo c’è l’attrice Benedetta Porcaroli.
Istituzionale
La fase protocollare comincia con l’ingresso del tricolore sul palco, portato da otto rappresentanti delle città ospitanti, a cui a sorpresa si accodano anche alcuni tra i medagliati italiani della rassegna. L’Inno di Mameli è eseguito dal trombettista Paolo Fresu e dal Coro della Fondazione Arena di Verona. La fiamma olimpica giunge sul palco portata dal quartetto d’oro del fondo di Lillehammer 1994: Fauner, De Zolt, Albarello e Vanzetta illuminano i cinque cerchi.
Poi sulle colonne sonore di «Per un Pugno di Dollari», «Il Postino», «Anonimo veneziano» e «Amarcord» sfilano i portabandiera (per l’Italia Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto), mentre nella successiva parata degli atleti si spazia da «Sarà perché ti amo» a «Ma il cielo è sempre più blu», da «Maledetta primavera» a «Senza Fine», eseguiti da Calibro 35, Margherita Vicario e Davide Shorty.
L’Inno alla Gioia apre il momento dedicato alle gesta dei protagonisti su neve e ghiaccio, seguito dalle premiazioni delle due 50 chilometri di fondo, con caloroso applauso al recordman dei Giochi, il norvegese Klaebo, capace di mettersi al collo sei ori in altrettante gare.
Omaggio
Poi c’è l’invasione dei volontari accompagnati alla consolle da Gabry Ponte. Sulle note di Madama Butterfly si ricorda chi non c’è più, mentre nel successivo segmento dedicato all’acqua, la desenzanese Joan Thiele, n partenza per Sanremo per la serata cover, canta «Il Mondo» circondata da gondole e Roberto Bolle esegue una sequenza aerea incarnando la goccia primordiale, che poi si trasforma in sole.
L’abbraccio tra presente e futuro segna il passaggio della bandiera olimpica dall’Italia alla Francia. Nei discorsi ufficiali, Giovanni Malagò saluta la premier Giorgia Meloni presente in platea e sottolinea le promesse mantenute: «Grandissima Italia, sei stata di parola. Siamo una squadra vincente e affidabile. E voi atleti azzurri siete stati meravigliosi. Missione compiuta».
La numero uno del Cio, Kirsty Coventry, parla di Giochi magici, atmosfera elettrica e una nuova specie di manifestazione consegnata al futuro. Gloria Campaner accarezza i tasti del pianoforte, mentre Roberto Bolle sincronizza lo spegnimento dei bracieri a Milano e Cortina. E in quel momento cala il buio anche su Verona.
Ci pensa Rigoletto a riaccendere l’Arena, aiutato dalle voci dei Major Lazer, MØ, Nyla, Alfa e Achille Lauro. Quando tutto tace, Rigoletto riporta l’universo dell’opera nei sotterranei, dove si conservano le scenografie e i ricordi. I Giochi olimpici finiscono qui, nello stesso luogo dove il 6 marzo prenderanno le mosse quelli Paralimpici. Milano Cortina 2026 ha concluso solo la prima parte.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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