B di Brignone, F di Franzoni: l’alfabeto delle Olimpiadi invernali

Volti, vittorie e gesti. Due settimane abbondanti delle Olimpiadi di Milano Cortina non sono solamente risultati e medaglie, ma protagonisti e avvenimenti che potrebbero anche restare nella cultura popolare, sportiva e non.
A come Arianna
Fontana, ovviamente, sei edizioni dei Giochi per diventare leggenda: dalla prima medaglia a Torino 2006 alla quattordicesima a Milano Cortina 2026, l’italiana più vincente di sempre, non solo nello short track e non solo dei Giochi d’inverno.

B come Brignone
Dieci mesi fa malediceva il primo grave infortunio, un recupero da record la consegna alla storia con i due ori (superG e gigante) che la rendono la più grande sciatrice azzurra di tutti i tempi: superata Deborah Compagnoni.

C come curling
Ce ne se ne ricorda ogni quattro anni, ma puntualmente diventa fenomeno di massa lo sport delle bocce sul ghiaccio: tutti esperti, soprattutto per gli sguardi di Stefania Constantini, di bronzo con Amos Mosaner nel misto.
D come donne
Come a Parigi, più che a Parigi. Quella invernale in Italia è l’Olimpiade delle donne: su 10 ori, 6 sono esclusivamente in rosa confermando il sorpasso nel medagliere fatto in estate due anni orsono.
E come eleganza
In Italia la si ha, non la si insegna: Vittoria Ceretti, top model originaria di Gardone Valtrompia, l’aveva già mostrata nel mondo e con la cerimonia inaugurale a San Siro l’ha ricordata anche nel paese natìo.
F come Franzoni
Altro esempio di una Brescia che piace: non solo per l’argento in discesa libera alla prima partecipazione olimpica, ma perché Giovanni ha già dimostrato di essere il personaggio che lo sci azzurro e mondiale aspettava.
G come ghiaccio
Quello delle piste di pattinaggio che tante gioie hanno riservato all’Italia, nella figura, nella velocità e nello short track, con ben 10 medaglie su 30, di cui 4 d’oro.
H come Heraskevych
Lo skeletonista ucraino che ha sfidato il Cio e che è stato squalificato per non aver rinunciato a portare sul casco i volti degli atleti morti nel conflitto con la Russia. Ha anticipato la polemica scoppiata poi con l’apertura senza distinzioni di russi e bielorussi alle Paralimpiadi.
I come Italia
Intesa come Paese che funziona, con i suoi pro e i suoi contro: queste Olimpiadi sono nate male tra ritardi e polemiche, eppure hanno mostrato ancora una volta il nostro ingegno.
J come Jacquelin
L’Émilien biatleta francese capace non solo di vincere oro e bronzo, ma di far breccia nei cuori esultando mostrando l’orecchino in onore di Marco Pantani.
K come Klaebo
Nessuno come lui. Il fondista norvegese era già nella leggenda, con sei ori in altrettante gare è entrato nella mitologia sportiva: è il volto da copertina di Milano Cortina 2026.
L come Lollobrigida
La mamma volante: due ori nel pattinaggio di velocità, con buona pace di chi l’ha contestata solo perché il primo ha voluto condividerlo in diretta tv col figlioletto.
M come Malinin
Ovvero croce e delizia sui pattini. Il quadruplo axel tentato da Ilia gli aveva già consegnato la gloria prima che il ghiaccio milanese lo respingesse in finale, da Milano lo statunitense torna comunque con un oro a squadre.
N come Nazgul
Il lupo cecoslovacco che il 18 febbraio ha fatto irruzione sul traguardo di una gara di fondo: dopo il primo cane tedoforo con la fiamma olimpica, ecco il primo quadrupede immortalato dal fotofinish.
O come Odermatt
Lo svizzero fino a un mese fa era l’extraterreste dello sci alpino, lascia i Giochi con tre medaglie ma senza alcun oro riacquistando un po’ d’umanità.
P come Pinheiro Braathen
Il primo brasiliano (anche se nato ad Oslo) a vincere una medaglia (d’oro, nel gigante) alle Olimpiadi invernali. E pazienza se è stata la Norvegia a crescerlo sugli sci.
Q come quanta bellezza
È stato il filo conduttore delle cerimonie di apertura e chiusura – allo stadio di San Siro a Milano e all’Arena di Verona – che hanno celebrato le arti e la storia italiana.
R come Rai
Ha portato i Giochi nelle case di tutti, ma l’autogol dell’ex direttore Petrecca ha avuto una eco durata troppi giorni.
S come Sturla Holm Lagreid
Biatleta norvegese: ha vinto la bellezza di cinque medaglie (ma nessuna d’oro), sarà ricordato solo per aver confessato in lacrime in diretta tv il tradimento della fidanzata. Cecchino, anche davanti alla telecamera.
T come tram
Quello milanese guidato da Valentino Rossi e da cui è idealmente scesa per andare alla cerimonia inaugurale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, unico personaggio non divisivo di questa nazione.

U come under
È stata anche l’Olimpiade dei giovani, come Flora Tabanelli, 18enne bolognese passata in tre mesi dal crack al ginocchio al bronzo nel freestyle.
V come Von Allmen
L’elvetico capace di conquistare tre medaglie d’oro: una prova di forza disarmante e in parte inattesa.
W come Wierer
Che all’ultima danza a cinque cerchi nella «sua» Anterselva trova un argento a squadre: se il biathlon in Italia è diventato pop, il merito è soprattutto dei suoi occhi azzurri, oltre che dei suoi trofei.
X come il simbolo del divieto
Ci fa venire in mente Lindsey Vonn: le sue urla in diretta tv hanno fatto il giro del mondo dopo la terribile caduta in discesa, alla fine quell’ossessione olimpica ha finito per inghiottirla.
Y come Yellow bird
Un cocktail alcolico: deve aver tirato un brutto scherzo all’inviata australiana presentatasi in diretta visibilmente alticcia. Le sono toccate scuse pubbliche, dopo aver assunto pure un analgesico.
Z come zarra
L’esultanza di Pietro Sighel. Il fuoriclasse italiano dello short track ha irriso gli avversari guardandoli in faccia mentre vinceva l’oro nella staffetta a squadre, i giudici non hanno apprezzato e infatti gli hanno sempre dato contro – anche a torto – nelle seguenti contestazioni.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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