«Che ne sanno i 2000» è un brano di Gabri Ponte divenuto poi un tormentone social quando si parla di tutte le cose belle e genuine di cui i nati del nuovo millennio non hanno goduto. Lo sport però fa eccezione. Perché i 2000 dello sport ne sanno, eccome. Prima Jannik Sinner tra la Coppa Davis e gli Slam, adesso Andrea Kimi Antonelli con il Mondiale di Formula 1. E nel mezzo un assaggio del nostro Giovanni Franzoni, in attesa di definitiva consacrazione dopo un argento olimpico in discesa che già è una promessa splendente come il cristallo (anche a forma di Coppa) per il futuro.
Legami
Non hanno l’anno di nascita in comune (il tennista e lo sciatore sono del 2001, il pilota del 2006), ma ben due punti di congiunzione. Il primo è meramente estetico, con quei riccioloni sul capo ad accompagnare la faccia da bravi ragazzi, diversi a loro modo, ma educati e colti, lontani dallo stereotipo dello sportivo «fumantino».

Il secondo è l’impatto che hanno avuto, mediaticamente e nella cultura popolare. Sinner è diventato ben presto imperatore della nuova epoca d’oro del tennis azzurro, tanto seguito da aver portato allo storico sorpasso sul calcio per numero di tesserati. Antonelli ha riscritto le dinamiche della F1: per più di sei decenni in Italia si è sempre e solo tifato Ferrari per sentimento patriotico, non ci eravamo mai chiesti se davvero un azzurro potesse vincere il Mondiale, né se mai ci fosse stata la possibilità di scegliere tra un marchio che è ambasciatore del nostro Paese nel mondo e un pilota che lo è altrettanto.

Franzoni da quando si è «laureato» nella discesa di Kitzbühel non ha più paura di guardare alla Coppa del Mondo generale come un obiettivo futuribile: dopo l’epoca della Valanga azzurra (Thöni e Gross) e di Tomba la Bomba, ora l’Italia ha un altro sogno sulla neve, trainata dal gardesano. Perché lo sport fa eccezione. E i nostri 2000 lo sanno.




