Alla sfida iridata ci è arrivato tardi, a 28 anni, ma con la voglia di arrivare prima. Christian Scaroni è pronto per il debutto mondiale con la maglia azzurra domenica sul circuito del Mont Royal a Montreal, in Canada.
Le emozioni
«Non è da tutti poter correre un Mondiale con la maglia della Nazionale – racconta Scaroni - Dovevo correrlo anche lo scorso anno a dire il vero, ma causa la lunga trasferta in Ruanda optammo per fare solo l’Europeo» dove il bresciano ha chiuso al quarto posto.
Che Mondiale sarà senza Pogacar, dominatore delle ultime due edizioni?
«Senza lui in corsa cambia tutto, il pronostico diventa più aperto e la stessa corsa avrà un andamento tattico completamente differente. Con Pogacar in gruppo si correva solo per il secondo posto, adesso si può sognare».

L’Italia e Christian come sono messi?
«Non siamo favoriti a livello di individualità, ma certamente siamo una se non complessivamente la Nazionale più forte, tutti siamo in grado di fare bene, io per primo potremmo essere la vera sorpresa».
Già, ma alla fine dovrà emergere un capitano, avete già parlato dei ruoli?
«No, il fatto di non avere le radioline in corsa ci costringerà ad essere più attenti nella gestione gara. Poi dovremo essere onesti fino in fondo fra di noi e chi sentirà di non essere in giornata dovrà sacrificarsi per i compagni».
Il pronostico
I favoriti secondo i pronostici sembrano essere il belga Evenepoel, il francese Seixas e l’olandese Van der Poel.
«Quest’ultimo secondo me meno anche se ha fatto una grande azione al recente Tour del Lussemburgo, ma con un parterre di avversari diverso. Nel novero dei favoriti però io ci metto il messicano Del Toro che due settimane fa ha proprio trionfato sullo stesso tracciato e l’inglese Pidcock che, come ha detto lui in una intervista, non è venuto in Canada per fare il turista».
Al Mondiale, lo insegna la storia, si può presentare anche qualche sorpresa.
«Certamente, fra queste terrei in considerazione lo statunitense Simmons e l’irlandese Healy. Secondo me saranno loro a muovere le acque e partire da lontano».
Strategie

Come si può vincere un Mondiale come questo?
«Innanzitutto non sprecare energie perché stiamo parlando di un percorso di quasi 300 chilometri con 3800 metri di dislivello, quanto una grande tappa alpina al Giro d’Italia. E dopo i 200 km esce chi ha più fondo».
Tornando a lei, dopo un inizio carriera difficile, fra chiusure di squadre (faceva parte del team Gazprom) e fatica a trovare un ingaggio per via di quel fisico fin troppo asciutto, maturato tardi, nelle ultime due stagioni ha finalmente trovato una giusta dimensione. Cosa si aspetta da questo Mondiale?
«La gioia di correre con i migliori al mondo, essere competitivi ai massimi livelli e se sarò lì nel finale...»




