Non di soli risultati vive il tifoso. Il cui amore si sostiene anzi perlopiù su simboli che fanno parte del suo immaginario come gli affetti più cari: chi non ha passioni, non potrà comprendere. Affetti tra i più cari che sono stati strappati dai cuori biancazzurri un giorno all’improvviso di un anno fa. E a quali non ci si è potuti aggrappare e rivolgere per trovare parziale consolazione rispetto a una ripartenza dalla serie C e, infine, per aver visto sfumare in un’amara finale il ritorno in serie B.
Tuttavia, almeno il patimento della mancanza delle proprie «coperte di Linus» sta per terminare. Il conto alla rovescia può partire: anche il prossimo mese di luglio, come quello del calendario del 2025, sarà di svolta. Sarà un «ritorno al futuro»: sarà di pesca nel passato – del quale l’Union Brescia è chiamato a prendersi massima cura perché è il patrimonio più grande – per guardare avanti con ancora maggior fiducia e voglia di rilanciare le ambizioni. Il Brescia è pronto a segnare una doppietta: oltre alla «V», il cui prossimo ritorno è stato annunciato da Giuseppe Pasini al fischio finale con l’Ascoli, è infatti prossimo anche il rientro a casa del marchio storico – il cosiddetto «marchio di Corioni» – Brescia calcio 1911.
Diritto d’uso di tre anni

Un marchio finito nelle ragnatele giudiziarie dentro la procedura di fallimento della Brescia service che era la controllante della società di Gino Corioni. Fu Massimo Cellino a far decretare la fine (ma ci sono ancora cause in atto) della Brescia service e fu lui, dentro questa battaglia, a iniziare a non utilizzare più il marchio in oggetto dal novembre del 2017. Marchio che non è nella disponibilità della famiglia Corioni: l’interlocutore è la curatela fallimentare, nella figura della professionista Barbara Lazzari.
Quel che si sa è che il 13 luglio (ma il termine per presentare l’offerta sarà quello del 10) si terrà l’asta per l’aggiudicazione dell’affidamento in uso del marchio di cui sopra e dei relativi segni distintivi. L’affidamento in uso sarà della durata di tre anni e l’impegno irrevocabile per chi se lo aggiudicherà sarà quello di partecipare alla successiva procedura per la cessione – e dunque l’acquisto a titolo definitivo – del marchio. Non era possibile effettuare una trattativa privata? No, data la situazione, non potevano configurarsi alternative in conformità alla normativa fallimentare al fine di garantire la miglior tutela ai creditori.
La doppia cauzione
Ovviamente a un’asta possono partecipare più soggetti, ma la rigida procedura prevede paletti tali per cui è da escludere che qualcuno possa partecipare nei panni di «disturbatore» dell’Union Brescia. Un paletto è proprio in quell’impegno irrevocabile all’acquisto alla fine del triennio e l’altro è che va subito depositata una cauzione del 20% del canone d’affitto offerto e di altrettanta percentuale per il prezzo base del passaggio definitivo.
Di che cifre parliamo? Irrisorie, soprattutto se poi rapportate al valore intangibile inestimabile del marchio che risiede appunto nell’aspetto emotivo. Per l’affitto si dovrebbe essere sui 60.000 euro circa annui, per l’acquisto definitivo circa 240.000 euro. Operazione complessiva dunque tra i 420 e i 450.000 euro.
Il ritorno alla «V» (che segue un percorso a sé e non meglio dettagliato e sul quale fin qui si mantiene il riserbo sui dettagli tecnici) e poi il logo rappresenteranno per la piazza il booster per la messa a terra del progetto serie B già lanciato da Giuseppe Pasini e smorzerebbero forse un po’ anche i mugugni che si sono levati all’esterno e all’interno del club per un altro annuncio, molto meno gradito: quello relativo all’eternità dell’utilizzo del «suffisso» Union. Tuttavia, sforzandosi di guardare alla luna e non al dito, tale luna riflette simboli del cuore nei quali specchiarsi e alla comparsa dei quali questo Brescia potrà far innamorare anche qualcuno tra coloro che fin qui non sono riusciti a farsi trasportare dalla nuova onda biancazzurra. Più cuore c’è, più ci sarà fertilizzante per i risultati.




