È una botta. E fa molto male. Forse non poteva che finire così: immobili ad aspettare che il dolore passi, sul lettino di un’immaginaria infermeria. Che in fondo è il luogo simbolo di una stagione trascorsa più a fare la conta degli assenti che dei presenti.
Sarebbe bastato un attaccante in più in quel momento là, un centrocampista diverso in quell’istante lì... e così via. A ripercorrere mentalmente l’annata, ci si ritrova in un ingorgo di istantanee del genere. È stata una stagione all’insegna dei rimpianti e l’epilogo dei play off si è consumato perfettamente in linea.
L’andata
Con lo spartiacque – letteralmente – rappresentato dall’andata con l’Ascoli. Anche lì: sarebbero bastati forse anche solo un secchio o due in meno di pioggia per indirizzare diversamente il ritorno? Per rovesciare le posizioni di forza anche mentali? Non lo sapremo mai e come per tutte le cose sulle quali indietro non si può tornare e che non si riescono a razionalizzare, servirà tempo per andare oltre. Con ieri la musica è finita.

Si guarda avanti
Però, nella tristezza, c’è un però: gli amici non se ne sono andati. Perché non c’è più il rumore dell’attesa delle partite, non ci sono calendari a scandire le settimane: ma c’è un domani da allestire. A differenza di quanto accadde giusto un anno fa. E non era scontato, come non lo era – a crederci fortemente è sempre stato solo il gruppo squadra – nemmeno una finale play off. Date le peripezie affrontate.
È andata male, ma allo stesso tempo – occorre sforzarsi di trovare subito l’inquadratura migliore – non è stato un brutto epilogo perché la dignità con cui Corini e i suoi giocatori si sono congedati è stata abbastanza per consentire di pianificare una ripartenza all’assalto della serie B non con uno spirito da perdenti, ma quello di chi sa che è mancato solo tanto così e che però sa anche di aver dato tutto. E questo viene riconosciuto anche dall’esterno.

Imparare le lezioni
Ora però non ci si deve sedere accontentandosi del tanto di buono fatto al primo colpo di una realtà ancora work in progress. L’orgoglio per aver sfiorato un’impresa nonostante tutto, non può far perdere all’Union Brescia, a Corini e a coloro la cui storia in biancazzurro continuerà, il focus su ciò che invece va meglio incanalato e meglio strutturato in una stagione che è stata anche di conoscenza e apprendistato per tutti.
La base c’è, la generosità e la voglia di fare – e pure di spendere – anche, ma per crescere ancora occorre prima di tutto riconoscere dove tutti si può fare ancora meglio, quali sono stati gli errori da non ripetere, dove si può correggere il tiro senza paura di intervenire sulla scorta di quanto si è imparato durante il cammino perché essere il Brescia è una cosa grande e non ci si inventa: si deve studiare. L’Union Brescia lo ha fatto, il casco su una testa abbassata.
Nuovo inizio
Ora, dopo un anno di conoscenza, di entusiasmo e di fatiche, di incontri e scontri con la realtà nel bene e nel male, è il momento di affinarsi e di mettersi definitivamente a punto. Di assestarsi anche negli equilibri interni, di confrontarsi, di pesare i rapporti interni. Va messo tutto sulla bilancia ripercorrendo la stagione, anche nei passaggi in cui sono emerse tensioni, in cui anche il lavoro dello stesso Corini e del diesse Ferretti è stato messo in discussione. Poi, a un certo punto è emerso il lavoro, sono usciti (dall’infermeria) i giocatori, il mercato di gennaio ha pagato. Tutti hanno riscritto un pezzo della loro storia e anche questo conterà nelle valutazioni.
Conterà riuscire a mantenere l’aria pulita come l’abbiamo respirata nei mesi dal luglio scorso. Nel calcio gli umori sono sempre precari, gli stati d’animo cambiano di settimana in settimana, i business plan a volte pure. Adesso tutti sappiamo tutto ciò di cui avevamo bisogno. E siamo convinti di sapere anche una cosa in più: quella di ieri non è stata una fine, ma il vero inizio del nuovo Brescia. Quello che la prossima stagione dovrà, stavolta senza indugi e remore iniziali, preparare l’assalto alla serie B. Fin dal primo giorno di ritiro. O forse già da oggi. Comunque sia andata, grazie Brescia: tutti qualcosa l’abbiamo imparata, anche come piazza. Perché in fondo, pure nell’infernale serie C abbiamo saputo trovare qualcosa di buono.




