Union Brescia, un «se» e due «Ma» fanno la fotografia del momento

Con i «se» e con i «ma» non si fa la storia, ma un affresco. Quello del Brescia al 25 marzo 2026. Nel caso dell’Union i primi sono declinati al singolare: sono le prime due lettere di «secondo posto», le paroline magiche che racchiudono tutti i patimenti, gli sforzi e le speranze di questo momento. Sono due pure i «Ma» che occupano gli estremi opposti del borsino di questa delicata fase: da una parte Alessandro Mallamo, dall’altra Manuel Marras.
Partenza in salita

L’exploit del primo rimette un po’ a posto un centrocampo martoriato dagli infortuni. Un pozzo d’acqua cristallina apparso quasi dal nulla nel deserto: in quest’ottica l’ex Südtirol era un insospettabile, non tanto per gli attributi tecnici (sui quali nessuno ha mai nutrito dubbi), quanto per la ripida pendenza che aveva affrontato non appena messo piede a Brescia. Al primo allenamento si era fermato per un guaio alla caviglia, dopo uno scontro fortuito con De Maria. Risultato: quattro partite saltate e una condizione che ha dovuto ripotenziare faticosamente in corsa. Siamo a un buon punto, viste le ultime due gare.
L’impatto al rientro

Dopo due-tre spezzoni, ha giocato la prima partita per intero contro l’Alcione. Non lo faceva da sei mesi. Corini stesso ha ammesso che si è trattato di una forzatura, imposta dalla solita emergenza. È andata bene, perché sul limaccio di Sesto San Giovanni è stato uno dei pochissimi a muoversi con una certa fluidità. Segnali confermati sabato con l’Ospitaletto: seconda prova consecutiva da migliore in campo, ispiratore di almeno due occasioni per Balestrero e Cazzadori, cercato e sollecitato dai compagni in costruzione.
Il riscatto
Da interno, con mansioni d’inserimento e attacco alla profondità, si sente maggiormente a suo agio. Ma nel derby ha dimostrato di sapersi muovere con perfetta disinvoltura anche in una mediana a due, con responsabilità più di palleggio che da incursore. Nell’accordo con il Südtirol è previsto scatti l’obbligo di riscatto in caso di promozione in B. Viceversa, sarà il Brescia a decidere se esercitare o meno il diritto, fissato a circa 100mila euro (cifra relativamente bassa, a riprova della bontà dell’operazione). Dovesse continuare così, le probabilità lieviterebbero fino a sfiorare la certezza che venga acquistato.
L’altro «Ma»

La percezione dell’involuzione di Marras è amplificata dalla partita col Lecco: lì l’esterno sembrava essere definitivamente sbocciato, non tanto per il gol, quanto per la qualità e la continuità delle giocate. E invece da allora ha inforcato una serie di prestazioni troppo piatte per uno con la sua cilindrata: la peggiore con la Triestina, costellata di errori e svarioni, ma anche contro l’Ospitaletto è sembrato sempre troppo periferico rispetto al centro nevralgico della manovra biancazzurra.
L’equivoco è unicamente tattico, certamente non di condizione, considerando che Marras è tra i pochissimi giocatori del Brescia (pur essendo arrivato a gennaio) a non aver mai saltato mezzo allenamento per infortunio. Il ruolo di quinto è un abito che può stargli bene addosso solo se cucito su misura: dev’essere sfruttato meglio in fase offensiva, soprattutto per la sua capacità di tagliare dentro il campo (è un mancino che gioca a destra) e imbucare per i compagni, o andare direttamente al tiro. Corini continua a cercare la formula, finora con risultati deludenti.
Il tempo non manca, anche perché Marras è blindato da un ricchissimo contratto (due anni e mezzo a 250mila euro a stagione) ed è uno dei pilastri portanti sui quali l’Union immagina di costruire il proprio futuro. Eugenio e il suo staff confidano di coinvolgerlo molto di più in transizione già dalle prossime. Sarebbe fondamentale per l’obiettivo più immediato, tornando a quel «se». Poi ci saranno i play off. Un’appendice che offre l’opportunità di espiare ogni peccato.
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