Brescia, Mercati e Mallamo: «Notti insonni dopo i play off: ora la B»

Doppia intervista ai centrocampisti dell’Union. L’emiliano: «Per quel giallo con l’Ascoli non ho dormito per un po’, ora siamo tutti più maturi». L’ex Südtirol: «Ho sofferto per i miei errori in finale, ora a Brescia vorrei mettere radici»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Mercati e Mallamo a Piamborno
Mercati e Mallamo a Piamborno

La versione di Bobby Solo da «una lacrima sul viso» ha lasciato il posto a quella di «riderà». Quel giallo, quel maledetto giallo – che fece scattare la squalifica – rimediato nella finale d’andata con l’Ascoli è costata carissima ad Alessandro Mercati da un punto di vista personale ed altrettanto ha pesato nell’economia di squadra.

Per il centrocampista emiliano c’è stato un lungo tempo per piangere: «Sicuramente le prime settimane sono state pesanti. Sono un ragazzo molto sensibile e ho provato un incredibile dispiacere. Per tante notti non ci ho dormito».

Mercati in lacrime dopo l'ammonizione - © www.giornaledibrescia.it
Mercati in lacrime dopo l'ammonizione - © www.giornaledibrescia.it

Però: «Adesso l’ho archiviata e c’è un obiettivo: andare in serie B, ma non facendo i play off». E per voltare pagina è servito: «Anche un bellissimo viaggio in Indonesia che ho fatto con Crespi nel quale ho trovato un grande amico e ora pure un coinquilino».

Si dice che chi vince festeggia, chi perde impara. Lei cosa ha imparato?

«Tanto. La mia generosità mi porta a essere più falloso del dovuto. Ne sto parlando tanto anche con Corini: il focus è quello di canalizzare al meglio la mia energia. Per me e per il bene della squadra. Ma credo che in generale tutti noi abbiamo imparato qualcosa dall’epilogo della stagione. Ritengo però sia giusto fare anche dei grandi complimenti all’Ascoli».

Sentite il peso della responsabilità di partire per dover vincere a tutti i costi?

«Sappiamo che quello che dobbiamo fare è vincere. La pressione c’è, ma giochiamo a calcio anche per questo. Ed è il bello: siamo a Brescia e Brescia questa categoria non la merita. Sicuramente siamo più maturi rispetto all’anno scorso, abbiamo una squadra molto più consapevole, più pronta».

Il mercato è ancora lungo e lei è considerato un pezzo pregiato e qualche sirena di B potrebbe cantare. Lei si sente sereno nel suo rapporto col club e magari si potrebbe presto parlare di rinnovo?

«Io sono serenissimo, nel senso il mio unico obiettivo in questo momento è il Brescia. Sto benissimo, i direttori lo sanno e sono apertissimo ai discorsi. Credo anche di dover ripagare di tanto affetto che qui ricevo».

Quest’anno non solo dovete confermare le cose buone del finire di scorsa stagione, ma anche alzare l’asticella...

«Lo scorso anno era un contesto nuovo in tutto, per cui non è stato facile per tanti motivi. Sappiamo quali sono gli errori da non rifare e di certo non possiamo perdere tanti punti con squadre “inferiori”».

Lei ha un tratto umano molto spiccato, è utile anche in spogliatoio?

«Sono estroverso, mi ritengo anche carismatico e mi piace creare rapporti. Anche col mister abbiamo un dialogo molto aperto: mi piace conversare con lui di tante cose, anche extracalcio perché ha tanti interessi ed è curioso di tutto, come me. Inoltre ha una grande profondità: la stessa, insieme alla sensibilità, in cui mi parlò in un certo momento lo scorso anno: mi fece proprio cambiare rotta».

Il rientrante

«Ci ho sofferto molto, tantissimo. Ho trascorso tante notti insonni. Però ecco, appunto: penso di averci sofferto già abbastanza e adesso è giusto pensare a quello che verrà e all’obiettivo che abbiamo». Nella finale play off di ritorno di Ascoli, nessuno come Alessandro Mallamo, con un’occasione clamorosa e un’altra quasi, è stato più vicino a riscrivere l’epilogo della stagione per l’Union Brescia.

Però ha ragione lui: «Sbagliare capita» ed è andata. Era andato anche a fine prestito e poi è tornato: a titolo definitivo, con triennale. «Sono contentissimo: per me è un motivo di orgoglio. I 6 mesi passati mi hanno insomma aiutato anche a capire bene cosa vuol dire Brescia. Da avversario è un conto, però viverla da giocatore è un’altra cosa. È ciò che volevo. Non posso non ringraziare di cuore la società perché mi hanno dimostrato una grande fiducia».

La delusione di Mallamo dopo l'errore di Ascoli - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
La delusione di Mallamo dopo l'errore di Ascoli - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Avrebbe quindi voglia di mettere radici e quindi consacrarsi?

«Nel calcio non puoi mai sapere come vanno le cose, ma è un pensiero che ho: mi piacerebbe molto».

Avete tutti obiettivi come singoli, ma c’è da subito anche un grande obiettivo di squadra...

«Sì, ma la pressione di dover vincere non dobbiamo subirla: dobbiamo farne consapevolezza, dobbiamo utilizzarla per sentirci forti. E già lo scorso anno abbiamo iniziato a costruire un certo tipo di mentalità tanto che ai play off siamo mancati solo l’ultima partita. Ora ci dobbiamo consolidare, ma qualcosa di importante lo abbiamo già fatto».

Quante sono state le notti senza sonno per quelle occasioni sbagliate?

«Eh... Però pian piano bisogna andare avanti e metabolizzare. Anche a livello di squadra, non vale solo per me: dentro ci portiamo tutto per farne energia e carica».

Si alza anche il livello di competizione interna, però lì in mezzo c'è una coppia che diamo già per scontata, che è quella formata da lei e da Mercati, la Ma-Me o la Me-Ma...

«Con lui ci troviamo molto bene, diciamo che ci completiamo perché lui arriva dove non ce la faccio io e viceversa. Però nel gruppo siamo tanti e validi, anche lì in mezzo per cui per vincere sarà molto importante anche avere tanta competizione tra noi, un po’ in tutti i ruoli. Anche questo può fare la differenza per vincere».

E per vincere ci vuole più qualità o più quantità?

«Nel calcio di oggi non basta essere, non basta avere solo qualità e non basta neanche solo correre».

Il suo obiettivo personale per quest'annata?

«Vorrei migliorare a livello numerico, in termini di gol e assist. Però poi sarebbe molto importante raggiungere quel bersaglio grosso che ingrandirebbe tutto il lavoro di ciascuno: per cui quel che si desidera a livello personale si lega sempre a ciò che si ottiene come squadra, che conta di più».

Lei è un persona molto pacata, in campo invece sembra tutt’altro...

«Vero, sono un tranquillo. Ma in campo mi piace accendere: sul terreno di gioco la pacatezza non va bene, bisogna fare lo switch».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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