Il copyright è di Alessandro Mercati: «Crespi è un orso buono». In effetti Valerione si presenta di poche parole e sorrisi tirati per chi non ha accesso ai suoi codici umani: la sola ribalta che gli interessa, d’altronde, è quella del campo. Sono i gol: 7 in 13 partite di campionato, 4 in 6 gare di play off. Basta un termine per definire quello che è stato l’approccio dell’ex Avellino col mondo biancazzurro da gennaio in poi: devastante. E adesso, dopo il riscatto dal club irpino, «è il momento di consacrarmi», prendendosi l’Union Brescia che vuole (deve) vincere sulle sue spalle da bomberone.
Crespi, inizia un'altra stagione e lo fa con altri presupposti sia per lei che per l'Union Brescia.
Mah... il presupposto per me è lo stesso dell’anno scorso perché l’obiettivo non cambia: vincere. Un obiettivo che stavolta però dobbiamo portare a casa.
Però stavolta lei è qui dal «giorno 1»...
Di sicuro per me questa stagione è più importante.
I suoi primi 6 mesi sono stati davvero pazzeschi...
Sono stati senza dubbio i mesi più belli della mia ancor piccola carriera. Mi hanno lasciato tanta fiducia: è mancata solo la ciliegina, ma ci lavoreremo.
Perché li definisce i mesi più belli? Cosa ci ha trovato?
Una piazza importantissima un gruppo fantastico, tifosi che ci hanno spinto fino in fondo e oltretutto ho gatto gol importanti. Ecco, per tutto questo.
Lei è stato riscattato dal Brescia, ha firmato un triennale. Il mercato però è ancora aperto e potrebbe arrivare qualche offerta dalla B oltre al fatto che magari lei qualche offerta dal piano superiore se la sarebbe aspettata…
Forse sì, me l'aspettavo: ma non mi interessa. Io non ascolto le voci, neanche le sento. Sono qui, sono concentrato e non vedo l’ora di iniziare.
Come se la immagina questa stagione? Di certo lei è più che mai al centro di questo progetto…
Me la immagino come una stagione importante, come ce la immaginiamo tutti d’altronde. Poi però la dobbiamo realizzare sul campo.
Dalla finale play off che cosa si porta dentro come carica o come energia per questo campionato?
Ci sono state tanta rabbia e tanta delusione: ce le porteremo dietro durante l’anno per darci carica ed energia.
Quel gol favoloso gol con la Salernitana invece cosa le ha lasciato?
Un ricordo indelebile: è stato il gol più bello che abbia mai fatto. Inoltre in uno stadio pienissimo e molto carico. Allo scadere. Mi ha lasciato emozioni.
Cosa le dà invece il dialogo che ha con Corini?
Ogni volta sono consigli che mi hanno già aiutato molto a migliorarmi. E ancora migliorerò.
Marras, Rizzo Pinna, Casasola, Di Maria… si aspetterà più assist che mai.
Speriamo, speriamo....
Ha detto in un'intervista che il suo soprannome preferito è Hernan Crespi. L’originale Hernan, Crespo, lo conosceva o è dovuto andare a scavare su you tube essendo un giocatore di un’altra epoca?
Lo conoscevo perché io diciamo che ho una fede laziale, questione di famiglia. È una fede che mi ha trasmesso papà insieme alla storia di tanti giocatori: Crespo tra questi. E ci abbiamo sempre scherzato su anche tra noi, in casa.
Il giocatore invece al quale si sente davvero di assomigliare, o al quale vorrebbe assomigliare?
Anche se non attrraversa un bellissimo momento mi piace sempre tanto, e cerco anche di ispirarmi ai suoi movimenti Dusan Vlahovic. Poi per me sono stati preziosi alcuni consigli di Ciro Immobile (Crespi è stato nel settore giovanile della Lazion, ndr).
Prima alla FeralpiSalò poi all’Union Brescia: di certo lei da queste parti e con questa società si è sempre trovato bene. Come mai?
Questione di persone. Poi Brescia come città mi piace parecchio: la trovo stupenda. Se poi parliamo di piazza, tra stadio e tifosi è tutto splendido.
Si è fissato una quota gol da raggiungere?
No, no...
No o non lo dice per scaramanzia?
Non mi prefiggo mai nulla. Posso dire 10 o 15, ma tanto poi voglio fare sempre di più. Quindi tanto vale: la sola certezza è che dipende da me. Ma pensiamo all’obiettivo: «scappare» da questa categoria. Facciamo tutto insieme.
Con i gol dell’«orso buono».




