Inutile girarci intorno: è il momento più difficile per Eugenio Corini, da quando è tornato a Brescia. Il fatto che cada proprio in concomitanza con lo scontro diretto col Cittadella (sabato alle 17.30) è un guaio, ma pure un’opportunità. Dipende sempre da come reagisci, in fin dei conti. «Affronto questo momento con lucidità e motivazione». Questo lo stato d’animo, almeno a parole.
Nel volto tirato – inevitabile sia così – di Eugenio si scorgono le increspature, il non detto, le tensioni. Molto resta sottaciuto: «Vorrei che la gente capisse quanto sia difficile fare l’allenatore: devi riuscire a processare quello che hai detto e trasmetterlo alla squadra». Per trasmettere il concetto ricorre a un’immagine forte, ma icastica: «La tua m… devi mangiartela da solo, e far sbocciare solo i fiori».
Lo scontro diretto
A chi gli imputa un’eccessiva pacatezza, Corini replica: «Mi costa moltissimo mantenerla, insieme alla lucidità, ma è quello di cui ha bisogno la squadra». Ieri c’è stata la visita del presidente Pasini al San Filippo, «che ci ha espresso la sua vicinanza nei modi e nei termini che riteneva opportuni. È stata importante».

Alle porte c’è una sfida che sa di crocevia. Il Brescia è scivolato a meno otto dalla vetta: perdere sarebbe esiziale, per l’ambizione che coltiva l’ambiente pure un pareggio, in queste condizioni, servirebbe a poco. «Ai ragazzi ho detto che non so se vinceremo, ma sono certo che faremo una grande partita».
Il tecnico non lo dice apertamente, ma sembra percepire uno scollamento tra il sentimento esterno, «che è legittimo perché il tifoso ha tutto il diritto di essere arrabbiato», e la lettura del momento che si fa all’interno: «Il risultato sposta molto a livello emotivo, ed è comprensibile. È inutile che faccia qui analisi più approfondite. Sappiamo bene di dover dare di più. L’aspetto più importante è non farsi prendere dalla frustrazione: se sbaglio un gol, nell’azione successiva spacco la rete. La mentalità dev’essere questa. Dobbiamo essere arrabbiati perché non vinciamo».
Il campo e l’avversaria
La storia di questo avvio di campionato racconta pure che l’inconveniente è sempre dietro l’angolo. L’ultimo a fermarsi è stato Crespi («per una torsione del ginocchio, lavoreremo per recuperarlo quanto prima»), ma le cattive notizie non finiscono probabilmente qui: «In mattinata abbiamo avuto altre problematiche che dovrò valutare». Massimo riserbo sulle scelte tattiche, dunque: «Abbiamo le armi per partire in un certo modo e adattarci in base a quale piega prende la partita».

La novità più importante riguarda la porta: contrariamente a quanto annunciato una settimana fa, il rientro di Gori è anticipato a questa partita. «Per la strada che abbiamo fatto insieme e per l’esperienza che può darci. Tengo a sottolineare che non è in alcun modo una punizione per Zacchi: fin qui è stato eccezionale, e gliel’ho ribadito. È una decisione dettata dal momento».
Marras tornerà tra i convocati: «Ha fatto due allenamenti con noi, ma è fermo da quarantacinque giorni». Tradotto: dall’inizio non se ne parla. Si son viste premesse migliori. Anche perché, almeno sulla carta, questa è la partita più difficile dell’anno: «Il Cittadella è una squadra aggressiva, brava a palleggiare e a verticalizzare. Ma io non vedo l’ora di affrontarla. Il tifoso non vede l’ora di gioire, e tocca a noi fargli cambiare idea. Se superi un momento difficile, diventi molto più forte».




