Un allenatore si cambia se A) Non ha più in mano la squadra B) Si valuta che guardando le cose in proiezione sotto la sua guida la squadra non possa cresce C) Se è condannato dai risultati. Siamo partiti a bomba perché è inutile girarci intorno: l’Union Brescia andrà ancora avanti con Eugenio Corini? La risposta è sì, però con un «ma». Sì: la barra è dritta e il giorno dopo l’ingiustificabile sconfitta contro la Giana Erminio il termometro segnava ancora fiducia nel tecnico di Bagnolo Mella.
Ma: jolly e crediti sono andati bruciati e in dieci giornate appena i biancazzurri ne hanno utilizzati più di quanti se ne sarebbero potuti concedere in una stagione intera o quasi a una squadra che ha quello di vincere come unico comandamento (solo 5 vittorie in 10 partite sono un dato eloquente). Quindi: con il Cittadella sarà un dentro o fuori su tutta la linea. Per pensare di poter riaprire i giochi al vertice dopo essere sprofondati a un clamoroso -8 dal Cittadella e di conseguenza per poter pensare che Eugenio Corini continuerà a essere l’allenatore del Brescia. Siamo arrivati al momento della cosiddetta fiducia a tempo.
Il polso dall’interno
Nessuno, dall’interno del club, ha consegnato questo preciso messaggio che, semmai, è nelle cose. Le nubi sopra il cielo del tecnico nostrano sono tante e dense e hanno anche la forma e i nomi di allenatori che potrebbero essere presi in considerazione (Viali, che era già stato contattato prima di scegliere Corini) in caso di tracollo con tante auto candidature che nelle ultime ore sono fioccate da tutte le parti. Altri nomi in circolazione? Anche quello dell’ex FeralpiSalò Mimmo Toscano. Fin qui le scontate dinamiche calcistiche. Qual è però il polso da dentro? E quanto la rubrica dei contatti è calda? Al momento non si ha voglia di consultarla.

Torniamo allora ai criteri in base ai quali si sceglie se stare su una strada o cambiarla. Corini da questo punto di vista sarebbe condannato dai risultati. Il tandem dell’area sportiva Pederzoli-Ferretti valuta però soprattutto il punto A: c’è la convinzione che il gruppo sia compatto con l’allenatore. E a questo punto A si conferisce un peso decisivo. Quanto al punto B – l’analisi in proiezione dei progressi che la squadra può compiere rispetto al non punto in cui è ora – gli interrogativi sono maggiori perché siamo a esaminare un complesso che viaggia sulle montagne russe: che reagisce quando ha l’acqua alla gola, ma che poi si fa puntualmente risucchiare nel proprio vortice. Non è normale nemmeno alla luce di assenze molto pesanti e a rotazione dei giocatori più incisivi e decisivi e si tratta di segnali che non possono essere ignorati al pari del fatto che il Brescia è ancora una squadra che solo a momenti si basa davvero sul collettivo e che piuttosto va sui singoli.
Il vento ambientale

L’analisi della dirigenza tiene però in considerazione anche la capacità di rimanere lucido di Corini al quale si imputano determinate scelte, ma che non appare intaccato dal vento ambientale che soffia fortissimo contro di lui. La valutazione porta insomma a concludere che mister Eugenio sia ancora il miglior condottiero possibile, quello col quale si vuole arrivare alla fine e quello col quale ancora si pensa di poter svoltare nella convinzione che una scintilla possa bastare per decollare e far fruttare il grosso lavoro quotidiano. Poi ci sono le analisi sui giocatori con la sensazione che a dispetto di un gruppo dall’età media alta manchino personalità e cattiveria o capacità di lettura di certi momenti. La squadra non può rimanerne fuori. Poi c’è l’incredibile quantità di occasioni sprecate sotto porta.

La maniera in cui è stato subito il 2-1 a Gorgonzola, contro una squadra solo volenterosa, urla vendetta e non è peraltro un episodio così isolato: basta andare a rivedere il gol subito dalla Dolomiti Bellunesi. E non sono episodiche, bensì una costante, le difficoltà che si sono palesate contro squadre abbondantemente inferiori. Resta però la volontà di vivere una settimana raccolta e finalizzata alla ricerca della svolta proprio col Cittadella.
Il termometro presidenziale

Siamo arrivati fino a qui senza però aver ancora citato la vera variabile: Giuseppe Pasini. Il presidente dell’Union Brescia è alle prese con una serie di incombenze lavorative. Il tempo di rientrare dagli Usa – motivo per cui non era presente a Gorgonzola – che questa mattina è ripartito per la Germania. Il presidente, che fin qui ha difeso Eugenio Corini a spada tratta è segnalato come molto molto arrabbiato. Imbufalito anzi per il tipo sconfitta e per l’avversaria con cui è arrivata. Pasini è inoltre sottoposto a molte sollecitazioni.
Finora è riuscito a ignorare il sottofondo ambientale che però è diventato frastuono (la contestazione – verbale – di lunedì sera è stata molto pesante in particolare nei confronti del tecnico, ma non ha risparmiato la squadra) e non si è fatto condizionare. Fin quando potrà reggere? Perché anche il fattore piazza e relativo atteggiamento conta. E il veleno alla lunga fa male. Inoltre, ci sono i confronti interni alla società con più di un socio e consigliere a pensare che si debba cambiare strada. Dopo alcuni scambi di messaggi, Pasini si è confrontato con i suoi dirigenti. In questi giorni non accadrà nulla, ma nel linguaggio calcistico conta ogni cosa: compresa dunque la comunicazione arrivata questo martedì mattina molto presto del rinvio della conferenza stampa che era annunciata per oggi di presentazione del bilancio del club. I cuori sperano, ma sono in subbuglio: nessun destino è scritto, ma la partita col Cittadella detterà la direzione. Dentro o fuori.




