Padrone del proprio destino, capitano della propria anima. E ora dentro fino al collo in una missione finale possibile, ma tutta da costruire: è l’avvertimento prima di cominciare. Il Brescia, è tornato dalla trasferta di Salerno col vestito da Invictus (l’invincibile) già peraltro indossato più volte in stagione. Ai biancazzurri sta a pennello come dimostrano le 8 partite risolte in stagione – o trovando pareggi o cogliendo vittorie pesanti – tra Diana e Corini.
Con l’allenatore di Bagnolo Mella, in dicembre, era iniziato tutto proprio allo scadere: tra il colpaccio con la Dolomiti (Cazzadori al ’92), la vittoria con l’Inter Under 23’ (Silvestri e Cazzadori al 92’ e al 97’), il successo con l’Arzignano (rete decisiva di Boci al 90’).
Valore doppio
Però la «roba» – onestamente non si sa bene come definirla, ogni aggettivo non sembra abbastanza – che ha fatto Valerio Crespi, detto il «gorilla» è valsa doppio. Ovviamente sarebbe stato gradito e celebrato con salti sul divano e corse alla balaustra (per chi all’Arechi c’era) anche un gol particolarmente brutto.
Ma è che in quella rovesciata tanto disperata quanto unica (non c’è stato media che ieri non ne abbia veicolato l’immagine, per qualcuno è già il gol dell’anno in qualsiasi categoria) c’era dentro tutta l’essenza del Brescia: la capacità di tirar fuori il meglio e il bello quando tutto dice contro, la tendenza a compiere errori goffi dietro (rari, eppure proprio come domenica sera spesso costosi) o davanti (proprio Crespi prima di guadagnarsi un posto nella nuova e vecchia memoria biancazzurra) ma poi a farsi perdonare, rifiuto della sconfitta.
È l’arma che il Brescia sa maneggiare meglio, con disinvoltura: se non è la squadra più forte (fingiamo di dar retta a chi ne sa, dato che nessuno lo pronostica vincente...) è di certo sempre l’ultima a mollare. E questo, fu anche il marchio di fabbrica di quella squadra che vinse la serie B nel 2018-2019: allenatore Eugenio Corini.
Strumenti
Che ci riprova. In un’altra dimensione, in un’altra categoria. Però facendo leva sui suoi strumenti prediletti: l’organizzazione, la conoscenza e l’equilibrio possibilmente sopra la follia. Più equilibrato di così a Salermo il suo Brescia non sarebbe potuto essere e più folle di così, Crespi, non sarebbe potuto essere. Dove avrà trovato quella forza dopo una partita passata a darle e a prenderle.
Tacciamo poi sul coast to coast per andare a fondersi con i tifosi. La squadra che abbiamo ammirato davanti a 26.000 spettatori (che spettacolo...) ha dimostrato una padronanza e un controllo che avevamo iniziato a riconoscere nell’ultimo tratto di regular season. E quella stessa padronanza è anche di un allenatore che ora può scegliere e che lo fa.

Alternative
Che sa che la sua squadra ha delle dipendenze tattiche, ma che si tiene in tasca quei piani B e anche C (il Brescia di «tuttocampisti» proposto in Calabria ha sbaragliato aspettative e avversaria annichilita in mezzo oltre che disarmata davanti) che in stagione gli era stato spesso imputato di non avere. Banalmente, sono proprio gli uomini che possono cambiare sia i destini di una squadra che, ovviamente, di un allenatore stesso. Qui il destino - secondo pro memoria - non si è ancora compiuto e sarebbe un errore imperdonabile pensare che la rovesciata di Crespi ad acciuffare un 1-1 ormai insperato anche se stretto, significhi già qualcosa.
Certo è stato un mattone pesante per riaprire a dovere i giochi, certo quella rete è stata una doccia fredda sulla Salernitana e su un ambiente di colpo incupito: «Non mi piace questo clima da eliminazione» ha detto Serse Cosmi a caldo. Ecco: immaginare che al Rigamonti domani arriverà un’avversaria con la bandiera bianca non è proprio possibile. Sinceramente però: l’ultimo Brescia e, soprattutto, il Brescia dei play off non dà l’idea di poter cadere in un autotrappola.
Lo ricordiamo: i biancazzurri andranno in finale se vinceranno con lo stesso risultato, ma stessa identica cosa vale per la Salernitana. E in caso di parità al 90’ ci saranno i supplementari ed eventualmente i rigori. Sarà una questione mentale, ma anche fisica. E, ecco: fisicamente il Brescia dei mille protagonisti (c’è spazio per tutti, come ha dimostrato domenica il «ripescato» Valente) dà la sensazione che tre settimane di lavoro raccolto senza gare ufficiali abbia giovato mentre gli avversari (e Cosmi domani qualcosa cambierà) iniziano a pagare il conto di 5 partite di «spareggio» in 14 giorni. Anche qui: bisogna pensare a se stessi. E al proprio dosaggio di energie e risorse.
I meriti
Di certo c’è che il Brescia non può camminare – figuriamoci correre – da solo. Ha bisogno della sua gente. Non solo dello zoccolo durissimo, ma anche della città. La piazza: tutta. Senza eccezione senza deroghe. Sono graditi anche i semplici simpatizzanti: purché disposti a partecipare davvero, a soffrire davvero. Ripetiamo quanto avevamo già sostenuto dopo la vittoria nei quarti a Casarano: questo gruppo si merita affetto, se l’è conquistato con la credibilità. Da sold out.




