I 114 anni del Brescia, dalla fondazione allo spettro fallimento

Nel giorno più buio ripercorriamo in 10 punti le date principali della storia delle rondinelle. Dalla «V» sul petto alla prima serie A, da Corioni, Baggio, Mazzone e l’Intertoto fino a Cellino
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La storia del Brescia: alcuni dei momenti più importanti
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A sapere già l’esito di questi lunghi giorni fa male guardarsi indietro e ripercorrere 114 anni di storia del Brescia. Perché il passato delle rondinelle è costellato di grandi soddisfazioni, di successi, di campioni che hanno lasciato un segno indelebile nel calcio mondiale. Ma anche di tante delusioni. Fino all’ultima, la più dolorosa.

Ma ora, nel momento più buio per la città e per i suoi tifosi, ciò che è stato può insegnare che nulla è davvero finito. E che anche le rondinelle possono vestire i panni della fenice e risorgere dalle loro ceneri.

1. La nascita e la V sul petto

Tutto inizia il 17 luglio 1911, quando le società Forti e Liberi, Club Sportivo Brixia, Gymnasium, Us Bresciana si fondono dando vita a un nuovo club: il Foot Ball Club Brescia. È Franco Apollonio ad assumere la carica di presidente fino al 1915 (poi di nuovo dal 1919 al 1920). A fine anni ‘30 risale la comparsa della «V» bianca su sfondo blu, richiamando i colori del gonfalone della città: la data, ormai storia, è il 19 febbraio 1928 contro il Torino Campione d’Italia. Tra leggenda e storia c’è chi dice che la V rappresenti l’iniziale della parola latina «Voluntas». Quel che è certo è che gli spettatori la abbinano fin da subito alle ali delle rondini. I bresciani diventano così le «rondinelle».

Dimitri Bisoli, capitano del Brescia - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
Dimitri Bisoli, capitano del Brescia - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

2. La prima promozione e Renato Gei

Dopo circa quindici anni tra le varie leghe regionali, la svolta arriva nella stagione 1929/30 con la partecipazione al primo campionato di serie A. Vi rimane per due stagioni fino alla retrocessione nel campionato 1931/32. Dopo tre decadi di su e giù tra la massima serie e la cadetteria, la svolta arriva a metà anni ‘60 con Renato Gei in panchina e Virginio De Paoli. La massima serie viene mantenuta per tre stagioni consecutive: nono posto nel 1965-1966, tredicesimo nel 1966-1967 e 1967-68, quattordicesimo posto finale e retrocessione

3. Gino Corioni acquista la squadra

Gino Corioni e Carlo Mazzone
Gino Corioni e Carlo Mazzone

Uno degli altri punti di svolta della storia biancoblu è il 1990, con la comparsa in scena di Gino Corioni. L’imprenditore di Ospitaletto, con alle spalle la presidenza della squadra del Comune dell’hinterland, era al tempo proprietario del Bologna. Ecco perché la guida delle rondinelle verrà assunta solo nel 1992 dopo la vendita del club felsineo. Si apre in quegli anni la più gloriosa parentesi del Brescia Calcio, con Corioni al timone per 22 anni fino a luglio 2014.

4. Il torneo Anglo Italiano

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Il trentennale del trionfo del Brescia a Wembley

Domenica 20 marzo 1994. Una data scolpita col fuoco nella storia del club. È allora infatti, sul campo di Wembley, che il Brescia conquista il suo unico trofeo: l'Anglo Italiano. Il Brescia targato Mircea Lucescu lo vince dopo un cammino iniziato nell’autunno del 1993 e terminato nella primavera del ’94, battendo in finale il Notts County per 1-0. Decisiva una rete di Lele Ambrosetti.

5. I grandi campioni

La stagione dei grandi campioni è partita. E tutto inizia con il «Maradona dei Carpazi»: Gheorghe Hagi approda alla corte di Corioni nel 1992. In panchina c’è Lucescu e viene seguito dai connazionali Sabau e Raducioiu. Ma la star è lui, il sinistro magico sbarcato dal Real Madrid.

L’apice delle V bianche però ha due nomi e due volti: Carlo Mazzone e Roberto Baggio. L’ex Pallone d’Oro giunge a Brescia nel 2000 seguendo l’allenatore romano. Si apre una parentesi unica per le rondinelle, con cinque anni consecutivi in serie A e il passaggio di nomi giganteschi per una squadra di provincia: Pep Guardiola, Dario Hubner, Luca Toni, Andrea Pirlo, Luigi Di Biagio. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

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«Sei sempre tu che ci porti in vantaggio»: il video podcast sugli ultimi sei mesi di carriera di Roberto Baggio

6. L’ottavo posto in serie A e la Coppa Intertoto

Il ciclo che si apre sotto la guida di Mazzone ha il suo apice con la doppia partecipazione alla Coppa Intertoto. Nel 2001, dopo l’ottavo posto dell’anno precedente in serie A, arriva in finale e nel doppio confronto con il Paris Saint-Germain esce solamente dopo due pareggi e uno storico 1-1 allo stadio Rigamonti. L’anno dopo invece, a seguito della nona posizione in A, torna in Europa. Questa volta a decretare la fine dei sogni bresciani è il Villarreal. Parentesi: il 30 settembre 2001 è la data della «folle corsa» di Carlo Mazzone sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta.

Baggio, Appiah e Guardiola
Baggio, Appiah e Guardiola

7. Il rischio fallimento e la riammissione

La stagione 2013-2014 è invece segnata da grande instabilità, con tre cambi in panchina e il 13esimo posto finale. A fine campionato una grave crisi finanziaria mette a rischio l’iscrizione in serie B: Ubi Banca concede un prestito da 4 milioni di euro solo a fronte delle dimissioni del presidente Corioni (morirà l’8 marzo 2016), sostituito temporaneamente da Luigi Ragazzoni.

Nel febbraio 2015, su impulso di Ubi e del presidente di Confindustria Brescia Marco Bonometti, la proprietà passa alla fiduciaria Profida, con Rinaldo Sagramola al timone operativo e Alessandro Triboldi nuovo presidente. Nonostante il cambio di gestione, il Brescia retrocede aritmeticamente in Lega Pro con due turni d’anticipo, complice anche una penalizzazione di sei punti per ritardi nei pagamenti. Il 3 agosto 2015 arriva però il ripescaggio in serie B, in sostituzione del Parma escluso.

8. Arriva Massimo Cellino

Massimo Cellino accanto allo storico stemma del Brescia Calcio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino accanto allo storico stemma del Brescia Calcio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

L’era Cellino si apre ufficialmente il 10 agosto 2017. L’imprenditore sardo rileva la società per 6,5 milioni di euro, cambia lo stemma delle rondinelle, e da lì inizia un valzer fatto di esoneri, promozioni e retrocessioni (il Brescia detiene il record storico di passaggi dalla B alla A, ben 12) e soprattutto delusioni.

9. In serie C, anzi no

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Brescia-Cosenza: le immagini degli scontri (contenuti sensibili)

L’acme dello sconforto, almeno fino a questi giorni. L’1 giugno 2023 le rondinelle escono sconfitte dal doppio turno di play out contro il Cosenza, con tanto di disordini in campo e fuori per mano dei tifosi. Sembra tutto finito ma irregolarità sul fronte iscrizioni da parte della Reggina valgono nuovamente la riammissione in cadetteria.

10. Il baratro

E si arriva ad oggi, con la penalizzazione, la retrocessione in serie C e soprattutto la strada che porta verso il fallimento.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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