Il Brescia si ripete in pochezza: contro la Triestina 0-0 da fischi

Senza capo né coda: almeno con un pari. Già, bisogna persino essere «contenti» dello 0-0 strappato in casa contro la Triestina. Che con un piede e trequarti in serie D – l’aritmetica è in agguato – facendo le sue semplici, brave e dignitose cose nonostante una difesa rabberciata e un ruolino di marcia da cinque ko consecutivi (10 nelle ultime 12 gare), al Rigamonti è persino stata più vicina a vincere che no.
L’analisi
Di conseguenza, il Brescia è stato più vicino alla sconfitta che non ai tre punti. È un’estremizzazione: ma è un dato di fatto che i giuliani hanno avuto tre occasioni molto nitide – le prime due nei primi 4’, la terza quasi in coda con Gori bravissimo su diagonale di Faggioli – mentre i biancazzurri hanno effettuato il primo tiro in porta al 94’ su acrobazia di Balestrero per poi provarci quasi sul fischio finale con conclusione di Cisco deviata. E stop.
Il resto, è il racconto di un pomeriggio che doveva essere quello del riscatto post AlbinoLeffe e che invece è finito in fischi, richiesta di uno spirito consono via coro («noi vogliamo gente che lotta») e un chiarimento – al quale ha preso parte anche Corini – sotto la Nord che poi ha congedato tutti con un applauso incoraggiante. Testa alla prossima. Ma quale testa? Perché quella adesso gira e fa un po’ male perché gli ultimi 180’ del Brescia sono da scervellarsi e portano a evidenziare uno stato d’involuzione. Che sinceramente, da fuori, mentre da dentro si getta acqua sul fuoco, preoccupa.
Le mancanze
Non siamo ciechi e nemmeno disattenti di fronte ai bollettini, l’unica vera costante della stagione, dall’infermeria: vengono spremuti sempre i soliti (e ora occorre anche stare in pensiero per Crespi, sostituito nella ripresa si pensava per cattivo rendimento e invece ha sentito un «pizzichio» al flessore sospetto). Ma ugualmente non possono essere concesse attenuanti. Perché la stanchezza fisica e la «cottura» non possono bastare a giustificare una prestazione come quella di ieri contro avversari, lo ripetiamo, molto dignitosi, ma pur sempre virtualmente retrocessi e che peraltro a gennaio si sono anche private dei loro giocatori migliori.
Diamo alla Triestina ciò che le va dato, ma è tutto dipeso da un Brescia che ha perso tutti i duelli, che di testa ne ha prese poche, che sulle seconde palle non è pervenuto. Il primo tempo è stato pessimo e bisogna pure ringraziare Ascione per la grazia ricevuta: ha fallito un rigore in movimento. Tutto era nato da una leggerezza (un inutile preziosismo) di Marras. Ecco, Marras: fantasmatico. Ha sbagliato tutto lo sbagliabile e la sua prova è stata la cartina di tornasole di tutta la gara.
Una gara che avrebbe avuto bisogno di ben altro atteggiamento, di ben altra rabbia: di virtuali scarpate invece che di accenni di passeggiate in ciabatte. Non è consentito mai, men che meno in serie C. Il Brescia ha anche sciabattato, sì. E quando ci si presenta così diventa del tutto inutile anche recriminare per un rigore – atterramento di Boci da parte di Vicario – che l’arbitro non ha ritenuto di assegnare nemmeno dopo un review, ma che sinceramente è apparso netto.
Le difficoltà
Davvero però: di fronte alle cose brutte di ieri, unitamente a quelle di martedì, attaccarsi all’episodio sarebbe troppo. Se è stato un Brescia al solito nel primo tempo sempre molto sulle sue e sempre a disagio anche in ripartenza, nel secondo tempo – in cui Corini ha subito presentato Armati, Cisco e Mallamo – è stato appena più accettabile dal punto di vista dell’intensità, ma non ha avuto un filo logico e ha solo provato a buttare palloni in area cercando di far succedere qualcosa senza però essere mai davvero pericoloso se non, come abbiamo detto, nel finale.
Reparti distanti, nessuna connessione tra l’attacco – e se fuori Crespi entra Valente e non uno tra Maistrello e Spagnoli vuol dire che i recuperi ancora non sono tali – e un centrocampo che senza palleggiatori soffre terribilmente. Senza un certo tipo di centrocampo è ovvio che la manovra e l’impianto ne risentano, che la fatica sia doppia: ma torniamo sempre a un atteggiamento manchevole. Che non vorremmo nascondesse anche un po’ di presunzione. Ora: dietro il Trento è a -3, il Lecco è tornato a -4. In una settimana, il Brescia si è trasformato da carrozza a zucca. E farsi delle domande, si deve.
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