Il Brescia si ripete in pochezza: contro la Triestina 0-0 da fischi

Biancazzurri spenti e più vicini alla sconfitta che ai tre punti, contro una squadra quasi in D. Primo tempo pessimo, secondo appena più accettabile
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Serie C, gli scatti di Union Brescia-Triestina
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Serie C, gli scatti di Union Brescia-Triestina

Senza capo né coda: almeno con un pari. Già, bisogna persino essere «contenti» dello 0-0 strappato in casa contro la Triestina. Che con un piede e trequarti in serie D – l’aritmetica è in agguato – facendo le sue semplici, brave e dignitose cose nonostante una difesa rabberciata e un ruolino di marcia da cinque ko consecutivi (10 nelle ultime 12 gare), al Rigamonti è persino stata più vicina a vincere che no.

L’analisi

Di conseguenza, il Brescia è stato più vicino alla sconfitta che non ai tre punti. È un’estremizzazione: ma è un dato di fatto che i giuliani hanno avuto tre occasioni molto nitide – le prime due nei primi 4’, la terza quasi in coda con Gori bravissimo su diagonale di Faggioli – mentre i biancazzurri hanno effettuato il primo tiro in porta al 94’ su acrobazia di Balestrero per poi provarci quasi sul fischio finale con conclusione di Cisco deviata. E stop.

Il resto, è il racconto di un pomeriggio che doveva essere quello del riscatto post AlbinoLeffe e che invece è finito in fischi, richiesta di uno spirito consono via coro («noi vogliamo gente che lotta») e un chiarimento – al quale ha preso parte anche Corini – sotto la Nord che poi ha congedato tutti con un applauso incoraggiante. Testa alla prossima. Ma quale testa? Perché quella adesso gira e fa un po’ male perché gli ultimi 180’ del Brescia sono da scervellarsi e portano a evidenziare uno stato d’involuzione. Che sinceramente, da fuori, mentre da dentro si getta acqua sul fuoco, preoccupa.

Le mancanze

Non siamo ciechi e nemmeno disattenti di fronte ai bollettini, l’unica vera costante della stagione, dall’infermeria: vengono spremuti sempre i soliti (e ora occorre anche stare in pensiero per Crespi, sostituito nella ripresa si pensava per cattivo rendimento e invece ha sentito un «pizzichio» al flessore sospetto). Ma ugualmente non possono essere concesse attenuanti. Perché la stanchezza fisica e la «cottura» non possono bastare a giustificare una prestazione come quella di ieri contro avversari, lo ripetiamo, molto dignitosi, ma pur sempre virtualmente retrocessi e che peraltro a gennaio si sono anche private dei loro giocatori migliori.

Diamo alla Triestina ciò che le va dato, ma è tutto dipeso da un Brescia che ha perso tutti i duelli, che di testa ne ha prese poche, che sulle seconde palle non è pervenuto. Il primo tempo è stato pessimo e bisogna pure ringraziare Ascione per la grazia ricevuta: ha fallito un rigore in movimento. Tutto era nato da una leggerezza (un inutile preziosismo) di Marras. Ecco, Marras: fantasmatico. Ha sbagliato tutto lo sbagliabile e la sua prova è stata la cartina di tornasole di tutta la gara.

Una gara che avrebbe avuto bisogno di ben altro atteggiamento, di ben altra rabbia: di virtuali scarpate invece che di accenni di passeggiate in ciabatte. Non è consentito mai, men che meno in serie C. Il Brescia ha anche sciabattato, sì. E quando ci si presenta così diventa del tutto inutile anche recriminare per un rigore – atterramento di Boci da parte di Vicario – che l’arbitro non ha ritenuto di assegnare nemmeno dopo un review, ma che sinceramente è apparso netto.

Le difficoltà

Davvero però: di fronte alle cose brutte di ieri, unitamente a quelle di martedì, attaccarsi all’episodio sarebbe troppo. Se è stato un Brescia al solito nel primo tempo sempre molto sulle sue e sempre a disagio anche in ripartenza, nel secondo tempo – in cui Corini ha subito presentato Armati, Cisco e Mallamo – è stato appena più accettabile dal punto di vista dell’intensità, ma non ha avuto un filo logico e ha solo provato a buttare palloni in area cercando di far succedere qualcosa senza però essere mai davvero pericoloso se non, come abbiamo detto, nel finale.

Reparti distanti, nessuna connessione tra l’attacco – e se fuori Crespi entra Valente e non uno tra Maistrello e Spagnoli vuol dire che i recuperi ancora non sono tali – e un centrocampo che senza palleggiatori soffre terribilmente. Senza un certo tipo di centrocampo è ovvio che la manovra e l’impianto ne risentano, che la fatica sia doppia: ma torniamo sempre a un atteggiamento manchevole. Che non vorremmo nascondesse anche un po’ di presunzione. Ora: dietro il Trento è a -3, il Lecco è tornato a -4. In una settimana, il Brescia si è trasformato da carrozza a zucca. E farsi delle domande, si deve.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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