Tutto è bene quel che finisce bene. O che (ri)comincia bene? Perché ci sono delle code - di momenti di tensione, di giorni che hanno l’aria della resa dei conti o da «corteo funebre» per dirla con parole di Eugenio Corini - che potenzialmente celano altri inizi. È come quando si conclude la stagione di una serie e gli autori la chiudono lasciando intendere che la piattaforma ha rinnovato il rapporto e dunque un sequel ci sarà.
Facendo i conti con la propria crisi, nella quale all’interno tutti sono stati messi e si sono docuto mettere in discussione, contro la capolista Cittadella l’Union Brescia ha tratteggiato con una certa precisione la trama per pagina due. Riaprendo i giochi al vertice che allo stato attuale non sono però un affare a due, ma un gioco a tre dato che il Trento – in silenzio – è tornato lì – secondo (a -4 dalla vetta) – nei panni di squadra del momento.
Occhi aperti e testa a posto dopo aver esposto i nervi e il cuore a esercizi di extrasforzo. Cosa si può sperare ora? Che insiprando ossigeno i biancazzurri abbiano eliminato anidride carbonica, ovvero tossine anche da pressione a un certo punto divenuta schiacciante. Sabato pomeriggio ci si è tolti un bel peso.
L’allenatore, la sua sofferenza e il suo riscatto
Se l’è levato di dosso prima di tutto Eugenio Corini: arrivato alla sfida con i granata nei panni di incudine, uscito da quella stessa sfida come martello.
È tornato, per tutti, in posizione di forza. Lui non aveva mai dubitato del fatto di esserlo per i suoi giocatori, ma c’era bisogno di dare dei riscontri tutto intorno. Anche al costo di una grande sofferenza umana che il tecnico di Bagnolo Mella non ha nascosto nel dopo partita, mandando messaggi qua e là, e che non aveva celato nemmeno alla vigilia quando aveva utilizzato toni, parole e un linguaggio del corpo «estremi» rispetto ai suoi consueti canoni.

In gioco c’è stata la testa di Corini, ma in discussione c’è stato anche il progetto tecnico-tattico. L’allenatore se l’è giocata come ha creduto: sorprendendo con qualche scelta in partenza, sorprendendo con qualche cambio in corso. Ha fatto anche in questo caso cose diverse, anche coraggiose (vedi i cambi) rispetto ai propri codici. E adesso che gli animi sono più sollevati insieme a una classifica che all’improvviso pare rosea, non resta che...dimostrare ulteriormente. Con il Cittadella è stata fatta scoccare una scintilla significativa: ora occorre trasformarla in un fuoco capace di ardere in maniera continua.
La sciabola e l’agonismo
Sabato si è visto «il Brescia che vorrei», a misura di tifoso: un Brescia sciabola in mano, dai pensieri coordinati e calibrati, con punte di qualità, ad alto tasso di agonismo capace com’è stato di pareggiare in questo fondamentale avversari che come da buona tradizione si sono dimostrati abili anche nel provare a far scattare la trappola del «mani addosso» senza tanti complimenti. L’Union non ha abboccato e laddove non è stata protetta dall’arbitro ha fatto da sè.

Un Brescia che era in emergenza in attacco, ma non si è visto perché è scattato il servizio di mutuo soccorso: senza Crespi, senza Spagnoli, con Marras in campo solo per spicci di gara nel finale dopo l’infortunio che ha contribuito a segnare in negativo le sorti di squadra dell’ultimo periodo. Emblematica la prova di Pellegrini – era tra gli osservati speciali – che si è saputo reinventare là davanti.
Le dimostrazioni
È poi venuto fuori, forse per la prima volta in queste proporzioni, il peso della personalità di Casasola ed è stato chiaro cosa significhi avere un Rizzo Pinna che può fare cose come quella che ha fatto da fermo. E poi Di Molfetta: dentro quella palla morta fatta tornare in vita per andare a confezionare il 2-1 si è visto tutto lo spirito che animava la squadra. Una squadra che nella sua pur breve storia aveva già fatto sapere di essere in grado di trovare una reazione quando è all’angolo. Salvo poi non riuscire a dare prova di continuità.
Dopo tanto patire e falsi allarmi, il tempo giusto per far capire che la svolta è quella giusta, è questo. Lo step da raggiungere è quello di saper come fare e cosa fare anche contro le «mini» del campionato perché contro le pari grado le prove di superiorità già ci sono state. La nottata è passata e sarà al tramonto (del campionato) che si vincerà. Intanto, che nuova alba sia stata.




