Eugenio Corini in versione pentola a pressione è una novità degli ultimi giorni. «Dopo questa partita non volevo nemmeno parlare: bastano le immagini». Una, in particolare: la corsa di Silvestri ad abbracciarlo, insieme a tutta la squadra. Quel gesto condensa tutte le tensioni degli ultimi giorni. «Ho sentito che mi stavano portando via qualcosa che amo con tutto me stesso, e per questo ho voluto combattere a testa alta».
Il crocevia
È così: si era arrivati al dentro o fuori. Non è un mistero che un’eventuale sconfitta del suo Brescia avrebbe spalancato scenari infausti, soprattutto per lui. E invece la risposta della squadra è stata netta, risoluta. Inequivocabile. Il messaggio trasmesso all’esterno è sempre stato che il gruppo fosse compattissimo insieme al suo allenatore. E la partita di questa sera ne è stata la rappresentazione plastica.
I sassolini che si toglie Corini bastano a buttar giù un selciato: «Prendiamo atto del fatto che non sempre ci sia la volontà di accompagnarci nei momenti di difficoltà. Noi però abbiamo dato una grande risposta sul campo». A chi si riferisce? «A nessuno in particolare – spiega –. È giusto criticare, ma questa squadra merita pure di essere sostenuta. Merita rispetto. Prima della partita la mia sembrava quasi una processione funebre, tutti che mi davano pacche sulle spalle. Io invece dico che ho le spalle larghe e che finché sarò qui sono pronto a dare tutto me stesso».

Potenziale svolta
Il presente dice comunque che la vittoria col Cittadella porta un’aria nuova, potenzialmente rivoluzionaria: da un possibile meno undici si è passati a meno cinque. «Non so cosa nascerà da questa partita, ma questa reazione mi rimarrà nel cuore, qualunque cosa succeda. Non avete idea di cosa mi smuova dentro l’idea di riportare questa squadra dove merita».
Il cammino è lungo, il Brescia si è rimesso in carreggiata. E sul campo ha dimostrato di essere più forte del Cittadella: «Una prestazione così non la fai per caso, è figlia del lavoro dei mesi scorsi. La nostra vera svolta non è questa, ma è la vittoria di quasi un anno fa con la Dolomiti Bellunesi, col gol al 94’ di Cazzadori. Manca un’eternità, però questo era un passaggio importante e abbiamo dato una risposta».




