È la sera. Si gioca il «primo tempo» di Casarano-Brescia. Che è come l’inizio di una nuova era: quella nella quale, Eugenio Corini e i suoi sono chiamati a dimostrare definitivamente chi sono, da dove vengono, cosa portano e dove vogliono andare. Rotta su un sogno chiamato serie B. E per farlo decollare occorre passare dalla forche caudine, non meglio identificate, di uno stadio Capozzi, piccolino (6.500 posti: è sold out), ma «cattivo».
Sarà un benvenuti al sud in piena regola per un Brescia che ha ben presente che il Casarano è un ostacolo da maneggiare con cura (chi non l’ha ben presente invece o non ha mai seguito la serie C o non ci ha capito proprio nulla), ma che principalmente ha ben presente di essere nei panni della favorita: per risorse e potenzialità, ma anche per il dato di fatto oggettivo di poter far valere il fattore classifica in caso di parità al termine della doppia sfida.
La pressione da battere

Con annessi e connessi dell’essere i favoriti: il primo nemico è la pressione, quella che c’è stata tutta un’annata per imparare a gestire e non sempre è andata benissimo. Questa è l’ora di dimostrare che ogni lezione è stata preziosa e che un ripasso accelerato dei fondamentali mentali e fisici di tre settimane è stato quanto di più utile a questo mondo. Più utile di un ritmo partita che è la vera incognita che accompagna la squadra di Corini. Che ha tutto per riuscire a tenere fede alle aspettative. Intanto di questo turno.
Ha tutto tranne i tifosi che come si pensava sono stati fermati dalla Prefettura di Lecce per un gioco di gemellaggi incrociati che per chi valuta comportano troppi rischi di ordine pubblico. Il presidente Pasini non capisce e non si adegua. Infatti, il presidente del Brescia ha diramato una nota in cui addirittura esprime «sdegno» per una scelta «assurda e mortificante, che infligge una penalizzazione non solo al nostro club, ma allo sport stesso». Così è, anche se non pare. Con pari trattamento riservato ai tifosi del Casarano in vista del ritorno di mercoledì.
Il campo
Dove eravamo rimasti? Al campo. E dove era rimasto il Brescia? Ai progressi dell’ultima porzione di regular season, a un adattamento tattico che alla squadra ha dato una conformazione solida e imprevedibile. Però non concreta davanti a dispetto del materiale offensivo prodotto. Lecito questa sera aspettarsi un Brescia ragionante e ragioniere, tra il prendere le misure, tra capire chi si ha effettivamente di fronte e dove ci si misura, tra la necessità di tenere a mente che quello di stasera è il primo tempo.
Non c’è, prima di tutto, da buttarsi via. C’è da essere maturi ed eventualmente «chirurgici» come ha auspicato Gori. Il Casarano è una brutta bestia (l’ottavo posto nel girone C sarebbe stato forse un piazzamento tra le primissime nel girone A…), ma i biancazzurri hanno qualità ed esperienza per ammansirla. È la sera. E – quando domani sarà un anno dalla bomba che fece saltare in aria il Brescia calcio – non vediamo l’ora: di un definitivo processo di catarsi. Forza Brescia.
Ultime di formazione
(di Fabrizio Zanolini)

Provino positivo per Mallamo che è partito con la squadra: difficile ipotizzare un suo impiego dal 1’ dopo il forte affaticamento muscolare che lo ha tenuto in differenziato per quasi tutta la settimana. Capitan Balestrero è in vantaggio su Armati come terzo difensore a destra, con Silvestri e Rizzo a completare il trio davanti a Gori. De Maria e Cisco esterni con Mercati e uno tra Zennaro e Fogliata (o Balestrero se c’è Armati dietro) in mediana. Lamesta e Marras a supporto di Crespi in attacco. Out Cantamessa per febbre.




