Il blasone è quel che è, ma questo dettaglio non inganni: il Casarano sogna in grande, e se è vero che al Brescia poteva andar peggio (nel lotto delle possibili avversarie c’era pure la Salernitana), il verdetto dell’urna contrapporrà all’Union la scheggia impazzita di questi play off.
L’andata si giocherà il 17 maggio, nel Salento. Ritorno il 20 al Rigamonti. In caso di parità nei 180 minuti passerebbe il Brescia, che accedendo semifinale pescherebbe la vincente proprio di Salernitana-Ravenna: anche qui il ritorno sarebbe in casa, a differenza dell’eventuale finale.
Le ambizioni

Casarano è un Comune in provincia di Lecce, poco più di diciottomila abitanti. Una piccola realtà, che coltiva però ambizioni importanti. Il presidente è Antonio Filograna Sergio, nipote dell’Antonio Filograna che negli anni Ottanta fece vivere ai salentini alcune delle migliori annate della loro storia, sfiorando più volte il salto in B. Il sogno malcelato è ripercorrere le orme dello zio, anche se quest’anno ufficialmente l’obiettivo era una salvezza tranquilla, già ampiamente superato.
La proprietà ha disponibilità economiche importanti per la categoria: ha riportato il club in serie C dopo vent’anni appena una stagione fa, grazie al primo posto nel girone H della scorsa serie D. Il ritorno tra i professionisti è dunque andato oltre le aspettative: ottavo posto nel raggruppamento C al termine della stagione regolare, qualche vittima eccellente mietuta nel percorso, come il Benevento (già promosso alla prima) o il Catania a fine novembre.
I play off fin qui
Il posizionamento in campionato non ha concesso scorciatoie al Casarano, che ha partecipato ai play off sin dalla fase del girone: nel primo turno ha battuto 2-0 il Monopoli, nel secondo ne ha rifilati addirittura cinque ad un Cosenza in crisi nera, ma che aveva pur sempre chiuso il campionato al quarto posto. Poi l’incredibile rimonta nel primo turno della fase nazionale: dopo aver perso 2-0 l’andata col Renate, è riuscito nell’impresa di ribaltare il punteggio nel ritorno disputato ieri in Brianza (3-0).
Gli uomini
Da qualche mese il Casarano è modellato su un 4-3-3 che ne esalta le doti offensive: la stella è Cosimo Chiricò, diciannove gol e tredici assist in stagione. Un’iradiddio. In carriera ha giocato in piazze importanti: Lecce, Parma, Monza, Crotone, Catania. Solo per citarne alcune. Lui agisce da esterno, sul fronte opposto di Leonetti. Il terminale offensivo è Grandolfo, arrivato a gennaio dal Trapani e già autore di sette reti tra stagione regolare e play off. Tra loro, nel girone di ritorno, si è creata una bella alchimia.
L’effetto sorpresa è comprensibile tenendo conto di dove fosse il Casarano appena un anno fa, ma la rosa è allestita per competere a livelli alti in C. Proprio come il Brescia, è stato rallentato da parecchi infortuni quest’anno. L’esperienza è disseminata un po’ ovunque: Chiricò ha trentaquattro anni, in mezzo il leader è Maiello, coetaneo dell’esterno, ex di Frosinone e Bari da quasi cinquanta presenze in serie A. Dietro il migliore è Federico Giraudo, prelevato dal Perugia. Una garanzia sulla fascia. Il portiere è giovanissimo: Bacchin, un 2002. Dopo un avvio di stagione punteggiato di errori si è pienamente ripreso, e dà garanzie. Occhio anche a Cerbone, un’ala del 2007 sulla quale ha già messo le mani la Juventus, e che ieri ha aperto le marcature col Renate.
L’allenatore

Alla guida della squadra, da un paio d’anni, c’è Vito Di Bari. Formalmente era il vice di Federico Giampaolo nel 2024 a Bari, non avendo ancora ottenuto il patentino, ma fu di fatto uno dei grandi artefici (se non il principale) della salvezza dei pugliesi in quella complicata stagione di serie B. Ha preso in mano il Casarano un anno e mezzo fa quand’era secondo in D, gli ha fatto vincere (dominando) il campionato, e adesso vuol continuare a sognare.
Ha virato sul 4-3-3 dopo gli arrivi di gennaio, in particolare quello di Giraudo. Nel girone d’andata ha quasi sempre schierato i suoi con il 3-4-3, adottato anche ieri a Renate, ma solo per le esigenze specifiche di una gara che richiedeva meno equilibrio e maggiori sforzi offensivi. Tutto lascia credere che col Brescia possa ripristinare il modulo a quattro. Il punto debole è l’eccessiva permeabilità: i leccesi hanno chiuso il girone C con la seconda peggior difesa, anche se la tenuta è migliorata dalla vittoria col Cosenza in poi, a metà marzo.

Col Brescia ritroverà Ferrara, uno dei suoi fedelissimi (centrocampista), non avrà Versienti (squalificato, anche lui gioca in mezzo) e rischia di perdere Lulic, un altro ex Bari, uscito ammaccato dalla gara di ieri. Il Brescia giocherà l’andata al Capozza, stadio da poco più di seimila posti che tra il 2011 e il 2012 fu la casa della Nazionale Under 21. Partirà da una posizione vantaggiosa, conquistata con merito sul campo. Ma guai a sottovalutare la cenerentola di questi play off.




