Abbracciamoci forte e vogliamoci bene: nonostante tutto. Abbracciamo forte Alberto Spagnoli e accarezziamogli una testa che all’ultimo respiro di una partita pazza è andata a dar forza a un pallone che forza non ne aveva su cross di Casasola. Un gol che è stato un bivio: quello che ha separato l’Union Brescia da riflessioni profonde alla certezza di avere invece un gruppo dal forte tratto umano. Che come può e con quello che ha, la sconfitta non la accetta. E infatti da Lecco torna imbattuta. E per come si era messa questa è più notizia del fatto che l’«accorcio» sul -3 al Cittadella non sia riuscito.
I segnali
È stato rosicchiato un punto appena: non era scontato. Proprio perché a Lecco si erano verificati segnali brutti. L’infortunio di Zennaro (meglio incrociare le dita) dopo appena 17’, un rigore prima guadagnato e poi sbagliato da Crespi con una modalità da consegnare alla vecchia Gialappa’s Band: scivolata maldestra al momento del tiro e pallone alle stalle. Il tutto quando i biancazzurri erano già andati sotto 1-0 patendo la seconda sortita in ripartenza del Lecco con Murillo a sorprendere alle spalle Silvestri che era in anticipo e a costringere Zacchi all’intervento con respinta sulla quale è arrivato Capelli. Segnali brutti che erano stati preceduti da altri segnali brutti tra il forfait di Rizzo in settimana e le altre defezioni dell’ultima ora con l’aggiunta della notizia dell’allungamento dei tempi di recupero per Marras.

Segnali brutti che erano stati ripuliti dal gol dell’1-1 trovato da Casasola. Perché il calcio è strano: l’argentino, fin lì impalpabile o quasi, ha infatti trovato il suo secondo gol consecutivo, di testa, su corner di Boci. Eravamo a meno di una ventina di minuti dal 90’. E quel che stava maturando era un pari anche giusto. Frutto di un avvio aggressivo del Brescia. Dieci minuti tambureggianti con tre potenziali occasioni (due di Crespi e una di Rizzo Pinna) vanificati nel solco della storiella della coperta corta oppure dalla misura giusta della coperta ancora da trovare: impostato per cercare gli uno contro uno i biancazzurri hanno pagato dazio. L’avvisaglia prima del gol era stata la primissima transizione degli uomini di Valente con Armati costretto al fallo tattico e quindi al giallo.

Difficoltà e spirito
Sotto 1-0 alla maniera già descritta, la reazione di un Brescia che non trova soluzioni per vie centrali e che fatica sulle fasce, si concretizza in una giocata - il suo solo squillo - di Crespi che in area viene agganciato da Andrea Mallamo (fratello di Alessandro, nel frattempo chiamato alla contesa per il forfait di Zennaro) per un rigore che non fa una piega. Sul dischetto accade quel che accade: un episodio che diventa un buco nero nel quale Crespi precipita. Non è un gran momento, e buon per il Brescia – generoso ma disordinato – che Murillo arrivato in volata solo davanti a Zacchi e pescato da un cross da destra, decida di offrire una mozzarellina al portiere.
Il pericolo scampato funziona a ogni modo da linfa per gli uomini di Corini che provano a distendersi per trovare il pari: quel che manca è la lucidità e la freddezza nell’ultima scelta e la cosa più simile a un’occasione è un colpo di testa che Rizzo Pinna (fantasmatico) schiaccia in braccio a Vettorel.
Da segnalare piuttosto c’è un altro pericolo scampato: gol annullato per fuori gioco a Manetti sopraggiunto su palo colpito da Capelli. L’intervallo consiglia a Corini di cambiare strategia. Tanto che Balestrero, partito trequartista va in difesa al posto di Armati: uno slittamento che al netto della poliedricità del capitano (che comunque sulla trequarti non stava pagando), sottolinea bene di quanto il Brescia sia ancora in cerca di una certa identità. Comunque: fuori Armati dentro Spagnoli e Rizzo Pinna mezz’ala in un 3-5-2.
Il finale concitato, Pasini se ne va sul 2-1

La partita che vede subito Spagnoli protagonista (bel cross di Mercati, brutto colpo di testa) si fa anche tesa: il Brescia si espone anche a cartellini sciocchi (come quello a Silvestri in giornata molto no) oltre che alle ripartenze avversarie. Poi, dentro uno spartito un po’ confuso, arriva Casasola e col gol del pari, dopo che Zacchi aveva tenuto in piedi la baracca con una parata in uscita su Fasan, anche la sensazione che il Brescia possa forzarla per vincerla pur tremando per un contatto Sorensen-Fasan sul quale il Lecco chiede il rigore: niente da fare, ma un dubbio resta. A posto così? No, eccola per davvero, al 92’ la doccia gelata: sugli sviluppi di un corner Casarotto colpisce da fuori e trova l’incrocio. Scatta pure la rabbia del presidente Pasini che dalla tribuna si alza e se ne va. Il sorriso gli tornerà già salendo in macchina, grazie a Spagnoli. Per un punto certamente preso, tante domande aperte e una sola certezza: un gruppo che c’è. E che però sa, al terzo pari in quattro gare, che deve arrivare molto altro: molto di più.




