E così ci siamo. Siamo arrivati fin qua. Anche ridendo e scherzando, ma soprattutto soffrendo. Sofferenza: la cifra del Brescia e dei suoi tifosi. La sofferenza per lo storiacidio di cui ieri ricorreva il primo anniversario.
La sofferenza che ha contraddistinto la stagione della ripartenza sotto un’altra veste. E così, comunque ci siamo: a giocarsi, tutti insieme, una serie B che avrebbe del miracoloso. Proprio per quanto attraversato, proprio per la natura anomala dell’annata che stiamo per lasciarci alle spalle.
Valori
Ma per valori, l’ultimo tratto di strada tra gli sgoccioli di regular season e il cammino play off, hanno restituito una verità: nel suo pieno, nella sua interezza, il Brescia è effettivamente una squadra con valori di campo, e morali, da prima. Da dentro, nel nucleo della squadra, se lo sono sempre detti, lo hanno sempre saputo: ed è stata forse anche questa certezza, questa voglia di riuscire prima o poi a dimostrarlo, che ha spinto cuore e mezzi a spingersi sempre qualche metro più in là delle defezioni. Eugenio Corini – il cappello sulla testa di un gruppo che ha sempre difeso a spada tratta anche dalle critiche interne oltre che esterne – ha fatto il resto.
E così, siamo qui. Nei panni di sfavoriti ricordando le quotazioni per semifinali dei bookmakers: Ascoli promosso quotato a 1,75, Brescia a 4,25. Ultimo di una lista che in mezzo aveva Salernitana e Catania. Al Brescia piace, e viene particolarmente bene, stupire. In fondo, anche il secondo posto di regular season non era scontato. In fondo, anche la finale play off è un regalo che in molti – i più – non si attendevano.
Senza rimpianti

Ma così tutto descritto, sembra che il Brescia sia una specie di «piccola fiammiferaia» che dovrebbe già così essere contenta per sé e appagata.
Comunque andrà saremo orgogliosi, certamente. Ma chi è nato per essere o diventare grande, grande deve esserlo anche nella testa. E allora non importano le problematiche stagionali, le scosse di assestamento, le recriminazioni: importa sapere di avere tutte le carte in regola per poter scendere in campo ad Ascoli - pure se si tratta di una squadra che in casa sua arriva da un filotto pulito di sei vittorie e che tra le proprie mura in stagione ha perso solo una volta - ed essere protagonista. Certamente, i Corini’s saranno artefici del proprio destino. Perché si parte, è bene ricordarlo, 50 e 50. Perché deve vincere il Brescia, ma deve farlo anche l’Ascoli. E se al 90, reggerà un risultato di parità, serviranno supplementari e rigori.
L’impostazione
Non è un dettaglio il fattore campo, quello che il Brescia non è riuscito - o meglio non ha potuto – sfruttare al meglio per circostanze indipendenti dalla sua volontà. I fatti hanno detto che per l’ora in cui prima del nubifragio una partita è esistita, questa era tutta dalla parte dei biancazzurri, andati sotto quasi incidentalmente. E che semmai, sotto hanno provato a mettere – a tratti riuscendoci molto bene – l’avversaria. Ingiudicabile invece la mezz’ora del recupero, avvenuto in un contesto completamente falsato. Che rischia di diventare la mezz’ora del rimpianto insieme all’assenza di Mercati oppure all’occasionissima di Marras allo scadere.
Fare di tutto. Appunto: rimpianti non bisogna averne e la mente non può rimanere inchiodata a uno spezzone di partita dentro un lotto convincente di partite play off. Vietato annegare nella negatività di un pareggio che tiene tutto aperto. Vietato, come di direbbe nel basket, morire con la palla in mano e cioè ritrovarsi quasi sul filo della sirena senza avere il coraggio di scegliere tra provare il tiro o cercare un’altra soluzione.
C’è un tutto per tutto da giocarsi. Squadra forte, matura, tecnica, solida e ben allenata quella dell’Ascoli: un piacere per gli occhi nelle brutture della serie B. Però squadra che concede. Principalmente se aspettata perché si prende rischi molto grossi. Così, aspettando, l’aveva impostata all’andata Corini. Così verosimilmente a maggior ragione oggi in un pomeriggio in cui si gioca anche a pressione invertita. Alle sei di una sera in cui in campo non scende solo una squadra, ma una città. Con il suo futuro calcistico in ogni caso scritto. E scritto bene.




