Progetto di rinascita del Brescia: per Pasini una sfida doppia

Presto, che è tardi. Ma la corsa contro il tempo per provare a ridare una vita già dignitosa a un Brescia che a causa delle scelleratezze celliniane dovrà essere altro da sé, è scandita dalle tempistiche burocratiche. Contro le quali nessuno può farci nulla. Cresce l’attesa, con essa l’ansia di qualche altra giocata di traverso di Massimo Cellino che, se dialoga con qualcuno, lo fa soltanto con i suoi avvocati e attraverso di loro. Attesa e ansia, possono essere combattute solo preparandosi e attrezzandosi per mosse e contromosse. Il piano d’azione, che sull’esterno vive per ora solo di indiscrezioni, è allo studio di Giuseppe Pasini che si è preso qualche giorno per ricaricare le pile: ma il suo, è un riposo operativo. Su tutti i fronti: compreso dunque quello del Brescia.
La questione stadio

Sono avviati i contatti per risolvere il primo tema, quello dell’utilizzo dello stadio Rigamonti. Si cerca la strada che possa fornire a tutti le maggiori garanzie: è chiaro che nella ricerca anche di un accordo con Massimo Cellino per i cespiti (esempio: pitch box, struttura della curva sud, seggiolini...) che questi potrebbe rivendicare, deve giocare un ruolo decisivo anche il Comune. Che studia e ristudia la concessione: la via ideale sarebbe quella di un subentro nel contratto già in essere (scadenza 2028). Tecnicismi, ma non solo. In un percorso che poi dovrà portare, tra l’1 e il 15 luglio, al cambio di sede legale e di denominazione.
Il progetto
Fin qui, tutto ciò che serve per l’avviamento di un progetto che nelle intenzioni vuole e deve essere altro rispetto a un «travestimento» della FeralpiSalò in Brescia o Leonessa Brescia o altro che sarà in un’annata giocoforza di transizione. Come Pasini intende mettere a terra l’idea che ha in testa per dare vita a un percorso con vista sul medio e lungo termine è per ora un segreto che condivide solo con i suoi più stretti collaboratori. Sa una cosa Pasini: che ad attenderlo al varco, tra speranza che dal dramma sportivo nasca qualcosa di buono e scetticismo, c’è un’intera città. E con sentimento di curiosità e un certo interesse, ci sono anche i suoi colleghi industriali.
Sondaggi
Questa fase interlocutoria è servita all’industriale valsabbino come possono servire dei sondaggi: ha capito che la sua figura gode di gradimento e di consenso. Pasini, aveva bisogno di capire anche questo. Agli albori di un percorso che per lui significa raccogliere una sfida doppia. Intanto, il deus ex machina della FeralpiSalò ha dimostrato di saper fare calcio: sul Garda ha messo in piedi una struttura di tutto rispetto, a fuoco su tutti i versanti. È una struttura che ha saputo compiere una clamorosa scalata fino alla serie B. Ma se la FeralpiSalò è stata (o è) una favola da sempre accompagnata come tale, con vittorie e sconfitte vissute con equilibrio, ben diversa è la realtà di Brescia: solo il nome, solo la V sulla maglia, solo una storia che resta a prescindere da una matricola, significano pressione. Significa convivere con una quotidianità in potenza molto più elettrizzante, ma anche molto più complicata.
Condivisione
Pasini e i suoi si stanno preparando anche a questo salto mentale, allo studio di dinamiche tutte da scoprire in una piazza alla quale bisognerà prendere le misure. Altra sfida, è quella di riuscire laddove nessuno crede che a Brescia si possa fare: costruire una realtà di condivisione di onori e oneri. Pasini lo ha detto subito: «Voglio essere aiutato». Si è messo in testa di coinvolgere colleghi industriali e imprenditori: se in società o come sponsor o entrambe le cose, in tanti che lo hanno chiamato segnalandosi come interessati, aspettano di capirlo. Pasini sa che da vincere c’è l’individualismo – ma è anche normale che sia così – che regna nella sua categoria. Parola d’ordine «spersonalizzare» e anche se a tirare i fili, rappresentando la figura di garanzia per tutti, sarà lui va in questo senso la dichiarata volontà – nelle sedi istituzionali – di togliere da subito il nome «Feralpi» nella denominazione del nuovo soggetto politico: un gesto che simbolicamente significa che chi aderirà al progetto non lo farà «pro Pasini», ma «pro Brescia». Fin qui le intenzioni in attesa che il tempo di lanciare il guanto delle sfide possa arrivare presto.
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