Nuovo Brescia: le triangolazioni per cercare l’intesa sul Rigamonti

Le idee sono chiare, il percorso è tracciato e il passo è deciso. Il progetto per il nuovo Brescia sulla carta ha una forma e inizia a intrigare, promettendo di vincere anche le resistenze degli scettici. Ma carta non vince: conteranno i fatti. E quanto il disegno che Giuseppe Pasini ha in testa con la regia-affiancamento del Comune riuscirà a colpire nel segno per tradursi sul serio in quella opportunità per provare a dar vita a un «grande Brescia» come è stato sempre sognato e idealizzato, ma come non era mai stato possibile: purtroppo c’è voluto il devastante scacco matto di Massimo Cellino. Ma tant’è.
Cautela

I primi riscontri per l’idea di trasformazione della FeralpiSalò in altro sono positivi, tuttavia questa è una fase in cui non si può far altro che restare alla finestra e osservare le mosse. Che non possono che essere improntate alla cautela. Perché per quanto il disarmo del già vecchio Brescia sia evidente, ciò che Massimo Cellino ha in testa è fondamentalmente ignoto. Ha in mente qualche giocata? Visto che nessuno, nemmeno i suoi più stretti collaboratori, si aspettavano la fine alla quale ha condannato il club, sbilanciarsi in un senso o nell’altro sarebbe fuori luogo. A esempio: se uffici e store sono stati svuotati e il personale è stato messo in ferie, a Torbole i giardinieri proseguono con i lavori di manutenzione (l’irrigazione era stata sospesa all’interno di un piano di lavoro) e alla sindaca del comune dell’hinterland Roberta Sisti non risultano comunicazioni su ciò che Cellino intende fare del centro sportivo di sua proprietà.
I passaggi
Occorrerà aspettare che scadano i termini – martedì 24 giugno – per l’iscrizione al campionato e che poi il 26 (o 27) il Consiglio Federale comunichi che il «vecchio Brescia» è fuori dai giochi. Cosa che accadrebbe anche se Cellino presentasse l’iscrizione, con o senza ricevute dei pagamenti scaduti il 6 giugno scorso. Ma non si vede il motivo (a meno di un pensiero remoto a un ricorso al Tar) per cui Cellino dovrebbe procedere in tal senso. Una specifica: la matricola del Brescia, essendo lui il proprietario, rimarrebbe in suo possesso. Con annessi crediti maturati dal club, ma anche i relativi debiti.

Dialoghi con la Figc
In attesa di scollinare anche questa ulteriore snervante settimana di attesa, Pasini interagisce con la Figc e anche direttamente col presidente Gabriele Gravina. Concertare i passi e non sbagliare nulla è decisivo anche perché per un trasferimento di sede legale «in corsa» tra due comuni che non sono confinanti come non lo sono Salò e Brescia, serve una apposita deroga del presidente federale. Gli aspetti burocratici insomma non sono soltanto forma, ma sostanza.
Questione stadio
Così come lo è la questione della concessione d’utilizzo dello stadio Rigamonti. Come scrivevamo nei giorni scorsi, sono in atto interlocuzioni tra la «sponda Pasini» e la «sponda Cellino» per trovare un accordo relativo a esempio in relazione a pitch box e curva sud che l’imprenditore sardo potrebbe in un futuro reclamare. In un clima di dialogo potrebbe anche essere valutato il subentro dell’eventuale nuovo soggetto sportivo nel contratto già in essere, perché procedere con revoca o risoluzione potrebbe voler dire dover procedere all’istituzione di un nuovo bando con il timore di dilatare troppo tempi, che peraltro non ci sono.
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