Calcio

Presidente Figc: Brescia e Lume attendono, l’Ospi punta su Marani

L’elezione è prevista il prossimo 22 giugno. Pasini: «Aspettiamo una linea univoca, ma servono riforme profonde». Caracciolo: «Anche noi alla finestra». Taini: «Malagò un amico, ma l’uomo giusto è il numero uno della Lega Pro»
Da sinistra Giuseppe Pasini, Andrea Caracciolo (in alto) e Giuseppe Taini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Giuseppe Pasini, Andrea Caracciolo (in alto) e Giuseppe Taini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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L’inevitabile terremoto in Figc provocato dal terzo flop mondiale consecutivo dell’Italia porterà all’elezione di un nuovo presidente il prossimo 22 giugno. Il nome che emerge con forza è quello di Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni, reduce dal grande successo di Milano-Cortina.

Il suo principale antagonista sembra essere Giancarlo Abete, già presidente Federale dal 2007 al 2014 e attualmente alla guida della Lega Nazionale Dilettanti. La situazione è fluida: le candidature vanno depositate entro il 13 maggio, non è escluso emergano altri nomi. Al momento, però, quella che si profila è una corsa a due.

Come funziona l’elezione del presidente

L'ingresso della sede della Figc
L'ingresso della sede della Figc

Il nome del presidente verrà indicato dall’Assemblea federale elettiva, cioè dall’organo che riunisce i delegati aventi diritto di voto delle diverse componenti del calcio italiano (274 in totale). Nel caso della Lega Pro (come per Serie A e B) sono i presidenti delle singole società calcistiche.

Il meccanismo di voto poggia sul concetto di «ponderabilità»: la preferenza espressa da un delegato ha un peso variabile, parametrato alla componente di appartenenza. La C, per intenderci, esprime il 12% dei voti (che sono 516 in totale). La Serie A il 18%, la B il 6%. I dilettanti il 34%, la fetta più consistente. Votano, attraverso i loro rappresentanti, anche le associazioni dei calciatori (20%) e degli allenatori (10%).

Quale maggioranza serve

Il voto avviene a scrutinio segreto e con sistema elettronico. Ogni delegato può indicare un solo candidato. Per essere eletti al primo scrutinio occorre raccogliere i tre quarti delle preferenze. Al secondo è necessaria la maggioranza di due terzi, a partire dal terzo è sufficiente la maggioranza assoluta (dunque il 50% più uno).

Brescia e Lumezzane «attendiste»

Giovanni Malagò e Giancarlo Abete - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Malagò e Giancarlo Abete - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ieri Malagò ha incontrato i rappresentanti delle società di Serie A, incassando il loro appoggio. Oggi ha visto Marani, presidente della Lega Pro, che ha registrato anche la posizione di Abete: a entrambi ha rimarcato l’importanza della cosiddetta «riforma Zola», ritenuta un «passaggio fondamentale per garantire sostenibilità, sviluppo e valorizzazione dei giovani talenti italiani». Il 28 aprile è in calendario un’assemblea di Lega nella quale Marani riferirà più nel dettaglio ai presidenti di C l’esito di questi due incontri. Sarà quella l’occasione per capire l’orientamento della terza divisione professionistica italiana.

Proprio per questo, l’Union Brescia resta al momento su posizioni attendiste: «Nel corso della mia esperienza sportiva ho avuto modo di confrontarmi personalmente con entrambi i candidati – sottolinea Giusepe Pasini –, ma prima di esprimere preferenze ritengo corretto attendere che il presidente Matteo Marani indichi una linea univoca come sistema Serie C».

Alla finestra pure il Lumezzane: «Quando avremo le idee più chiare potremo sbilanciarci – spiega il presidente Andrea Caracciolo –. Al momento non possiamo fare altro che osservare e ascoltare. Vogliamo che il calcio riparta, siamo stanchi di vedere una Nazionale che non va ai Mondiali. Ascolteremo e faremo del nostro meglio per essere presenti e dire la nostra».

Le riforme

Al netto dei nomi, aggiunge Pasini, occorrono «riforme profonde, che per anni non sono state affrontate e che oggi lasciano il calcio italiano in ritardo rispetto ad altri Paesi come Spagna, Inghilterra e Francia. Sarà altrettanto importante coinvolgere, in ruoli chiave e concreti, figure provenienti dal calcio che possano portare operatività, competenza ed esperienza diretta».

Pasini insiste sulla necessità di «interventi strutturali sui centri sportivi, sugli stadi e soprattutto sui settori giovanili. Quest’ultimo è un tema centrale e troppo spesso affrontato solo a parole. I costi sono elevati e i centri di formazione non vengono adeguatamente sostenuti, senza tra l’altro considerare il valore sociale che il calcio esprime sui territori. La verità è che non tutti possono permettersi i settori giovanili. Ma è da qui che bisogna ripartire».

«Negli ultimi anni – conclude Pasini – ho provato ad aprire un dialogo con alcuni esponenti di governo per valutare la possibilità di destinare parte delle risorse del Pnrr allo sport: non solo al calcio, ma alle infrastrutture sportive in generale. Tuttavia, quando si affronta il tema del calcio in questi contesti, si percepisce spesso una chiusura, come se fosse considerato esclusivamente uno sperpero o un ambito di interesse e di guadagno per pochi. Credo invece che sia necessario un cambio di approccio culturale: lo sport, e il calcio in particolare, rappresenta un investimento sul futuro del Paese».

Il terzo nome di Taini

Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Giuseppe Taini gioca invece a carte scoperte anche sui nomi: «Tra i due candidati preferisco il terzo, vale a dire Marani». Il presidente dell’Ospitaletto si spiega: «Malagò è un amico, ritengo sia un grande manager, ma è un uomo dell’apparato romano. E come lui Abete, che peraltro ha già fatto il presidente della Figc. Al nostro calcio serve una figura nuova».

A tal proposito Taini invoca anche una riforma della governance: «Non possono esistere dirigenti calcistici che fanno questo di mestiere: uno deve restare in carica al massimo per due mandati, e poi andare a casa. In questo modo puoi rappresentare le società. Viceversa rappresenti solo te stesso».

Partita aperta?

Per rilanciare il nostro calcio, sostiene Taini, non si può che partire dai vivai: «E proprio in C inizia a esserci una visione diversa, con un aumento dei finanziamenti ai settori giovanili. Merito dei provvedimenti dei quali si è fatto promotore Marani, che è stato bravo anche a dare più visibilità al campionato attraverso l’accordo sottoscritto con Sky».

La partita, secondo il presidente dell’Ospitaletto, non è chiusa: «Abete ha dalla sua il 34% dei dilettanti. Mi sembra che Malagò non goda dell’appoggio del governo. E il fatto che lo sostengano le società di A potrebbe addirittura diventare un handicap. Non è una partita scontata: mi auguro che in questa contrapposizione emerga una terza figura. Quella di Marani, appunto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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