Calcio

Baresi: «Italia, i giovani forti ci sono: ai club serve coraggio»

La bandiera del Milan, campione del mondo con l’Italia nel 1982: «Va riorganizzato tutto: spesso le società pensano al risultato e non valorizzano i talenti. Bastoni non va condannato, in quei casi è questione di attimi»
Franco Baresi con la maglia del Milan
Franco Baresi con la maglia del Milan
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Ci sono giorni in cui il passato fa capolino dall’uscio dei ricordi e colpisce duro, trafigge implacabilmente. C’è stato un tempo in cui una partecipazione ai Mondiali dell’Italia era come il sole che sorge ogni giorno: scontata, eterna. Nessuno fantasticava su scenari alternativi perché quello era l’ordine naturale delle cose.

Appartiene a quell’epoca, Franco Baresi. Non solo: l’ha incarnata. Per la grandiosità tecnica, per lo spessore umano, per la personalità. Lui, Kaiser Franz, con l’Italia è salito sul pinnacolo del mondo, a Spagna 1982. Oggi constata atterrito il ribaltamento di quell’ordine: la Nazionale azzurra non parteciperà a un Mondiale per almeno sedici anni. «Siamo tutti tristi – dice il bresciano con rammarico –. Mancare la qualificazione per la terza volta consecutiva è davvero brutto: per la nostra storia, e per tutto il movimento».

Cosa direbbe ora a Gattuso?

«Che guidare la Nazionale in un momento storico com’è questo non è semplice. Lui ha avuto il coraggio di prenderla in mano, si è messo in gioco. Non è scontato».

Lui e Gravina dovrebbero dimettersi?

«È giusto che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Ma bisogna scavare più in profondità: è accaduto altre volte, e ciclicamente ci ritroviamo a interrogarci sulle ragioni di questo fallimento. Dobbiamo valorizzare meglio i nostri giovani».

Lei crede che vada rivisto il modello dei nostri settori giovanili?

«Non è questione di riformare, anche perché i vivai lavorano e le Nazionali giovanili fanno spesso bella figura. Quello che ci manca è il coraggio».

Si spieghi.

«Mi riferisco soprattutto ai club. I giovani ci sono, vanno lanciati. Questo richiede anche pazienza, che spesso confligge con gli interessi primari delle società, che puntano al risultato immediato».

Quindi lei ritiene che il materiale ci sia, ma che resti in larga parte inespresso?

«Esattamente. Il materiale di cui parla viene sfruttato poco, i giovani non giocano, e a quel punto il selezionatore ha un bacino meno ampio al quale attingere».

La delusione degli azzurri - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La delusione degli azzurri - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Veniamo a ieri: sconfitta meritata?

«La partita era alla nostra portata. È stata condizionata dagli episodi: vai in vantaggio, poi resti in dieci… Quell’espulsione ha sicuramente indirizzato l’andamento della gara».

Da difensore, quanto reputa grave l’errore commesso da Bastoni?

«In quei casi è questione di due metri in più, o in meno. Quindi non mi va di giudicare severamente il ragazzo. Basta davvero un attimo».

Questa Nazionale ha un problema di personalità?

«No, non mi sembra. Molti giocano all’estero, in club importanti. Partecipano alle competizioni più prestigiose. Non credo si facciano condizionare».

È il momento più basso per il nostro calcio?

«Lo si diceva anche quattro anni fa, e quattro anni prima. Bisogna riorganizzare tutto».

In che modo?

«Non ho la formula magica in tasca, e di certo non si può precludere totalmente l’accesso al nostro campionato ai giocatori stranieri. Ma credo vada trovato il modo di coinvolgere molto di più i nostri talenti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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