Altobelli sul Mondiale: «Grandi squadre, ora mi aspetto grandi partite»

Il campione del mondo di «Spagna ’82» fotografa la prima fase, punta su Yamal, applaude Capo Verde ed Ecuador: «Rimpianti per l’Italia? No, merita di non esserci»
Fabrizio Zanolini
Altobelli con la coppa del Mondo vinta nel 1982
Altobelli con la coppa del Mondo vinta nel 1982

Il Mondiale visto dagli occhi di chi un Mondiale l’ha vinto. La prima fase della maggior competizione calcistica sta entusiasmando Alessandro «Spillo» Altobelli. L’ex campione di «Spagna 82» è rimasto colpito «dalla grande organizzazione. Non è certo semplice riuscire a pianificare e coordinare una manifestazione del genere. E che bella l’inaugurazione: devo dire che mi sono anche un po’ emozionato seguendola. Poi è chiaro che per dire che un Mondiale è bello, tutto dipende dalle partite. E finora, si sono viste grandi squadre ma forse non ancora grandi partite che sono certo vedremo da qui in poi».

Ma questa formula la convince?

«È obiettivo constatare che ci sono tante squadre per una fase finale. E non è finita qui perché si parla di aumentarle nelle prossime edizioni. Ma è chiaro che più squadre ci sono e più cala la qualità generale, soprattutto nelle partite iniziali. Però sono contento se più nazionali possono avere la soddisfazione di partecipare ad un Mondiale perché è una festa per l’intero Paese. Seppur io...».

Seppur lei?

«Ecco, io farei in modo che ci possano essere sempre quattro-cinque posti liberi, una sorta di “wild card”, per quelle nazioni che hanno vinto almeno un Mondiale, che hanno fatto una finale, che hanno un ranking alto».

E di questi minuti di sosta programmati per la pubblicità trasformati in «hydration break», cosa ne pensa?

«Sono assolutamente contrario. E non parlo dei minuti, ma proprio della sosta programmata. Non esiste che il gioco venga interrotto perché questo spesso può modificare l’inerzia della partita, avvantaggiando o penalizzando l’una o l’altra».

C’è una squadra che l’ha sorpresa?

«Beh, quelle che sono riuscite ad approdare ai sedicesimi contro pronostico, come Capo Verde. O come l’Ecuador che è riuscita a battere la Germania. Ma il calcio è cambiato, anche le più “piccole” sono organizzate. E la preparazione che fanno è mirata alle prime partite per provare a passare il turno e quindi più esplosiva fisicamente rispetto a chi fa una preparazione per provare ad arrivare in fondo».

E una squadra che l’ha delusa?

«Non mi aspettavo l’eliminazione dell'Uruguay. È una nazione che vive di calcio e la squadra è sempre stata competitiva. La delusione è veramente forte».

Un giocatore su tutti che l’è piaciuto?

«Lamine Yamal. Penso sia un ragazzo che ha davvero tutto, dal dribbling alla conclusione in porta. È sicuramente al momento uno dei migliori al mondo».

Lamine Yamal (al centro), una delle stelle di questo Mondiale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Lamine Yamal (al centro), una delle stelle di questo Mondiale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

E uno che l’ha delusa?

«Più d’uno, ma è ancora presto ed è normale che possano esplodere ora nelle partite da dentro o fuori. Dal secondo turno comincia il calcio vero, quello che conta».

C’è una sua favorita?

«Beh, sono sempre le stesse quelle che si giocheranno il titolo: il Brasile, l’Argentina, la Francia, la Germania, l’Inghilterra. Poi ci può sempre essere una sorpresa...».

Ha pensato cosa avrebbe potuto fare l’Italia se fosse stata presente?

«No. Perché se non si è qualificata ha meritato di non esserci. Bisogna tornare indietro al calcio di una volta: sembra che siamo avanti con il pallone inventandoci di tutto, ma io vorrei tornare indietro dove il portiere doveva parare, i difensori marcare e poi spingere, i centrocampisti fare le due fasi, le ali puntare l’uomo per servire gli attaccanti che dovevano fare gol. Quello era il calcio vero».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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