La fuga di Lionel dalla sua ombra è durata quasi una vita. Ora che è terminata, la «Pulce» vola più che mai, verso vette inesplorate, oltre quel paragone ingombrante che l’ha accompagnato per anni e anni. Messi è stato negli ultimi due decenni il più straordinario esempio di delizia calcistica. Non fine a se stessa, abbinata bensì a gol a frotte e titoli a ripetizione con Barcellona e Psg.
Critiche
Eppur dicevano che Maradona era Maradona, che Diego era «dios», perché teneva il sangue caldo, guidò un popolo e portò l’Argentina in cima al mondo. Ci ha provato anche Lio, specie nel 2014 con 4 gol al Mondiale in Brasile poi perso in finale contro la Germania.
Ha atteso, ha segnato 7 gol a Qatar 2022. E quando ai rigori con la Francia l’incantesimo s’è rotto, s’è inginocchiato liberandosi della sua ombra. Le 5 reti nelle prime due gare del Mondiale 2026 dicono che quel paragone non era azzardato. Ora è superato.




