Yllana: «Lo dico convinto e da argentino: Messi è più forte di Maradona»

L’ex centrocampista del Brescia tesse le lodi del campione 39enne e guarda alla Nazionale di Scaloni: «Gruppo maturo che magari non ha grande intensità, ma porta la partita esattamente dove vuole»
Gianluca Magro

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Leo Messi ai Mondiali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Leo Messi ai Mondiali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Credo di non dire una cosa sbagliata e nemmeno penso di essere l’unico argentino a ritenerlo: Messi è la storia, Messi è più forte di Maradona». Nel giorno del suo 39esimo compleanno, tra le migliaia di auguri e regali che riceverà, alla Pulce ne arriva uno speciale da Andrés Yllana, ex centrocampista del Brescia, oggi allenatore che sta bene in Patria, ma è tentato da un’esperienza in Europa, meglio ancora se in Italia. E mentre riflette, come tutti nel suo Paese, osserva e ammira sia l’immenso numero 10, sia una Nazionale che sta impressionando.

Andrés, come sta vivendo da argentino questo inizio sfolgorante del gruppo di Scaloni?

«Ce la stiamo godendo, con quella emozione che ci contraddistingue ad ogni Mondiale. Abbiamo disputato due grandissime partite da squadra matura, che ha messo la partita sui binari tracciati e l’ha giocata esattamente come voleva. Magari non brilla questa Argentina, ma ottiene ciò che vuole».

La maturità quindi come arma in più rispetto agli anni passati?

«Secondo me sì, assolutamente, che va a sopperire ad una intensità non sempre al massimo. Quando ha la palla c’è un possesso prolungato e preciso, oltre alla capacità di saper affondare: ciò mette in crisi gli avversari. Poi certo, nel momento in cui salirà il livello bisognerà vedere come l’Argentina saprà porsi».

Intanto si gode un Leo Messi stratosferico.

«Negli ultimi metri è ancora micidiale, è la storia del calcio. Punto e basta. L’Argentina è una squadra forte, ma accanto a lui che ha 39 anni i suoi compagni sembrano scarsi. È determinante come nessuno, gli allenatori avversari studiano qualsiasi mossa per non lasciargli spazio e lui invece gli spazi non solo li trova, ma li sfrutta segnando».

La domanda che aleggia però è sempre la stessa: Messi o Maradona?

«Lo dico e non credo nemmeno di essere l’unico argentino a pensarlo: Leo è più forte. Sia chiaro, Diego era un fenomeno, ha vinto un Mondiale da solo o quasi, ma Messi in 20 anni di carriera ha portato a casa una marea di trofei. E lo dice uno nato nel 1974, che si ricorda bene il gol agli inglesi nell’86; ci sono i romantici per cui esiste solo Diego, ma Messi è il migliore al mondo da due decenni».

Andrés Yllana, ex centrocampista del Brescia - Foto Facebook  © www.giornaledibrescia.it
Andrés Yllana, ex centrocampista del Brescia - Foto Facebook © www.giornaledibrescia.it

Lo vede meglio anche rispetto a quattro anni fa, quando ha vinto il Mondiale?

«Sì, perché è più rilassato, più tranquillo, non sente tutta quella pressione che c’era nel 2022, quando tutti gli facevano notare come mancasse la Coppa del Mondo nella sua bacheca. È come se si fosse liberato di un peso e tutto gira meglio per lui e per la squadra».

Argentina favorita per il Mondiale?

«Non direi la favorita, ma tra le favorite. Poi sai, noi da sempre siamo il popolo della speranza. E se alcune volte non è proprio giusto, dall’altra è ciò che ti spinge oltre i limiti per conquistare i risultati. Se l’Almeria giocasse mai contro il Real Madrid, magari ci va già convinto di perdere. Qui se l’ultima in classifica affronta il River Plate, lo fa con lo spirito di chi può portare a casa i tre punti e puntare poi a vincere il campionato. Anche se non succederà mai. Ma appunto, è la speranza, motore delle gambe e della testa».

Come vede Lautaro Martinez?

«Verrà buono durante la competizione, ma al momento credo che la spalla migliore per Messi sia un giocatore come Alvarez, meno "profondo" e più propenso a fare le sponde».

Da centrocampista chi l’ha impressionata di più nella squadra di Scaloni?

«Beh i due centrali, De Paul e Mac Allister. Soprattutto il primo: difficile trovare uno come lui che sa fare tutto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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