Allo stadio nazionale di Bucarest l’abbraccio del calcio a Lucescu

Se n’è andato amando. Se n’è andato bruciando di passione. È morto… vivendo fino all’ultimo. E forse anche oltre perché se tanto dà tanto, nessuna delle tante frasi di cordoglio che sono state spese per celebrare le opere e la persona di Mircea Lucescu, è stata di circostanza. Ci sarà chi si incaricherà di portare avanti la sua eredità.
E ci sarà chi per sempre ricorderà che finché ha avuto fiato e forze, finché un fisico già molto minato non l’ha mollato, mister Mircea ha dato tutto per provare a portare al Mondiale la sua Romania. Si può dire che Lucescu è morto di calcio? Si può dire. Giù il cappello. E se lo sono levati proprio tutti in tutto il mondo del quale lui d’altronde era cittadino.
Vincente e condottiero

Incredibile la partecipazione al lutto per la scomparsa del tecnico 80enne che dopo Ferguson e Guardiola è stato l’allenatore più vincente di sempre con 35 trofei messi in fila in bacheca pur non avendo mai guidato – a parte l’Inter che però non era una grande Inter – una super big del calcio. Vale tutto di più. E gli è valso anche l’omaggio del numero uno della Uefa Aleksander Ceferin: «Era uno dei veri originali del gioco, un uomo – le parole di Ceferin – di raro intelletto calcistico, straordinaria dignità e passione».
Come sempre però è la propria gente, quella comune, a emettere il verdetto su ciò che qualcuno è stato in vita. E per il popolo romeno Lucescu è stato un condottiero, un’autentica personalità. Uno che ha sventolato in alto e in ogni angolo del mondo la bandiera della Romania. Uno che portò persino i bresciani a simpatizzare per quella Nazionale a Usa ’94 quando si era in pieno delirio «luceschiano» biancazzurro.
I fiori di Hagi e Mateut

Mister Mircea viene congedato da questa vita con gli onori di stato. Non a caso la camera ardente è stata allestita in quella che viene considerata la casa della selezione romena, lo stadio Nazionale di Bucarest. Incessante la processione per tributargli l’ultimo saluto.
Tra i primi ad accorrere, Gheorghe Hagi – profondamente scosso dalla scomparsa del suo mentore – e Dorin Mateut che insieme hanno portato una corona di fiori deposta accanto alla bara del loro «papà». In queste ore sono attese anche altre due ex rondinelle come Florin Raducioiu e Ioan Sabau.
La Leonessa di Mircea

Lucescu ha vinto quel che ha vinto, ha scritto pagine leggendarie facendo diventare centrali alcune periferie del calcio. Poi c’è stato il capitolo Brescia, speciale in tutto. Tanto che quanto poteva ci tornava: aveva casa a Desenzano e in città uno dei suoi covi era la pizzeria «Bella Napoli». Indimenticabili negli anni che furono i blitz nel mese di giugno per festeggiare il compleanno di Gino Corioni al ristorante del centro sportivo Rigamonti. Corioni-Lucescu, un ticket di visionari che non può essere dissolto.
Alla scomparsa di Mircea, che dell’uomo di Ospitaletto fu anche grande amico personale, non è rimasta dunque indifferente nemmeno la famiglia dello storico presidente del Brescia che ha inviato a Bucarest una corona di fiori. Domani l’ultimo saluto avverrà in forma privata per desiderio della famiglia che almeno per una volta lo reclama per sè dopo averlo lasciato al mondo.
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