Con Mauro Pederzoli l’Union Brescia ha scelto un local giramondo

Dal posto fisso alla carriera internazionale, il «viaggio» del futuro dirigente della squadra: è stato, tra le altre cose, il primo dirigente europeo a diventare Ceo di un club cinese
Fabrizio Zanolini
Mauro Pederzoli a Parma
Mauro Pederzoli a Parma

Ventisei anni dopo, il cerchio è lì lì per chiudersi. Ventisei anni «pieni», fatti di esperienze nazionali ed internazionali. Fatti di tanto, tanto calcio.  Mauro Pederzoli – nuovo dirigente in pectore della società di Pasini, a breve dovrebbe arrivare l’ufficialità – torna a casa, quella che ha dato i natali ad un giramondo che pur avendo fatto base familiare a Barcellona, città della moglie, con Brescia – dove ha ancora mamma e sorella – ha sempre mantenuto un filo diretto.

Passi

Ora il 64enne bresciano è pronto a ripartire da dove aveva mosso i primi passi, scegliendo il calcio per la vita dopo aver lasciato il posto fisso, in banca: ai tempi, quasi un sacrilegio. Scommessa vinta, a ogni modo.

Il primo incarico di Pederzoli fu colorato di biancazzurro: Gino Corioni – «Devo tutto al pres», ha affermato più volte negli anni – cercava un addetto stampa e contattò il giornalista Pederzoli che accettò il cambiamento professionale che gli consentiva di vivere dal di dentro la sua passione.

Mauro Pederzoli a Malpensa nel 1999 con gli acquisti argentini del Brescia Yllana e Aurelio - Foto © www.giornaledibrescia.it
Mauro Pederzoli a Malpensa nel 1999 con gli acquisti argentini del Brescia Yllana e Aurelio - Foto © www.giornaledibrescia.it

Poi, il passaggio a direttore organizzativo, a team manager e infine a quello di direttore sportivo quando Corioni gli assegnò il suo primo incarico da «diesse» in quel Brescia targato Carletto Mazzone nella stagione di A 2000-2001. Era il Brescia del primo anno di Baggio, del ritorno a gennaio (in prestito dall’Inter) di Pirlo, di Dario Hubner in rete 24 volte delle quali 17 in campionato: tanti fattori che portarono le rondinelle sul gradino più alto mai raggiunto nella loro storia, quel settimo posto finale al pari dell’Atalanta che valse la qualificazione alla Coppa Intertoto.

Quasi tre stagioni (l’addio nel febbraio 2003) che lo videro protagonista anche dell’arrivo sotto il colle San Giuseppe, tra gli altri, di Pep Guardiola e di Luca Toni. Prima del battesimo lontano da casa: in quel di Cagliari (con Cellino presidente, al quale Mazzone aveva consigliato Pederzoli) ci sta un centinaio di giorni in meno rispetto al periodo al Brescia. Ma quello sarà il trampolino per la prima esperienza all’estero: nel luglio del 2007 diventa il braccio destro di Rafa Benitez al Liverpool: per i «reds» funge per un anno da osservatore («Rafa mi faceva girare come una trottola», dirà) prima di tornare in Italia con mansioni da diesse per il Torino (un anno), per le giovanili del Milan (2 anni) e per il Novara (un anno).

Avanti

Quattro anni che anticipano il primo grande salto extra europeo. La meta è il Paraguay dove resta per due stagioni al Cerro Porteno (il team più blasonato dello stato sudamericano) per poi intraprendere anche una breve esperienza (7 mesi) come allenatore in Ecuador al Quevedo. Il passo successivo sono gli States dove resta quasi mille giorni come diesse al Miami Fc vincendo anche il campionato nordamericano con Alessandro Nesta sulla panchina. E in America, più precisamente in Florida, Pederzoli si era stabilito con la moglie Viki e con i figli Omar e Nina – che hanno accompagnato il marito e padre pressoché ovunque – prima di trasferirsi a Miami.

Ma è nel gennaio 2018 che diventa il primo dirigente europeo a diventare Ceo di un club cinese. La proposta gli arriva dal Guizhou Hengfeng e Perderzoli, da buon giramondo del calcio, la coglie al volo. Un anno e mezzo in Asia prima del nuovo recente ritorno in Italia dove vive la sua più lunga esperienza in una società, il Parma: con i ducali resta per sei stagioni (due da osservatore, quattro da direttore sportivo) conquistando anche una promozione in A con Pecchia tecnico.

L’ultima stagione sportiva, quella che si concluderà martedì prossimo, l’ha visto in Romania, diesse del Rapid Bucarest. Ma ora, c’è un cerchio da chiudere. Quel biancazzurro, il «suo biancazzurro», lo aspetta per abbracciare un ruolo tutto nuovo.

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