Uno accanto all’altro. All’entrata in campo, durante l’inno nazionale cantato a squarciagola, nell’attacco dell’Italia che diverte e si diverte in Turchia, regalando a Mancini la prima vittoria del nuovo corso (quanto ne aveva bisogno) e scongiurando probabilmente l’ultimo posto nel girone di Nations League.
Pio e Sebastiano Esposito sono il manifesto azzurro nel bagaglio da Bursa: fratelli d’Italia in tutti i sensi, con il loro sorriso e quella vena romantica che porta il più piccolo (Pio, classe 2005, Sebastiano è del 2002) a dedicare il gol alla nonna, che sta passando ore difficili. E a far dire a Seba sui social: «L’inno urlato al fianco di mio fratello, l’esordio, la vittoria. Un sogno».
Macchina del tempo
Due fratelli in campo contemporaneamente? Il ricordo deve andare a 26 anni fa, nemmeno troppo indietro. Nel 2000 Simone e Pippo Inzaghi giocarono insieme 11 minuti contro l’Inghilterra. Ma lunedì è stata un’altra cosa e chi si sta imbattendo in questo articolo può solo aver letto il precedente.
Perché due fratelli nell’undici titolare dell’Italia si sono visti l’ultima volta nel 1915, Aldo e Luigi Cevenini. Allora finì 3-1 contro la Svizzera, andarono entrambi in gol, ma in Turchia quella palla spinta di testa nella porta sguarnita da Pio è come se l’abbiano messa anche Sebastiano e Salvatore, il fratello maggiore (2000), la «chioccia», che la maglia azzurra dei grandi l’ha indossata proprio con Mancini in panchina. E l’altra sera ha esultato con gli occhi lucidi al pari di papà Agostino e mamma Flavia.

Il match
La partita degli Esposito però, poco più di un’ora insieme, non è solo nei sorrisi complici, negli sguardi, nell’emozione di vedersi entrambi con la maglia della Nazionale A, perché nelle giovanili ci sono già passati. La loro partita è nei movimenti, in quel conoscersi inevitabile tra fratelli, quando la palla se la passavano sull’asfalto di una piazza e non sull’erba di uno stadio.
Uno più centrale (Pio), uno più largo (Sebastiano), ma in grado entrambi di far impazzire la difesa della Turchia, nazione che da una parte ama Italiano allenatore del Besiktas e dall’altra chiede l’esonero di Montella dalla Nazionale. Scambi, movimenti, che potrebbero aver convinto Mancini a ripetere l’esperimento, magari già venerdì contro la Francia, o chissà lunedì prossimo ancora contro la Turchia.
Carpe diem
Di sicuro c’è una cosa: la capacità di saper cogliere le occasioni. Non si può certo dire che l’estate di Sebastiano Esposito sia stata facile, anzi. Il braccio di ferro col Cagliari, le polemiche fuori dal campo, i certificati medici, poi l’approdo al Sassuolo. E quel mare sardo in agitazione che si placa nella campagna emiliana. Tanto da convincere Mancini prima a convocarlo, poi a dargli una maglia da titolare. Poteva sentire doppiamente il peso di quell’azzurro avendo il fratello accanto a sè, ha saputo giocarsi le sue carte nella maniera migliore, come quando nella mano a briscolone sai di essere il «compagno» buono.
Dall’altra parte Pio è ora una certezza dell’Italia. I numeri parlano chiaro: in Turchia è arrivato il sesto gol in undici partite (media 0,55, nessuno come lui negli anni Novanta con la Nazionale), a dimostrazione di come l’attacco azzurro non possa ad oggi fare a meno di lui. E ieri tutti i commentatori, per analizzare una vittoria che non deve far volare, ma essere presa con il giusto cervello, sono partiti proprio dal presupposto che Pio sia il pilastro su cui poggiare il reparto avanzato. Magari già venerdì.
Dentro e fuori
Fino a qui c’è la dimensione sportiva dei due Esposito. C’è poi quella personale, in cui convivono Castellamare di Stabia e Brescia, le radici e il tronco su cui sta crescendo l’albero. Nessuno degli Esposito dimentica da dove è partito, ma sa bene che l’arrivo in serie A e in Nazionale è figlio anche di questo territorio.
A cui loro hanno voluto dire grazie prendendo con il papà Agostino la storica Voluntas, perché lì sono cresciuti calcisticamente sotto l’occhio vigile di Roberto Clerici, diventandone oggi parte attiva. Appena hanno un minuto libero li vedi al San Filippo o sui campi, quando cercano una pausa sanno che a pochi passi di distanza c’è la piadineria di fiducia in cui sentirsi come a casa per la piada salame e squacquerone.
Lì non c’è bisogno di mostrare i muscoli come dopo un gol: per quello c’è il campo, come la Timsah Arena, con Pio e Sebastiano in posa per la foto che ha fatto il giro del mondo. La sensazione è che possa essere solo la prima.




