La crisi del settimo anno è stata scongiurata, seppur una parte di stagione e soprattutto il drammatico finale hanno rischiato di far davvero saltare il matrimonio. Perchè quella tra Dimitri Bisoli e il Brescia è un’unione forte, fortissima. Un’unione che si appresta ad entrare nell’ottavo anno con il largo sorriso e i pollici alti mostrati dal capitano ieri mattina, quando con l’ultimo gruppetto di compagni (presenti per i controlli al Panathleticon, oltre a «Bisolino», anche Pace, Andrenacci, Bianchi, Niemeijer, Ayé e Garofalo, quest’ultimo di ritorno dal prestito semestrale al Trento di C dove ha messo insieme 12 presenze, e un gol, in 14 gare) ha chiuso la tre giorni di controlli medici.
Sensazione
Dimitri, la maglia delle rondinelle, la sente addosso «come una seconda pelle». Quella maglia che indossò la prima volta nel luglio del 2016 e che ora, al termine della prossima partita, sarà lavata per la 250esima volta ufficiale. Con quella fascia al braccio per la quarta annata consecutiva, situazione questa che lo equipara ad illustre rondinelle del passato come Baggio, Possannzini e Zambelli. E quando lunedì arriverà (si spera) dal Collegio di Garanzia del Coni l’attesa conferma della riammissione in B, è già pronto quel rinnovo di contratto per cementare quel rapporto profondo. Ne parlerà con il direttore sportivo Renzo Castagnini, cioè colui che sancì, pur senza fascia tricolore sulla spalla, quell’unione civile sette anni fa portandolo in biancoblù dalla Fidelis Andria e facendo di fatto partire l’amore tra il centrocampista e la Leonessa.


