Un campionato, tanti campionati. Se l’Union Brescia ha un play off da giocare sul campo, molti altri sono da disputare fuori dal rettangolo di gioco. Il centro sportivo, i simboli, la partita sul nome del nuovo direttore generale (o equivalente), le somme da tirare dentro al club rispetto a come si sono sviluppati i rapporti tra Giuseppe Pasini e i membri del Cda/soci. Carne al fuoco ce n’è parecchia e ce n’è da 9 mesi che, per tanto sono stati intensi, sembrano 19 o 29.
Tanto è stato fatto, altrettanto resta da fare dentro un percorso di consolidamento. Per capire – anche – dove si andrà a correggere una rotta o un’altra, dove si manterrà dritta una linea puntellandola, servirà aspettare di conoscere l’esito della stagione della squadra di Corini. Perché un club calcistico è un’azienda da gestire come tale, ma è pur sempre atipica. Ogni piano d’azione e previsione si misura settimanalmente e il frutto sportivo rappresenta il fulcro: conferisce più o meno forza nel poter andare ad accorciare i tempi sugli step successivi, conferisce più o meno forza a chi ha preso le decisioni. Come dire: rispetto ad alcune scelte per strutturarsi in vista della prossima stagione, di acqua ne può passare ancora molta.
Il nuovo dirigente
È un risiko il nome della nuova figura da inserire in organico e di raccordo tra tutte le aree. Siamo fermi a un cosiddetto prescelto, il bresciano (ed ex Brescia) Mauro Pederzoli, in uscita dal Rapid Bucarest. Pederzoli ha un rapporto diretto e un primo contatto faccia a faccia, ancorché interlocutorio, si è già registrato. Avevamo riferito di un calderone di candidati e/o suggestioni. Tra queste ultime anche un altro già ex (pure della FeralpiSalò) Francesco Marroccu che, non è un mistero, gode di grande stima di alcuni soci del Brescia e che anche con Pasini ha mantenuto buoni rapporti.

Ebbene, i nomi di Pederzoli e Marroccu (profili tra l’altro molto diversi tra loro) sono da settimane i più chiacchierati e ora uno ora l’altro sono stati dati per vincenti in quella che appare quasi come una corsa a due. Ma che tale non è e che non ha i presupposti per diventarlo. E allora perché? Si tratta di schermaglie perfettamente nella norma e dietro le quali, in un momento così di passaggio e ancora di incertezza, di equilibri non ancora così robusti, può celarsi di tutto.
A esempio un nome o l’altro (i fatti dicono che il solo Pederzoli un incontro l’ha davvero appunto avuto) può essere attendibilmente «soffiato» - tra l’altro non necessariamente dall’interno - e prendere a turno il sopravvento in modo più o meno «spinto» per la volontà di tastare il terreno come addirittura di «bruciare» un candidato oppure di spingere una suggestione verso una direzione che la porti a diventare qualcosa di concreto. È proprio come il mercato.
Il principio della collegialità
Pasini intanto ha assicurato ai soci (proprio in questi giorni ci sarà una riunione del «direttivo») sorpresi dalle notizie di stampa che scelte non ne sono state fatte (quanto alle reazioni dei candidati, Pederzoli resta concentrato sul Rapid mentre Marroccu ha fatto trapelare seccatura anche per le modalità con cui è salito alla ribalta oltre al fatto che non sarebbe interessato a essere in corsa). Si passerà da un confronto di idee e magari anche di proposte da parte delle varie «correnti» (occhio sempre al terzo incomodo...). Fermo restando che poi il sassolino decisivo non potrà che essere di chi detiene saldamente una leadership non in discussione, ovvero Pasini. Al di là delle futuribili new entries, arriva anche il momento di tirare le somme circa come si sono sviluppati i rapporti all’interno del club.
Fisiologicamente, potranno registrarsi delle uscite (per esempio alcuni soci sono divenuti tali su spinta del digì già virtualmente spogliato dell’incarico e la sua permanenza o meno in società con altri incarichi per qualcuno potrebbe essere decisiva) come delle nuove entrate. Può darsi che qualcuno avrà dei sassolini da togliersi (ma tanto dipenderà dai risultati finali, torniamo sempre lì), potrà esserci dibattito tra personalità forti e imprenditori tutti di spessore, ma non c’è sentore di veri strappi perché, ribadiamo, nessuno si sogna di discutere la leadership del presidente. Sarà un’estate senza riposo anche perché, al di là di normali dinamiche, le vere gare si giocano su temi sul serio decisivi. In primis quello della «casa» di cui dotare prima squadra e settore giovanile.
Le strutture sono il tema prioritario

Sia Pasini che il consigliere Scuola si sono molto esposti garantendo che per la prossima stagione (almeno per il vivaio) ci saranno le strutture che servono. Ma quali? E dove? La trattativa per Torbole si è arenata tra Cellino che non recede dalla richiesta di 6 milioni e l’Union che non varia l’offerta di 4.5 milioni. Un braccio di ferro dall’esito incerto e dai tempi ignoti oltretutto inserito in un complicato quadro giudiziario che vede l’ex patròn del Brescia impegnato a evitare il fallimento senza che nessuno sappia sul serio fin dove sia disposto a spingersi.
L’Union ha il piano B del centro sportivo Rigamonti e sono state richieste informazioni anche rispetto alla possibilità di acquisire terreni circostanti: ma servirebbero un paio d’anni. A oggi, senza colpi di scena, l’ipotesi più concreta parlando di prima squadra è quella di una permanenza a Salò dove certo non manca niente sotto nessun punto di vista, ma che altrettanto certamente è una bolla che non aiuta a respirare fino in fondo l’aria e la percezione dell’essere il Brescia.
Fase di stallo anche per le questioni di cuore, ovvero quelle relative alla «V» e allo storico logo dell’era Corioni: anche qui ci si perde nei meandri delle aule di tribunale. Assetti, riassetti, nomine, patrimonializzazione: entrerà di tutto nel vocabolario estivo del Brescia. Auspicando però che a dominare sia solo una lettera: la B.




