Rischio retrocessione: è il punto più basso nella storia del Brescia

Comunque andrà – e i presupposti portano a dire che ci sono ottime possibilità che finisca malissimo – questo è già il punto più basso di 114 anni di storia del Brescia. Una storia sfregiata. Come una bomba: scoppiata alla metà di un pomeriggio di una domenica qualunque. Che era di quiete nell’attesa di un inizio di settimana che avrebbe dovuto/potuto portare a novità sul fronte del passaggio di mano della società. Ma invece di notizie relative a compratori sull’uscio, alla quiete è seguita la tempesta: il Brescia, che sul campo si è salvato da sest’ultimo e per differenza reti, è a forte rischio di retrocessione in serie C a tavolino.
L’ipotesi
Sulla testa biancazzurra pende una potenziale penalizzazione di «almeno 2 punti» come da norma del codice di giustizia sportiva della Figc. In ragione della giurisprudenza rispetto a casi come quello che riguarda il Brescia, si arriva a ipotizzare che il «-» da applicare in classifica possa essere di 4 punti. Da scontare in relazione al campionato che si è appena concluso. Il che vorrebbe dire Brescia in terza serie, Frosinone salvo e play out tra Salernitana e Sampdoria.
𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗨𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘 📋
— Brescia Calcio BSFC (@BresciaOfficial) May 18, 2025
➡️ https://t.co/ngvLayDOnX
Le accuse
Il Brescia, che oggi verrà deferito, è accusato di irregolarità rispetto al versamento di oneri Irpef e Inps in merito agli stipendi (regolarmente pagati) di novembre e dicembre 2024 e gennaio 2025. La scadenza per pagare emolumenti e relative tasse per le mensilità in questione era fissata per il 17 febbraio. Lo stesso giorno in cui Luigi Micheli rassegnò le proprie dimissioni dai ruoli di dg e consigliere del Brescia. Già in quei giorni, scavando tra i motivi che portarono alla rottura tra il dirigente e Massimo Cellino (che pochi giorni dopo la ratifica delle dimissioni dell’ex collaboratore lo ha denunciato per truffa e appropriazione indebita) emerse una versione relativa a contrasti sorti proprio in merito alle modalità per ottemperare agli obblighi in oggetto.

L’acquisto dei crediti
Micheli non avrebbe concordato con la scelta di Cellino (che si era fatto consigliare da un altro professionista) di acquistare da una società terza crediti d’imposta da utilizzare in via compensativa per pagare le tasse (per un ammontare di circa 1.400.000 euro). La stessa modalità, in questo caso per poco meno di 500.000 euro, Cellino l’ha utilizzata anche per la scadenza del 16 aprile scorso (mensilità di febbraio-marzo): anche in questo caso l’Agenzia delle Entrate ha comunicato a chi di dovere irregolarità rispetto alla posizione del Brescia. Ballano quindi almeno altri due punti che però, per la seconda contestazione, se inflitti ricadrebbero sulla prossima stagione. Di B o di C che sarà.
La comunicazione
Ma in tutto questo va ricordato che a prescindere dai nuovi fatti che ricoprono di fango il nome del Brescia, il futuro rappresentava già una grossa incognita: le scadenze passate sono un’ombra schiacciante, mentre a quelle future non si sa chi penserà. In tutto questo l’aggravante è rappresentata dal fatto che il Brescia non è «caduto dal fico» rispetto alle notizie emerse e certificate ieri perché l’Agenzia delle Entrate aveva già fatto recapitare il 9 maggio (il giorno di Modena-Brescia) in via Solferino un avviso contenente il riscontro del mancato pagamento di quanto dovuto. Cellino pare avesse rassicurato tutti con un «è tutto a posto». Ma che sia tutto a posto è in realtà da dimostrare e si annuncia come una scalata dell’Everest in ballerine con la suola liscia.
Giustizia sportiva e politica

Dal 9 maggio a ieri, le giornate sono trascorse come nulla fosse: tra un proposito celliniano e l’altro di non voler iscrivere la squadra al prossimo campionato con in mezzo una soffertissima salvezza commentata con un «ora vendo al primo che passa». Messaggio fatto uscire il giorno successivo anche dal Cda per bocca del consigliere Stefano Midolo. Suonava così: «Vendo, ma portatemi i soldi». Quasi a mò di sfida. Ora la partita, sempre che ci sia la voglia di combatterla utilizzando tutte le armi giuridiche migliori, si giocherà sul fronte della giustizia sportiva: si può pensare di arrivare a un patteggiamento e magari tornare in campo per i play out. Ma è chiaro che è anche una partita politica. E non possono non colpire le tempistiche con le quali si è arrivati a contestare i fatti in esame: come si giustificano tre mesi per le verifiche?
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
