Calcio

Brescia, la rottura con Micheli e i possibili scenari

Tra il dirigente dimissionario e Cellino divergenze gestionali. La vicenda si intreccia ai rumors sulla possibile cessione del club: rispuntano i messicani
Il dimissionario Luigi Micheli - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il dimissionario Luigi Micheli - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Una tempesta destinata a uscire da un bicchier d’acqua con potenziali «danni strutturali». Il Brescia perde i pezzi. E mentre sul campo c’è da condurre una delicatissima missione salvezza dall’esito tutt’altro che scontato e con alle porte una partita decisiva, non meno rilevante è quanto sta accadendo – ed in parte è già accaduto – nelle stanze della sede. Luigi Micheli ha lasciato il proprio incarico di membro del Cda del Brescia. Si appresta inoltre a formalizzare anche le proprie dimissioni da direttore generale.

E le conseguenze dell’«uno-due» del dirigente – mosse motivate da divergenze nelle vedute gestionali con tensioni quotidiane sempre crescenti – aprono certamente una nuova crepa sul fronte societario sollevando nuovi dubbi sul futuro del club se questo continuerà a restare nelle mani di Massimo Cellino. In tempi normali, in un quadro normale, sull’esterno l’uscita di scena di un dirigente incaricato di gestione amministrativa, sarebbe relegata a notizia di secondo piano. Ma non può essere così in un contesto tanto compromesso quale è quello del Brescia: ambiente spaccato, contestazione apertissima – da anni – a Cellino oltre che, da qualche settimana, anche alle istituzioni.

Risvolti

Inoltre, le dimissioni di Micheli assumono rilevanza e rappresentano un potenziale spartiacque, perché in una società con organigramma ridotto all’osso, il venir meno di ogni pedina pesa il doppio: a maggior ragione se questa pedina è il braccio operativo per questioni amministrative-finaziarie da quasi 5 anni (Micheli arrivò al Brescia nel maggio del 2020) – un record di resistenza – ed è incarnata altresì da colui al quale va ascritto il merito di aver scoperchiato le irregolarità della Reggina (ne conseguì la battaglia che portò alla riammissione del Brescia in serie B). Insomma: a tutti gli effetti si tratta di un uomo di fiducia che, almeno fino a un certo punto, ha goduto di grosso credito da parte di Cellino contribuendo anche a sventare alcune crisi.

Rapporti

Massimo Cellino, uomo solo al comando - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino, uomo solo al comando - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

I rapporti tra Cellino e Micheli non erano più lineari da tempo, ma tra alti e bassi, i due avevano trovato il modo di compensare e andare avanti. Tuttavia nelle ultime settimane dissapori e discussioni con un Cellino sempre più nervoso (anche perché per completare la stagione ha già cominciato a rendersi obbligatoria la «pesca» dalle proprie finanze personali), si sono intensificati fino a portare Micheli a rassegnare, lunedì scorso (scintilla una discussione legata alla scadenza stipendi) le proprie dimissioni da membro del Cda. Dimissioni respinte. Cellino ha provato a ricucire e l’esito di un paio di colloqui telefonici aveva portato a far pensare che tutto sarebbe rientrato magari con una stretta di mano al termine del faccia a faccia fissato per lunedì (mentre per martedì è calendarizzato il Cda con oggetto le dimissioni di Micheli). Ma dietro le quinte è successo altro. Il dirigente non ha gradito (eufemismo) alcuni rilievi, quando non accuse vere e proprie, sul proprio operato. Rilievi effettuati e poi espressi da Cellino ad alcuni addetti ai lavori e poi puntualmente arrivati all’orecchio del dirigente. E a questo punto non è detto nemmeno che lunedì le parti si incontreranno: è più probabile che arrivino anche le dimissioni da Dg.

Retroscena

La vicenda Micheli – e questo è il vero retroscena che contribuisce a dare ancora più importanza alla mossa di dirigente – si intreccerebbe in qualche modo con la «questione societaria» e con l’ipotesi di un passaggio di mano del club. Sullo sfondo, al di là di un certo «movimentismo» dell’imprenditoria bresciana (il cui intervento è stato auspicato dalla curva Nord che giovedì sera ha affisso uno striscione fuori Palazzo Loggia) che del dossier Brescia parla, ma senza riuscire a esprimere la figura che vuole o può tirare i fili, si è infatti riaffacciato il gruppo guidato dal tycoon messicano Carlos Slim Helù che già due anni fa tentò un affondo.

Lo striscione esposto dalla Curva Nord fuori dal Palazzo Loggia © www.giornaledibrescia.it
Lo striscione esposto dalla Curva Nord fuori dal Palazzo Loggia © www.giornaledibrescia.it

Scenari

L’interesse verso il Brescia, e alla golosissima partita legata alla ristrutturazione del Rigamonti, è tornato d’attualità nei pensieri dei «messicani» che avrebbero peraltro individuato nel dirigente dimissionario una figura di garanzia e di continuità per dare stabilità in caso una trattativa dovesse ripartire in modo concreto portando a un loro successivo insediamento. L’«indicazione» del gruppo del centro America avrebbe contribuito dunque ad aumentare le tensioni tra Cellino e il suo ex uomo di riferimento. Mentre per quanto riguarda chi prenderà il posto di Micheli è più che probabile che tocchi all’attuale segretario generale Andrea Mastropasqua, la vera certezza adesso è che il Brescia è chiamato a uscire dalla crisi sul campo mentre anche la società è adesso in un momento molto delicato, quasi cruciale. Messicani o meno, Micheli o meno, chi conosce molto bene Massimo Cellino, i suoi meccanismi e i suoi modus operandi, è comunque convinto che questa possa essere la sua ultima stagione alla guida del club col punto di svolta individuabile proprio nel fatto che per la prima volta nella sua storia da imprenditore del calcio è costretto ad attingere alle proprie finanze perché la società non si sostiene da sola. Troppo, forse, anche per l’uomo dai mille jolly. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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