Una tempesta destinata a uscire da un bicchier d’acqua con potenziali «danni strutturali». Il Brescia perde i pezzi. E mentre sul campo c’è da condurre una delicatissima missione salvezza dall’esito tutt’altro che scontato e con alle porte una partita decisiva, non meno rilevante è quanto sta accadendo – ed in parte è già accaduto – nelle stanze della sede. Luigi Micheli ha lasciato il proprio incarico di membro del Cda del Brescia. Si appresta inoltre a formalizzare anche le proprie dimissioni da direttore generale.
E le conseguenze dell’«uno-due» del dirigente – mosse motivate da divergenze nelle vedute gestionali con tensioni quotidiane sempre crescenti – aprono certamente una nuova crepa sul fronte societario sollevando nuovi dubbi sul futuro del club se questo continuerà a restare nelle mani di Massimo Cellino. In tempi normali, in un quadro normale, sull’esterno l’uscita di scena di un dirigente incaricato di gestione amministrativa, sarebbe relegata a notizia di secondo piano. Ma non può essere così in un contesto tanto compromesso quale è quello del Brescia: ambiente spaccato, contestazione apertissima – da anni – a Cellino oltre che, da qualche settimana, anche alle istituzioni.




