Calcio

Brescia riconquista il Palacio: vittoria che vale il primo posto

Al Rigamonti una vittoria dopo 109 giorni con lezione di gioco e spettacolo al malcapitato Ascoli
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

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IL BRESCIA E' CAPOLISTA

L’attesa del piacere non era stata essa stessa piacere. Ma aspettare sei partite e 109 giorni è valsa tutta la pena di questo mondo: la vittoria più bella del Brescia con la prestazione più bella. Senza se e senza ma. La vittoria più bella con la prestazione più bella: un’equazione da primo posto in solitaria. L’attimo di un quadro degli altri risultati favorevole, stavolta è stato colto e impacchettato con fiocco. Anzi: con standing ovation. Come quella che è stata riservata a Rodrigo Palacio. Quarantenne a chi? Per lui, una doppietta. E il bello è che non è stato nemmeno tutto lì: roba per fuoriclasse allo stato puro la partita dell’argentino. Che poi, proprio lui, il «Trenza» della discordia Inzaghi-Cellino, a togliere il tappo della pesantezza degli oltre 100 giorni senza vittorie in casa.

La liberazione

Anche per lo stesso Inzaghi, per il quale erano stati nuovamente giorni per nulla facili, infarciti di pressione allo stato puro. Semmai Cellino stesse davvero cercando ancora risposte, ieri non può non averne trovate e annotate: squadra e allenatore sono all’unisono. Non solo possiamo, ma dobbiamo e vogliamo dirlo: quella di ieri contro l’Ascoli è stata anche, o soprattutto, la partita dell’allenatore che tutto quello che aveva accumulato in testa, corpo e anima, lo ha tirato fuori sotto forma di una partita impeccabile sotto tutti i punti di vista: ha avuto in cambio, e regalato a chi era spettatore, il miglior Brescia della stagione. Bello e propositivo come quello di inizio stagione, ma con in più una fase difensiva solidissima. Davvero, non solo vittoria: con l’Ascoli («dal Brescia una lezione» ha twittato patròn Pulcinelli mentre il suo ds Valentini a sorpresa diceva: «tra noi e loro non ho visto tanta differenza») c’è stato molto di più. È «ricomparso» il gioco, che alla luce ha riportato tutta la qualità. Si è rivista l’imprevedibilità, la palla è tornata a viaggiare via terra. E poi l’atteggiamento: famelico, da incontentabili. Pressing alto e furibondo. Il tutto, racchiuso nella cornice di una squadra che da tempo non vedevamo con spensierata, con la voglia anche di divertirsi: tutti si cercavano, tutti si trovavano. Sempre al posto giusto e al momento giusto. In particolar modo in mezzo al campo: è soprattutto lì che il Brescia l’ha vinta creando sempre la superiorità. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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