Un sogno è un sogno e vale per tutti. Per qualcuno però nella scatola del desiderio c’è di più. C’è un friccico speciale, c’è un onere-onore che pesa maggiormente se si vuole inquadrare la questione dal lato della responsabilità, che in palio mette per contro il valore di una gioia dal plafond illimitato se la si vuol mettere dal punto di vista delle possibilità che si hanno di arrivare infine a trionfare. È ovvio insomma che in un Brescia tornato a essere di...Brescia i play off hanno un significato particolare.

È local la realtà dell’Union: una gestione a km zero. Dal capofila Giuseppe Pasini alla compagine societaria nella sua totalità. Tanti e variegati punti di vista, una sola anima: quello della brescianità, quello di «essere» e non solo rappresentare un progetto di ampio respiro, è il concetto che dà la spinta aggiuntiva a una provincia che desidera tornare a primeggiare. Che è lieta e fiera di contare quattro squadre nel professionismo, ma che vorrebbe tornare a vivere e godere di un Brescia un po’ più alto nel castello del calcio che conta con Lumezzane, Ospitaletto e ora Desenzano a occupare il resto del «territorio» contribuendo a disegnarlo effervescente e ricco di stimoli.
L’aspetto nuovo
A proposito dei quali proprio il presidente dell’Union ne ha uno in più: vero che è un massimo esperto di post season, ma altrettanto vero che per lui sarà una prima volta da numero uno di una realtà che custodisce una storia prestigiosa e con un seguito di tifosi che potranno/dovranno rappresentare un fattore aggiuntivo, specie nel ritorno (limitandoci a pensare, per ora, solo ai quarti).

Local, a km 0, è anche l’allenatore. Eugenio Corini. Nessuno più di lui, artefice dell’ultima promozione in serie A del Brescia, sa cosa significhi potersi definire profeta in Patria. Nessuno più di lui sa cosa significhi giocare per e con la propria gente. Anche per lui però c’è un retrogusto di prima volta perché il ruolo che ha nel nuovo Brescia supera ampiamente i confini della panchina: Corini è a tutti gli effetti quello che in Inghilterra sarebbe un manager. Ha anche il compito di dare una mano alla società a strutturarsi sempre più, quasi fosse un «dirigente aggiunto».
Tra i giocatori
La rosa urla brescianità da Stefano Gori, bresciano di città e di quella via Cremona che è ancora casa sua.
Riccardo Fogliata rappresenta invece la provincia. È di Castrezzato ed è un figlio del Brescia in tutto e per tutto. Sotto Cellino ha vissuto il peggio. Un doppio incubo: ci sono stati gli accadimenti societari, ma ci sono stati anche i problemi fisici, con i postumi mal gestiti di un intervento al ginocchio, che hanno messo a rischio la carriera del centrocampista. Pure per Riky, che è stato protagonista dei due test pre play off andando in gol sia con l’Ospitaletto che con la Tritium, varrebbe doppio. In rosa c’è poi il camuno di Esine Damioli (terzo portiere). Un sogno è un sogno per tutti: per qualcuno, vale davvero un po’ di più.




