Cellino-Brescia, l’insostenibile perdita di una squadra che non esiste più

Il bilancio della società palesa una perdita di oltre 23 milioni: si attendono i prossimi giorni per capire cosa potrà accadere in futuro
Massimo Cellino - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it

C’era una volta il Brescia Calcio di Massimo Cellino, una società che al di là dei risultati raggiunti con l’attività sportiva presentava una condizione patrimoniale e finanziaria in sostanziale equilibrio. Oggi quella realtà non esiste più, sia da un punto di vista agonistico, per cui ha lasciato l’amarezza di un malinconico ricordo, sia da una prospettiva contabile, dalla quale palesa un’insostenibile perdita di bilancio per 23,16 milioni di euro.

Ieri e oggi

Eppure, nei suoi primi quattro anni alla guida delle rondinelle, dalla stagione 2017/18 alla 2020/21, l’imprenditore sardo ha portato il valore della produzione della società da 16,2 a 44,7 milioni di euro, superando la prima perdita di 4,76 milioni, la seconda di 2,34 milioni e poi ottenendo una serie di utili (oltre 8 milioni nei due esercizi successivi) con un contestuale incremento del patrimonio netto, inizialmente in negativo per 822mia euro e poi giunto a quota 10,12 milioni.

In seguito, a causa della pandemia e di tutta una lunga serie di vicissitudini (non solo) sul campo da gioco, i conti della Brescia Calcio Spa hanno intrapreso una parabola discendente per poi imboccare un punto di non ritorno. Tant’è che il 9 giugno dello scorso anno Cellino, per evitare il fallimento, come prescrive la nuova normativa in materia, ha incaricato un gruppo di avvocati e commercialisti di attivare la «Composizione negoziata della crisi», una procedura stragiudiziale concepita dal legislatore per risanare l’azienda o comunque per aiutarla a trovare un accordo con i suoi creditori.

L’ultimo bilancio, però, chiuso al 30 giugno 2025 e approvato il 26 aprile 2026, non dà adito a male interpretazioni: ora la «continuità aziendale» è seriamente a rischio. Il Brescia Calcio che nel 2024/25 ha giocato in serie B, salvandosi all’ultima giornata, a fine stagione è stato «vittima di una truffa realizzatasi con l’acquisto di crediti di imposta utilizzati in compensazione» (rif. dalla Relazione sulla gestione) e in seguito è stato penalizzato con la conseguente retrocessione, senza poi iscriversi ad alcun campionato. Nello stesso arco temporale, peraltro, il volume della produzione della società biancoblù si è ridotto da 20,98 a 12,93 milioni, mentre i costi operativi sono lievitati da 19,83 a 35,51 milioni, generando all’ultima riga del conto economico un «rosso» di 23,16 milioni.

Un disavanzo che inevitabilmente ha gravato anche sullo stato patrimoniale della Spa con sede oggi a Torbole Casaglia, che attualmente presenta un patrimonio netto in negativo per 16,76 milioni (il capitale sociale per 1 milione di euro e le riserve per 2,25 milioni sono state inevitabilmente azzerate), un monte debiti di 28,6 milioni a fronte di crediti per 8 milioni e disponibilità liquide per 134mila euro.

Orizzonti

«Nonostante le significative incertezze rappresentate dagli eventi e dalle circostanze, evidenziate nel bilancio – scrive nella relazione Massimo Cellino – possano far sorgere dubbi significativi sulla capacità dell’impresa di continuare, se pur indirettamente, a operare come un’entità di funzionamento, le iniziative poste in essere, pur se in itinere inducono a ritenere l’adeguatezza del presupposto della continuità aziendale nella redazione del bilancio di esercizio». Nelle pagine successive, il patron sardo indica i punti essenziali del suo piano: «Le attività del Brescia Calcio – secondo una valutazione fatta con i suo legali – verrebbero suddivise in vari rami per conseguire la massima redditività e proseguirebbero con: un ramo di azienda merchandising in affitto; un ramo di azienda calcistico valorizzato per 1,6 milioni; il recupero di asset non funzionali per circa 2,3 milioni e un intervento del socio per 0,5 milioni».

In sostanza, il Brescia Calcio verrà «spacchettato» ed eventualmente ceduto a investitori diversi. In altre parole: quel Brescia Calcio che tutti noi conoscevamo non esisterà più. Dopotutto, solo così, aggiunge Cellino, «l’ipotesi della continuità aziendale appare decisamente migliorativa rispetto a uno scenario liquidatorio (il fallimento, ndr) che non valorizza i rami d’azienda, per un miglior soddisfacimento dei creditori».

Pallone in campo?

In quest’ottica, la settimana scorsa l’ex presidente delle rondinelle ha chiesto la riattivazione della matricola (con il fatidico numero «7810») del Brescia Calcio, avviando l’iter di iscrizione della società a un campionato di Terza categoria. Solo in questo modo potrà incassare i «crediti maturati e maturandi» relativi al contributo di solidarietà di Tonali (atteso a breve il suo passaggio dal Newcastle al Tottenham per una cifra monstre) e di altri calciatori che in passato hanno militato nella squadra biancoblù.

Tale procedimento andrà perfezionato entro il 30 giugno anche sotto la supervisione dell’avvocato Eugenio Bissocoli di Genova, incaricato dalla Camera di commercio Brescia come esperto indipendente per «assistere» la società di Cellino, che, non va trascurato da metà luglio non godrà più nemmeno dello «scudo» rispetto ai creditori previsto con la procedura di composizione negoziata della crisi intrapresa un anno fa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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