E loro, come stanno? Meglio. Bene, anzi. Forse mai così bene: così come capita di sentirsi a chi subisce un forte trauma e quando passa, capita di ritrovarsi ad apprezzare di più e meglio ciò che si stava per perdere. Perché nella telenovela, ci sono stati anche loro: i giocatori. Che hanno vestito i panni degli attori non protagonisti quando invece nel bel mezzo di un campionato di vertice i protagonisti dovrebbe essere loro e soltanto loro. Rimasti per tre giorni all’angolo della scena principale, come tutti sempre in attesa di capire in quale modo sarebbe andata a finire.
La squadra
Ed è andata bene: come desideravano, come speravano. Nessuno aveva chiesto loro niente, ma questo auspicio Bisoli e compagni lo avevano silenziosamente manifestato lunedì quando al campo d’allenamento avevano reagito molto male alla conferma della notizia del ribaltone Inzaghi-Lopez. Non avevano espresso pensieri e pareri: era bastato osservare le loro facce e il loro linguaggio del corpo per capire che erano a pezzi. Poi per carità: si tratta di professionisti. E loro dovere sarebbe stato adeguarsi a tutto. Ma non parliamo comunque di robot e una squadra è un insieme di ingranaggi tenuti insieme anche dalla chimica: basta un granello di sabbia per far inceppare un sistema che se anche nell’ultimo periodo non è stato performante al 100% era comunque perfettamente funzionante.



