Tutti per uno e Freddy per tutti: il Brescia in una corsa

L’abbraccio di Sorensen ai compagni di squadra infortunati dopo il gol ha molto significato
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

L'esultanza al pitch box - Union Brescia Media house
L'esultanza al pitch box - Union Brescia Media house

Definisca il candidato la parola squadra: quando tutte la parole sai che non ti servon più, arriva Freddy e la spiega lui. Non a parole. Che di quelle del resto, in pieno stile nordico senza voler scadere nei cliché, è molto parco. Ma Sorensen, ghiaccio bollente, parla un linguaggio universale: quello dei fatti. E dopo essersi arrampicato lassù per monetizzare, trasformandolo nell’1-0, lo splendido cross di De Francesco, non ha esitato ad arrampicarsi meno di una manciata di secondo anche in un altro lassù: sulla balaustra del pitch box dentro al quale stava assiepata la «seconda squadra» del Brescia, quella degli infortunati. Che poi, tra Zennaro, Vido, Guglielmotti, Spagnoli , Mercati, Pasini, Mallamo e Maistrello dovrebbero essere i titolari.

Non pizza e fichi: è con loro che il Brescia era stato pensato e disegnato senza però mai essere realizzato. C’è un secondo cuore che batte nel cuore del Brescia e nonostante le lunghe distanze temporali tra campo e infermeria, anche chi sta fuori dà il suo contributo come può. Con la parola giusta, la faccia giusta, la battuta giusta. Oppure la pacca sulla spalla quando occorre insieme alla determinazione di voler recuperare per essere parte della storia di almeno una o tante giornate.

Un esempio per tutti: Davide Guglielmotti che rottosi il crociato esattamente un girone fa (accadde nella gara con la Pergolettese), si è messo in testa di non far finire così la sua stagione e di riprenderla per i capelli fissando l’orizzonte alla fine di marzo, in coincidenza del suo compleanno, il 24 marzo. Guglielmotti come Federica Brignone: inquadrare un obiettivo e fare di tutto per perseguirlo. Ognuno insegue l’oro che può e che ha: la «piccola» storia di Guglielmotti è sintomatica dell’aria che, a dire il vero dal primo giorno, si respira tra le quattro mura dello spogliatoio del Brescia.

Non è retorica, non è un tentativo di aggiungere una ulteriore mano di colore a un dopo vittoria anche se può sembrare. Le analisi delle partite, le opinioni condivise o meno rispetto a una prestazione sono un conto. Poi però ci sono fatti che sono semplicemente incontrovertibili anche se non esistono numeri a certificarli. Esistono però corse che più di mille parole raccontano cos’è, cosa non è o cosa può ancora diventare una squadra. Freddy per tutti, tutti per uno. Sognando la California, con i play off.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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