Il campionato inizia domenica, alle 18, con la trasferta di Vicenza. E giovedì, puntualmente, ha preso il via anche la stagione di Basket Time, in programma ogni giovedì, alle 21.30, su Teletutto. Il primo ospite è stato l’allenatore dell’A2A Leonessa Brescia Marco Calvani.
La regular season è stata anticipata, lo scorso weekend, dalla Final Four di Supercoppa. Ha vinto la Pielle Livorno. Il sessantatreenne romano ha osservato con attenzione. «Le squadre che hanno partecipato (oltre alla vincitrice, anche Orzinuovi, Virtus Roma ed Herons Montecatini, ndr) sono destinate a vivere un campionato d’eccellenza – afferma l’allenatore –. Sulla carta hanno organici di ottimo valore. La differenza, però, sta nella connessione tra i giocatori». In sostanza, la somma delle carriere e delle esperienze dei giocatori vale meno del tutto che si crea se la squadra trova i giusti bilanciamenti. «Anche noi siamo tra le candidate a un torneo di vertice, ma la verità è che il verdetto arriverà solo dal campo».
Ricordi
Nella propria chiacchierata negli studi di Teletutto, Calvani viene invitato a riavvolgere il nastro fino alla magica stagione 2012-2013, al termine della quale la sua Virtus Roma disputò, a sorpresa, una finale scudetto. «Phil Goss teneva a bada tutti gli americani – ricorda –, Jordan Taylor era un rookie che si muoveva in campo come un veterano. Datome era il capitano. Parlava pochissimo, ma quando lo faceva era ascoltato da tutti».
La lezione di quella Roma può essere raccolta anche dall’attuale Brescia. «L’allenatore – sottolinea Calvani – è chiamato a fare ciò che serve alla squadra. Il lavoro che propone in palestra deve proseguire nello spogliatoio. Chiedo sempre ai miei giocatori di parlare tra loro di ciò che si fa in allenamento. E se qualcosa non torna, chiedo loro di dirmelo. Non voglio aver ragione, voglio vincere». Il romano è nella pallacanestro da 45 anni. E si ritiene «un privilegiato per essere arrivato a Brescia. Spesso ragiono con la mia compagna e le dico che se avessi trovato prima questa società la mia carriera sarebbe stata diversa».
Il paragone con Mazzone

Il più grande allenatore romano passato nella nostra città era un allenatore di calcio. Parliamo dell’indimenticato e indimenticabile Carlo Mazzone, romanista proprio come Calvani, che è anche un grande appassionato di pallone. «Gli somiglio? Anche io sono una persona che non le manda a dire, quando serve. Ma non credo che farei mai una corsa sotto la curva avversaria», sorride il coach, che riconosce grandi meriti a Carletto, che fu grande guida anche dei giallorossi.
E Vicenza? «È una squadra scorbutica – conclude Calvani –, guidata da un uomo esperto come Ciocca. Non ha grande talento, ma sopperisce con tutto il resto. Giocheremo più partite nella stessa partita».



